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LA RADIO TELEGRAFIA
L'invenzione della radio è frutto di una serie di
esperimenti tenuti alla fine dell'Ottocento che
dimostravano la possibilità di trasmettere
informazioni tramite le onde elettromagnetiche. Il
primo a riuscire in tale intento è un giovane
scienziato italiano di nome Guglielmo Marconi che
nel 1895, a soli ventun'anni, riesce a trasmettere
un segnale in codice Morse a circa due chilometri di
distanza a Pontecchio (Bologna) nella villa di
famiglia dove era solito condurre i suoi
esperimenti. Era nata la radiotelegrafia (anche
chiamata telegrafia senza fili).
Il
12 dicembre 1901 Marconi trasmette il primo segnale
radiotelegrafico transoceanico, da Poldhu in
Cornovaglia (Regno Unito) a St. John's in Terranova
(Stati Uniti).
Nel giugno del 1943,
cinque mesi dopo la morte di Nikola Tesla, una
sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti
attribuì a Tesla la precedenza rispetto a Marconi,
di alcuni brevetti, tra cui qualcosa di simile alla
radio, ma comunque dopo il brevetto di Oliver Lodge
che lo precedette.
LA
RADIOFONIA
Il primo nel riuscire nell'intento di trasmettere
contenuti sonori per mezzo di onde elettromagnetiche
è il canadese Reginald Fessenden. Il 23 dicembre
1900 Fessenden riesce a trasmettere a circa un
chilometro e mezzo di distanza, utilizzando le onde
elettromagnetiche, il seguente messaggio vocale:
"Uno, due, tre, quattro, nevica lì dove siete voi
signor Thiesen? Se sì, volete telegrafarmi?". Era
nata la radiofonia.
Il 24 dicembre 1906
Fessenden trasmette il primo programma radiofonico
della storia: parole e musica vennero udite nel
raggio di 25 Km dalla stazione trasmittente situata
a Brant Rock sulla costa del Massachusetts. La radio
era pronta per entrare nelle case di tutto il mondo.
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IL BROADCASTING
Negli anni '20 inizia a concretizzarsi l'idea di
diffondere contenuti sonori alle masse: nasce la
radio come mezzo di comunicazione di massa. Il
termine tecnico per una tale diffusione è
broadcasting, tale termine sta infatti ad indicare
una comunicazione unidirezionale da uno verso molti.
E' la
prima radicale innovazione nelle
comunicazioni di massa dopo
l'invenzione della stampa e conosce
subito un grandissimo successo,
soprattutto in America e in Europa.
Come sempre accade, la tecnologia,
una volta messa a punto, genera
nuovi contenuti, linguaggi,
immaginari, ed anche produttori e
prodotti, consumi e consumatori. Nei
primi decenni di vita le
trasmissioni avvengono in
modulazione di ampiezza (AM).
La
radio inizialmente si diffonde nel
mondo secondo due modelli: un
modello completamente libero
affidato all'iniziativa privata e
che si finanzia con la pubblicità, e
un modello monopolistico affidato
allo Stato e gestito come servizio
pubblico. Il primo modello si
diffonde negli Stati Uniti e sarà
preso d'esempio in America
settentrionale, il secondo modello
si diffonde nel Regno Unito e sarà
prese d'esempio in Europa.
Dopo la
nascita di stazioni radio
rudimentali, il 2 novembre 1920 da
uno stabilimento industriale di
Washington iniziano le trasmissioni
regolari della KDKA, la prima
emittente radiofonica del mondo. In
breve tempo, la radio si diffonde in
maniera così rapida che negli Stati
Uniti già nel 1922 si contano ben 21
stazioni e un pubblico in continua
crescita.
Nel
1921 viene fondata, in Gran Bretagna
la più antica radio del mondo
tuttora esistente: la BBC. In
Italia, che di fatto era la patria
della radio, il nuovo strumento
conobbe maggiori difficoltà ad
imporsi. Il radiotelegrafo era stato
impiegato in operazioni militari
durante la Prima Guerra Mondiale e
una legge del 1910 ne proibiva l'uso
ai civili. Si deve a Costanzo Ciano,
ministro delle poste nel primo
governo Mussolini, il quale intuendo
l'enorme potenzialità della radio,
favorì con diversi provvedimenti
legislativi, la nascita della prima
emittente italiana: l'Unione
Radiofonica Italiana che esordì il 6
ottobre 1924, in una sala in Via
Maria Cristina a Roma, con un
annuncio letto in diretta da Maria
Luisa Boncompagni. Fu poi trasmessa
della musica scelta e infine, la
prima trasmissione si concluse con
il bollettino meteorologico, la
borsa e le notizie lette da Ines
Donarelli, componente del quartetto
d'archi, annunciatrice improvvisata.
