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DE AGRI COLTURA, PREFAZIONE
Est interdum praestare
mercaturis rem quaerere nisi tam periculosum sit et
item fenerari si tam honestum sit. Maiores nostri
sic habuerunt et ita in legibus posiverunt furem
dupli condemnari feneratorem quadrupli; quanto
peiorem civem existimarent fenatorem quam furem hinc
licet existimare. Et virum bonum quom (= cum)
laudabant ita laudabant: bonum agricolam bonumque
colonum; amplissime laudari existimabatur qui ita
laudabatur. Mercatorem autem strenuum studiosumque
rei quaerendae existimo verum ut supra dixi
periculosum et calamitosum; at ex agricolis et viri
fortissimi et milites strenuissimi gignuntur
maximeque pius quaestus stabilissimusque consequitur
minimeque invidiosus minimeque male cogitantes sunt
qui in eo studio occupati sunt
TRADUZIONE
Può esser preferibile,
talvolta, cercare fortuna nei commerci, se la cosa
non fosse così soggetta a rischio, e anche prestare
a usura, se la cosa fosse altrettanto onorevole. Ma
i nostri avi ritennero e fissarono per legge che il
ladro fosse condannato al doppio e l'usuraio al
quadruplo. Da questo possiamo giudicare quanto
peggiore cittadino fosse per loro l'usuraio in
paragone del ladro. E per lodare un galantuomo lo
lodavano come buon contadino e buon agricoltore; e
chi veniva così lodato, si riteneva che avesse la
più grande delle lodi. Il commerciante io lo
giudico, certo, un uomo attivo e teso al profitto,
ma – come ho detto – esposto ai rischi e alle
disgrazie. Dai contadini invece nascono gli uomini
più forti e i più validi soldati: è là che si
realizza il più giusto guadagno, il più saldo, il
meno esposto al malanimo altrui, e chi è occupato in
questa attività è alieno più di ogni altro da
cattivi pensieri
DE AGRI COLTURA, II, 1-3
Pater familias ubi ad
villam venit, ubi larem familiarem salutavit, fundum
eodem die, si potest, cimcumeat; si non eodem die,
at postridie. Ubi cognovit quo modo fundus cultus
siet operaque quae facta infectaque sient, postridie
eius diei vilicum vocet, roget quid operis siet
factum, quid restet, satisne tempori opera sient
confecta, possitne quae reliqua sient conficere, et
quid factum vini, frumenti aliarumque rerum omnium.
Ubi ea cognovit, rationem inire oportet operarum,
dierum. Si ei opus non apparet, dicit vilicus sedulo
se fecisse, servos non valuisse, tempestates malas
fuisse, servos aufugisse, opus publicum effecisse,
ubi eas aliasque causas multas dixit, ad rationem
operum operarumque vilicum revoca. Cum tempestates
pluviae fuerint, quae opera per imbrem fieri
potuerint, dolia lavari, picari, villam purgari,
frumentos transferri, stercus foras efferri,
sternicilium fieri, semen purgari, funes sarciri,
novos fieri; centones, cuculiones familiam
oportuisse sibi sarcire.
TRADUZIONE
Il capofamiglia non
appena è giunto alla fattoria, non appena ha reso
devoto omaggio al lare domestico, faccia un giro
attorno al fondo il giorno stesso, se è possibile;
se non il giorno stesso, almeno quello successivo.
Non appena ha saputo in che modo il fondo sia
coltivato, quali siano i lavori eseguiti e quelli
ancora da fare, chiami il fattore il giorno
successivo, a quello chieda quali lavori siano stati
fatti, che cosa rimanga, se quelli compiuto siano
stati realizzati a tempo debito, se possa portare a
termine i lavori rimasti e quale sia stata la
produzione di vino, frumenti e di tutti gli altri
beni. Non appena sa quelle cose, è opportuno che
faccia il calcolo dei lavori e dei giorni. Se non
gli sembra soddisfacente il risultato del lavoro, il
fattore dice di aver agito diligentemente, che i
servi sono stati ammalati, che ci sono state delle
cattive tempeste, che dei servi sono fuggiti, che ha
dovuto eseguire delle corvées pubbliche, ma quando
ha detto quelle e molte altre scuse, invita il
fattore al conto delle opere e degli operai. Ricorda
che quando ci sono state tempeste piovose egli
avrebbe dovuto svolgere quei lavori che che si
possono fare durante la pioggia: lavare le botti,
spalmarle di pece, pulire la fattoria, rivoltare il
grano, portare via lo sterco, fabbricare il
letamaio, ripulire il grano, rammendare le funi,
farne delle nuove; che sarebbe stato opportuno che i
servi gli rammendassero i vestiti e i cappotti
DE AGRI COLTURA, IV, 2-3
Villam urbanam pro
copia edificato. In bono praedio, si bene
aedificaveris, bene posiveris, ruri si recte
habitaveris, libentius et saepius venies; fundus
melius erit, minus peccabitur, fructi plus capies;
frons occipio prior est. Vicinis bonus esto;
familiam ne siveris peccare. Si te libenter
vicinitas videbit, facilius tua vendes, opera
faciulius locabis, operarios faciulius conduces; si
aedificabis, operis, iumentis, materie adiuvabunt:
siquid bona salute usus venerit, benigne defendent.
