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L'architrave (dal latino trave maestra), detta anche
anche epistilio, sopraccolonnio o soprassoglio, è un
elemento architettonico orizzontale, non spingente e
portato (cioè che non tocca il suolo, ma scarica il
suo peso su altri elementi), anche se molto spesso è
a sua volta portante per elementi superiori che la
sovrastano.
L'architrave tipicamente si appoggia su due
piedritti, talvolta tramite un incastro, ai quali
trasmette il suo peso e eventualmente quello delle
strutture superiori che sostiene. Essendo in genere
strutture che nella parte centrale sono sospese nel
vuoto, esse hanno un limite di utilizzo in base al
peso che vi viene appoggiato sopra e alla resistenza
del materiale.
Nel tratto sospeso che le caratterizza si esercita
infatti uno sforzo di flessione, che tende a
flettere (o a spezzare) nel punto più lontano dai
sostegni. Infatti l'entità di queste forze (il
modulo) è più elevata a seconda del braccio, cioè
della distanza dal sostegno più vicino, mentre è
nulla sul sostegno stesso (nei cosiddetti punti di
applicazione). Il prodotto tra il braccio e il
modulo è detto momento.
Il problema tipico di un'architrave è quello di
calcolare il peso che sopporta e valutare il
rapporto tra lunghezza e altezza da utilizzare in
concreto. Talvolta nell'edilizia medievale si
incontrano architravi pentagonali (con l'estremità
superiore leggermente appuntita), che rinforzano il
punto più debole (il centro) e incanalano il peso
sui sostegni ai lati.
Negli ordini classici costituisce una delle tre
parti della trabeazione poggiata sulle colonne. Le
eventuali suddivisioni orizzontali dell'architrave
sono chiamate fasce (o tenie).
Nell'ordine dorico, l'architrave non è suddiviso in
fasce e viene coronato superiormente da una taenia
("tenia"), uno spesso listello sporgente, il cui
bordo inferiore è decorato a tratti, seguendo il
medesimo ritmo dell'alternanza di metope e triglifi
nel soprastante fregio con regulae ("regule"), ossia
listarelle orizzontali, ornate da guttae ("gutte"),
ossia piccoli elementi troncoconici disposti in
fila. Le gutte sono state interpretate come la
trasposizione in pietra delle teste dei chiodi che
fissavano gli elementi lignei di cui la trabeazione
era costituita nei più antichi edifici.

Architrave ionico
Nell'ordine ionico invece l'architrave era suddiviso
in "fasce", due o tre, ciascuna leggermente
rientrante e di altezza inferiore rispetto a quella
soprastante.
L'architrave ionico sarà quindi utilizzato anche per
l'ordine corinzio e, in epoca romana, per quello
composito.
In età imperiale romana le fasce sono più
frequentemente separate da modanature lisce o
decorate piuttosto che da un semplice gradino e le
loro proporzioni tendono a variare a seconda dello
stile decorativo prevalente nelle diverse epoche.
Il coronamento dell'architrave è generalmente
costituito a Roma e nelle province occidentali da un
listello sovrapposto ad una modanatura a "gola
rovescia" (in genere decorata con un "kyma lesbio"),
mentre nelle province orientali, dove più viva è la
tradizione greco-ellenistica, il coronamento tende
ad essere costituito da una sequenza di modanature
tra cui è quasi sempre presente l'"ovolo", spesso
intagliato con un "kyma ionico".
Le modanature, sia quelle del coronamento, sia
quelle di separazione tra le fasce, sono normalmente
decorate: quando invece sono lisce, si parla di
"architrave liscio". I casi in cui persino le fasce
vengono decorate sono invece abbastanza rari
(prevalentemente dell'epoca flavia).
Negli ordini liberi la superficie inferiore
dell'architrave rimane visibile tra un capitello e
l'altro e viene denominata "soffitto"
dell'architrave. Negli architravi non dorici tale
superficie riceve spesso una decorazione con un
pannello centrale ribassato, chiamata "lacunare". In
alcuni casi la decorazione del lacunare occupa tutto
lo spazio disponibile del soffitto: è per questo
motivo che i suoi lati corti presentano a volte una
rientranza ("occhiello"), destinata al sottostante
fiore dell'abaco del capitello. |
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