IL BROADCASTING IN ITALIA
Un decreto regio del 1925 stabilì, per evitare
la nascita di emittenti private, il monopolio
assoluto dello Stato sulle comunicazioni senza fili
e le preesistenti imprese furono incorporate
nell'URI. Nel gennaio 1925 nasce il Radiorario,
settimanale ufficiale dell'URI che pubblica i
programmi e ha l'intento è quello di propagandare il
nuovo mezzo e nel contempo di conoscere meglio i
gusti e le opinioni di un pubblico ancora da
formare. Il 27 novembre, l'URI iniziava le sue
comunicazioni regolari giornaliere. Tuttavia l'alto
costo degli apparecchi (nell'Italia dei anni Venti,
uno costava circa 3.000 lire e il reddito medio
annuo non superava le 1.000 lire) ne limitava l'uso
alle famiglie più abbienti. Nel 1926 entrarono in
funzione le due nuove stazioni di Napoli e Milano. A
un anno dalla prima trasmissione, si contavano in
tutto il territorio nazionale, 26.855 utenti. La
ricezione incontrava ancora notevoli difficoltà e
spesso accompagnavano l'ascolto boati, scoppiettii,
sibili. Nel 1930 la costruzione del nuovo impianto
di trasmissione di Roma-Santa Palomba portò un netto
miglioramento. Intanto erano state inaugurate le
stazioni di Bolzano, Genova e Torino.
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GLI
ANNI '30: I PRIMI SUCCESSI
Nel gennaio 1928
l'URI divenne EIAR (Ente Italiano Audizioni
Radiofoniche). Con un decreto, il fascismo
stabilisce che l'informazione sia gestita
dall'agenzia Stefani, l'organo di stampa ufficiale
del regime. Intanto l'EIAR, conosce una grande
diffusione popolare; similmente a quanto avverrà poi
per la televisione, la gente non potendo permettersi
una radio nella propria casa si recava ad ascoltarla
nei bar e nei locali pubblici, e la propaganda
fascista favorì la diffusione di altoparlanti che
collegati agli apparecchi trasmettevano i discorsi
del Duce nelle piazze di tutto il Paese. Con il
progetto "Radiorurale", nel 1933 la radio venne
diffusa in tutte le scuole d'Italia e permise a
molti studenti, di approfondire la conoscenza della
lingua italiana che a settant'anni dall'Unità
d'Italia era ancora sconosciuta alla maggioranza
degli italiani. Nel 1930, iniziò con la creazione
della concessionaria Sipra la trasmissione dei primi
spot pubblicitari. Il successo della radio intanto
continuava a crescere, grazie alla trasmissione di
programmi innovativi e di grande gradimento
popolare: nel 1931 viene diffusa la prima
radiocronaca dell'incontro di calcio fra Italia e
Ungheria, all'autunno del 1934 risale il primo
trionfo della radio grazie alla rivista "I quattro
moschettieri" (prima puntata 13 ottobre), su testi
di Nizza e Morbelli. Abbinata a un concorso della
casa Perugina, il programma scatenò la caccia alle
figurine quotate per i premi. Nel 1934 si contavano
900.000 ascoltatori ma in realtà i “radioamatori”
erano più di otto milioni. Nel 1935, in occasione
dell'invasione italiana dell'Etiopia, si diffuse il
genere della radiocronaca, ovvero della cronaca in
diretta dai luoghi di battaglia e sull'andamento
della guerra. Nel 1936 da Roma-Prato Smeraldo fu
avviato il primo trasmettitore a onde corte per
l'estero. Nel 1938 il numero degli abbonati
raggiunge il milione. Nel resto del mondo, la radio
si afferma definitivamente e nel 1931 viene fondata,
su impulso di Papa Pio XI, Radio Vaticana. Le
elezioni presidenziali americane del 1932, si
caratterizzano proprio per la presenza della radio
che trasmette e diffonde nelle case americane i
programmi dei candidati dalla loro viva voce.
