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DE
CIVITATE DEI, XIV, 28 - PREROGATIVE DELLE DUE CITTÀ
Fecerunt itaque ciuitates duas amores duo, terrenam
scilicet amor sui usque ad contemptum Dei, caelestem
uero amor Dei usque ad contemptum sui. Denique illa
in se ipsa, haec in Domino gloriatur. Illa enim
quaerit ab hominibus gloriam; huic autem Deus
conscientiae testis maxima est gloria. Illa in
gloria sua exaltat caput suum; haec dicit Deo suo:
"Gloria mea et exaltans caput meum". Illi in
principibus eius uel in eis quas subiugat nationibus
dominandi libido dominatur; in hac seruiunt inuicem
in caritate et praepositi consulendo et subditi
obtemperando. Illa in suis potentibug diligit
uirtutem suam; haec dicit Deo suo: "Diligam te,
Domine, uirtus mea". Ideoque in illa sapientes eius
secundum hominem uiuentes aut corporis aut animi sui
bona aut utriusque sectati sunt, aut qui potuerunt
cognoscere Deum, "non ut Deum honorauerunt aut
gratias egerunt, sed euanuerunt in cogilationibus
suis, et obscuratum est insipiens cor eorum;
dicentes se esse sapientes", id est dominante
sibi.superbia in sua sapientia sese extollentes, "stulti
facti sunt et inmutauerunt gloriam incorruptibilis
Dei in similitudinem imaginis corruptibilis hominis
et uolucrum et quadrupedum et serpentium", ad
huiusce modi enim simulacra adoranda uel duces
populorum uel sectatores fuerunt, "et coluerunt
atque seruierunt creaturae potius quam Creatori, qui
est benedictovs in saecula"; in hac autem nulla est
hominis sapientia nisi pietas, qua recte colitur
uerus Deus, id expectans praemium in societate
sanctorum non solum hominum, uerum etiam angelorum,
"ut sit Deus omnia in omnibus".
TRADUZIONE
Pertanto due (diversi) amori hanno fatto due città,
e cioè l'amor proprio fino al disprezzo di Dio
quella terrena, mentre l'amore di Dio fino al
proprio disprezzo quella celeste. Perciò la prima si
gloria in se stessa, la seconda nel Signore. La
prima infatti chiede la gloria agli uomini; al
contrario per la seconda Dio è la massima gloria. La
prima esalta nella sua gloria la sua testa; la
seconda dice al suo Dio: "Tu sei la mia gloria anche
perché levi in alto la mia testa ". Sulla prima
domina la brama di dominio, nei suoi capi o in quei
popoli che sottomette; nella seconda al contrario
servono nella carità sia i capi consigliando che i
sudditi obbedendo. La prima predilige la sua forza
nei suoi potenti; la seconda dice al suo Dio: "Ti
amerò, Dio, mia forza )". E pertanto in quella i
suoi sapienti che vivono secondo l'uomo perseguirono
o i beni del corpo o dell'anima o di entrambi, o
coloro che poterono conoscere Dio, "non (lo)
onorarono o (gli) resero grazie come Dio; ma si
persero nei loro pensieri; e il loro sciocco cuore
fu oscurato; coloro che dicevano di essere
sapienti", cioè che si esaltavano nella loro
saggezza poiché dominava su di loro la superbia,
"divennero stolti e mutarono la gloria del Dio
incorruttibile nella somiglianza di un'immagine
corruttibile dell'uomo e degli uccelli e dei
quadrupedi e dei serpenti": infatti in tali forme di
simulacri da adorare, furono capi di masse o loro
partigiani: "e venerarono e servirono le creature
piuttosto che il Creatore, che è benedetto nei
secoli ". Ma nella seconda la sapienza dell'uomo non
è nulla se non religione, con la quale giustamente
si venera il vero Dio, aspettando questo premio
nella società non solo degli uomini santi, ma anche
degli angeli, "affinché Dio sia tutto in tutti " |
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