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La
cariatide (detta anche "canèfora") è una scultura
utilizzata come elemento architettonico di sostegno
al posto di una colonna (o anche di una lesena o
parasta). Rappresenta una figura femminile, mentre
le figure maschili con la stessa funzione prendono
invece il nome di telamoni o atlanti.
Secondo l'architetto romano Vitruvio, il nome (karyàtis)
significherebbe "donna della Caria": le donne
sarebbero infatti state rese schiave, pur mantenendo
le loro vesti e attributi matronali, dopo la
sconfitta e la distruzione della loro patria, come
punizione per l'appoggio fornito ai Persiani. In
seguito gli architetti greci le avrebbero
raffigurate come sorreggenti il peso dell'edificio
per tramandare il ricordo dell'evento. La
spiegazione di Vitruvio non sembra tutavia
soddisfacente: le guerra tra Greci e Persiani si
svolse infatti all'inizio del V secolo a.C. mentre
le cariatidi erano già utilizzate nell'architettura
greca nel secolo precedente (tesoro dei Sifni nel
santuario di Apollo a Delfi). Le stesse celeberrime
cariatidi dell'Eretteo, sull'Acropoli di Atene, a
cui probabilmente Vitruvio aveva pensato, non
sembrano inoltre raffigurate come affaticate dal
peso e sembrano piuttosto rappresentare delle korai
(fanciulle) generiche.
Le cariatidi dell'Eretteo vennero in seguito copiate
sull'attico dei portici del Foro di Augusto a Roma e
da qui di nuovo imitate, ma come rilievi, per la
decorazione del foro provinciale di Merida, in
Spagna (Augusta Emerita, capitale della provincia
romana di Lusitania). Copie delle cariatidi
dell'Eretteo furono ancora utilizzate per la
decorazione del Canopo a Villa Adriana.
Le fonti riportano anche la presenza di cariatidi
nel primo Pantheon augusteo.
Nell'arte romanica la frequente applicazione della
figura umana alla decorazione architettonica,
produce alcuni esempi di figure utilizzate come
sostegni (ad esempio "capitello delle tre cariatidi"
all'esterno del Duomo di Modena). In epoca
rinascimentale il motivo viene nuovamente ripreso
insieme a molti altri elementi decorativi di origine
classica. Un esempio si trova nel ninfeo eseguito da
Bartolomeo Ammannati per Villa Giulia a Roma, del
papa Giulio III. La ricerca di una sovrabbondanza
decorativa ne favorirono l'uso durante il periodo
barocco e il XVIII secolo (un esempio nella facciata
della Casa degli Omenomi a Milano) e il motivo fu
ampiamente utilizzato anche in ambito neoclassico.

Il portichetto delle cariatidi.
(Acropoli di Atene) |
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