LA
SECONDA GUERRA MONDIALE
Lo
scoppio della seconda guerra
mondiale e l'ingresso dell'Italia il
10 giugno 1940, favoriscono il
lancio definitivo della radio che
era all'epoca il mezzo più potente e
più veloce, soprattutto per le
comunicazioni belliche. Le
difficoltà della guerra e i
bombardamenti alleati rendono
difficili le comunicazioni dell'EIAR
e dopo l'8 settembre 1943, il paese
è spaccato in due. L'EIAR si
trasferisce a Milano e da qui
diventa la radio ufficiale della
Repubblica di Salò mentre
nell'Italia liberata nascono nuove
radio: Radio Bari, Radio Napoli,
Radio Roma.
Nei
territori occupati, invece si
diffonde, nonostante i tentativi di
interferenza da parte dei tedeschi,
l'ascolto clandestino delle radio
nemiche: Radio Mosca, Radio Vaticana
e soprattutto Radio Londra che,
sebbene fossero proibite per legge e
punite anche con la morte, sono
l'unica fonte per conoscere la
verità sull'andamento della guerra.
GLI
ANNI '50: IL PERIODO D'ORO DELLA RADIO
Passata
la guerra, vengono ricostruiti gli
impianti di diffusione e la radio
che nel 1949 assume il nome di RAI
(Radio Audizioni Italia) inizia il
suo periodo d'oro: il prezzo degli
apparecchi scende vertiginosamente e
la radio entra nelle case della
maggioranza degli italiani. Nel 1951
viene trasmessa in diretta la prima
edizione del Festival di Sanremo.
Nel 1951 la riforma del sistema
radiofonico stabilisce la creazione
di tre reti: Nazionale, Secondo e
Terzo e viene regolarizzato il
radio-giornale che secondo la legge
deve essere imparziale e a tal
proposito viene istituita la
commissione parlamentare di
vigilanza.
Nel
1954 l'avvento della televisione,
spinge la radio a cercare nuove
strategie per reggere la concorrenza
del nuovo strumento. La radio avvia
la sua programmazione giornaliera e
notturna. L'invenzione
dell'autoradio e del transistor,
trasformano la radio in un oggetto
trasportabile ovunque e, negli anni
del boom economico essa diventa la
colonna sonora del nuovo senso di
libertà che si diffonde soprattutto
fra i giovani. Nonostante il
successo strepitoso della TV, la
radio riesce a reggere la
concorrenza, grazie alla
specializzazione dei programmi e al
suo radicamento nel costume
popolare.
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GLI
ANNI '60 E IL SESSANTOTTO
Nel
1960 c'è la differenziazione in tre
canali per accontentare un numero
sempre maggiore di utenti: il
Nazionale diventa Primo e si dedica
all'informazione politica e sociale,
il Secondo punta sulla prosa, sulla
musica e sul varietà mentre il Terzo
diventa il canale culturale ma non
troppo. Nel 1966 dal Principato di
Monaco iniziano le regolari
trasmissioni di Radio Montecarlo, la
quale può operare in Italia perché
la sua stazione si trova all'estero.
Nasce un contenzioso con cui la Rai
decide di ricorrere al tribunale che
dà ragione all'azienda di stato e
costringe Radio Montecarlo a
interrompere le trasmissioni.
La
“nuova aria” portata dalla
contestazione studentesca del 1968
invade anche la radio: cambia il
pubblico e si affermano nuovi
generi. Un programma manifesto di
questo periodo è "Chiamate Roma
3131", tre ore di trasmissione
quotidiana in diretta telefonica con
gli ascoltatori. Il programma nasce
il 7 gennaio 1969 ed è un successo
strepitoso, che arriva a toccare
anche punte di dieci milioni di
ascoltatori. Lo conducono Gianni
Boncompagni, Franco Moccagatta e
Federica Taddei.
GLI
ANNI '70:
DALLE RADIO PIRATA ALLE RADIO LIBERE E LA CRISI
DELLA RADIO
Nel
1973 parte il fortunato esperimento
delle "Interviste Impossibili" in
cui i maggiori intellettuali
italiani immaginano di incontrare
celebri personaggi del passato: uno
degli esempi più celebri è
l'intervista che Umberto Eco farà ad
un'immaginaria Beatrice.