TRADUZIONE
Costruirà secondo i
suoi mezzi la villa urbana. In un buon fondo, se
avrai costruito bene, l'avrai collocata bene, se
avrai abitato in un podere con ogni comodità, verrai
più volentieri e più spesso; il fondo sarà migliore,
si commetteranno meno errori, raccoglierai più
frutti; la fronte è meglio della nucca. Sarai buono
con i vicini; non sopportare che la servitù pecchi.
Se il vicinato ti vedrà volentieri, venderai i tuoi
prodotti più facilmente, ti sarà più facile
appaltare i lavoratori e assoldare deu braccianti;
se costruirai ti aiuteranno con operai, giumente e
legname: in caso di bisogno - Dio ce ne liberi -
saranno contenti di sostenerti
DE AGRI COLTURA, V, 1-7
Haec erunt vilici
officia. Disciplina bona utatur. Feriae serventur.
Alieno manum abstineat, sua servet diligenter.
Litibus familia supersedeat; siquis quid deliquerit,
pro noxa bono modo vindicet. Familiae male ne sit,
ne algeat, ne esuriat; opere bene exerceat, facilius
malo et alieno prohibebit. Vilicus si nolet male
facere, non faciet. Si passus erit, dominus impune
ne siat esse. Pro beneficio gratiam referat, ut
aliis recte facere libeat. Vilicus ne sit ambulator,
sobrius siet semper, ad cenam ne quo eat. Familiam
exerceat, consideret quae dominus imperavit fiant.
Ne plus censeat sapere se quam dominum. Amicos
domini, eos habeat sibi amicos. Cui iussus siet,
auscultet. Rem divinam nisi Compitalibus in conpito
aut in foco ne faciat. Iniussu domini credat nemini:
quod dominus crediderit exigat. Satui semen,
cibaria, far, vinum, oleum mutuum dederit nemini.
Duas aut tres familias habeat, unde utenda roget et
quibus det, praeterea nemini. Rationem cum domino
crebro putet. Operarium, mercennarium, diutius
eundem ne habeat die. Ne quid emisse velit
inisciente domino, neu quid dominum celavisse velit.
Parasitum ne quem habeat. Haruspicem, augurem,
hariolum, Chaldaeum ne quem consuluisse velit.
Segetem ne defraudet: nam id infelix est. Opus
rusticum omne curet uti sciat facere, ed id faciat
saepe, dum ne lassus fiat. Primus cubitu surgat,
postremus cubitum eat. Prius villam videat clausa
uti siet, uti suo quisque loco cubet et uti iumenta
pabulum habeant
TRADUZIONE
Questi sono i compiti
del fattore. Usi una saggia amministrazione. Sia
rispettato il riposo festivo. Tenga lontano le mani
dal denaro, conservi il suo con attenzione. La
schiavitù si astenga da liti; se qualcuno ha
commesso una colpa, si vendichi in modo giusto
secondo la colpa. Non si comporti male nei confronti
degli schiavi, non patiscano il freddo e non
soffrano la fame; si applichino bene nel lavoro, si
terranno più facilmente lontano dal male e dal
denaro. Il fattore se non vuole che essi si
comportino male, non lo faranno. Se l'ha ammesso, il
padrone non tolleri che egli rimanga impunito. Deve
esprimere il suo apprezzamento per il lavoro ben
svolto, cosicché agli altri risulti piacevole
lavorare bene. Il fattore non sia un fannullone, sia
sempre sobrio, non vada a cena altrove. Faccia
lavorare la servitù, faccia in modo che venga
eseguito ciò che il padrone ha ordinato di fare.
Egli non deve presumere di sapere di più del
padrone. Deve considerare gli amici del padrone suoi
amici. Obbedisca a chi gli è stato ordinato di
obbedire. Tranne che in occasione dei Compitali non
celebri sacrifici nei crocicchi o davanti al
focolare. Non faccia credito a nessuno senza
l'ordine del padrone: esiga ciò che il padrone ha
prestato. Per la semina non darà in prestito a
nessuno grano, cibo, pane, vino o olio. Deve avere
due o tre famiglie di schiavi, non di più, dalle
quali pretendere in prestito e alle quali prestare
gli attrezzi da usare. Faccia i conti spesso con il
padrone. Non tenga al proprio servizio lo stesso
lavoratore o un bracciante stipendiato per più di un
giorno. Non voglia mandare fuori nessuna cosa
all'insaputa del padrone, e non voglia celare niente
a costui. Non abbia alcun sfaccendato. Non voglia
consultare alcun aruspice, auguro, indovino o
caldeo. Non inganni il campo: infatti ciò porta
male. Il padrone si preoccupi che sappia svolgere
ogni mansione dell'attività agricola e lo faccia
spesso, finché non diventi stanco. Si alzi per primo
dal letto, vada ultimo a dormire. Per prima cosa
controlli che la fattoria sia chiusa, che ognuno
risposi al suo posto e che le giumenta abbiano il
cibo. |
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