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Il
rosone è un elemento decorativo a forma di
finestrone circolare applicato alle facciate delle
chiese di stile romanico e gotico.
Il rosone é presente sull'asse della navata
principale, talvolta anche di quelle secondarie, o
in corrispondenza di cappelle o bracci trasversali,
e quasi costantemente suddiviso da colonnine
disposte radialmente, a partire da un nucleo
centrale e raccordate da archetti.
La forma circolare e la gamma cromatica disponibile
hanno permesso a mastri vetrai di creare opere
d'arte sacra raffigurando, sotto forma di icona,
passi del Vangelo.
Il rosone, aperto sulla fronte delle chiese, é un
elemento decorativo, risultante dalla composizione
attorno a un centro o a un sistema di assi radiali
di motivi geometrici ispirati alla flora variamente
stilizzati, posto al centro di spazi regolari
simmetrici, come per esempio nei soffitti e nelle
volte cassettonati.
Gli archetipi del rosone nell'architettura religiosa
sono gli “occhi” delle basiliche romane del V VI
secolo ( per esempio le cappelle radiali di Santo
Stefano Rotondo, la navata laterale dei Santi
Giovanni e Paolo, nonché, come mostrano antiche
incisioni, in San Giorgio in Velabro, in Santa Maria
Maggiore, in Santa Croce in Gerusalemme).
Esempi sporadici, anche se taluni molto belli, si
ebbero nei secoli successivi (abbazia di Pomposa),
fino al XII secolo, quando i marmorari romani lo
applicarono, oltre che a Roma, nel Lazio e
nell'Umbria (chiese di Santa Maria Assunta a Lugnano
in Teverina, di Santa Maria Maggiore a Tuscania).
Con l'architettura romanica il rosone divenne
elemento costitutivo tipico della facciata (duomo di
Parma, duomo di Modena, basilica di San Zeno a
Verona).
Lo schema decorativo si complicò nelle architetture
romaniche pugliesi, che ancora risentivano
dell'influenza bizantina, dove il rosone era
frequentemente incorniciato da un archivolto
sostenuto da colonne pensili (cattedrali di Bitonto
e di Troia).
Il gotico italiano sviluppò i motivi romanici, con
l'adozione di peculiari elementi
struttivo-decorativi (Duomo di Siena, duomo di
Orvieto), mentre nei paesi transalpini, e
segnatamente in Francia, l'adozione di ardite
tecniche strutturali e di una corrispondentemente
avanzata tecnologia diede modo ai costruttori di
esaltare le dimensioni dei rosoni (che raggiunsero
anche i 13 m di diametro), disposti in pareti le cui
funzioni strutturali erano ormai ridotte a una
secondaria collaborazione con l'ossatura principale
dell'edificio, dando prova di grande abilità
tecnico-artistica nella realizzazione
dell'intelaiatura di suddivisione del vano e di
sostegno delle vetrate (cattedrali di Amiens, di
Carcassonne, di Orléans, di Poitiers, di Reims, di
Notre-Dame a Parigi).
Nel Quattrocento, rosoni comparvero ancora nelle
zone d'Italia dove più forte era stata l'esperienza
gotica, segnatamente a Venezia (Frari, Santi
Giovanni e Paolo), anche se ormai l'impiego di
questo elemento andò gradatamente rarefacendosi fino
a non avere più seguito nelle epoche successive (fra
gli ultimi esempi quelli nelle facciate della
cappella Colleoni a Bergamo, dell'Amadeo, della
Madonna del Calcinaio a Cortona, di Francesco di
Giorgio Martini, e di Sant'Agostino a Montepulciano,
di Michelozzo, ormai tornati alle primitive,
semplici strutture).

Rosone
(Cattedrale di Bristol) |
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