Nel
1976 il monopolio della RAI sulla
radiodiffusione viene infranto dalla
sentenza 202 della Corte
Costituzionale. Nel 1976 vigeva
infatti ancora il Codice Postale del
1936 che affidava allo Stato il
monopolio sulla radiodiffusione
anche senza impedimenti di carattere
tecnologico che impedissero la
diffusione di molteplici emittenti
radiofoniche. Apripista per la
rottura di tale monopolio fu la
televisione per la quale nel 1974
sempre con una sentenza della Corte
Costituzionale si era riusciti ad
ottenere il riconoscimento della
liceità delle trasmissioni via cavo
in ambito locale.
La
sentenza 202 del 1976 "...dichiara
l'illegittimità costituzionale degli
artt. 1, 2 e 45 della legge 14
aprile 1975, n. 103 (nuove norme in
materia di diffusione radiofonica e
televisiva) nella parte in cui non
sono consentiti, previa
autorizzazione statale e nei sensi
di cui in motivazione,
l'installazione e l'esercizio di
impianti di diffusione radiofonica e
televisiva via etere di portata non
eccedente l'ambito locale."
Nel
corso della stessa sentenza si dà
atto che le emittenti già attive in
Italia sono circa 400. Si tratta di
"radio pirata" che in seguito alla
sentenza della Corte Costituzionale
verranno chiamate "radio libere". Il
numero delle radio libere, anche
grazie alla mancata regolamentazione
legislativa delle frequenze vigente,
negli anni seguenti cresce
vertiginosamente, il loro numero
passa da circa 150 nel 1975 sino a
2800 nel 1978.
La radio libera è
una emittente di
piccole dimensioni
sia in termini di
studio radiofonico,
antenna di
trasmissione, che di
costi di gestione. È
in grado di coprire
un'area di ascolto
di pochi chilometri
quadrati, spesso
interna ad una
città. Trasmette in
modulazione di
frequenza (FM).
Questa tecnologia,
sviluppata negli
anni trenta, è
disponibile in
pratica già dal 1945
ma sino ad allora
poco sfruttata. Gli
apparati di
trasmissione sono
più accessibili,
anche in termini
economici,
supportano la
stereofonia ed una
qualità audio molto
elevata.
La radio libera
nasce e si sviluppa
con intenti di
trasmettere musica,
dediche, notiziari
tipicamente a
carattere locale,
programmi
demenziali, idee
politiche.
Trasmettono la
musica ribelle degli
anni '70 e
conquistano il
pubblico giovanile.
Successivamente si
sviluppano anche
radio libere aventi
connotazione
specialistica come
quella religiosa.
Alle radio libere si
annoverano
programmazioni tra
le più originali o
strampalate, quali
ad esempio quelle di
trasmettere via
radio programmi
software per
computer da far
registrare su nastro
agli ascoltatori per
permetterne poi
l'utilizzo. Le prime
radio libere hanno
tipicamente una
connotazione
politica di
sinistra.
Ricordiamo fra le
radio che nascono in
questi anni: Radio
Radicale, che a
pochi mesi dalla
nascita, febbraio
1976, inizia a
trasmettere sulle
sue frequenze il
segnale audio della
Camera e del Senato;
da Milano Radio
Milano International
(poi Radio 101)
destinata a
diventare la prima
grande rete privata
nazionale; Radio
Studio 105 (poi dal
1995 Radio 105); da
Roma Radio
Dimensione Suono; da
Bologna Radio
Lattemiele.
A seguito della
liberalizzazione la
RAI inizia un
processo di
ristrutturazione
interna per
adeguarsi alle nuove
esigenze del
pubblico e per
affrontare la
concorrenza.
Tuttavia il declino
degli ascolti è
davvero pesante.
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GLI ANNI '80: DALLE RADIO LIBERE
ALLE RADIO PRIVATE
Negli anni ottanta
del Novecento
aumenta la
professionalità dei
conduttori
radiofonici, la
qualità dei
programmi, le
dimensioni degli
studi. Ciò avviene
di pari passo con
l'aumento degli
introiti
pubblicitari, dovuti
alla importanza
delle radio anche in
termini di ascolti.
Si parla quindi non
più di radio libera
ma di radio privata.
Nel 1981 Claudio
Cecchetto rileva
Radio Music e fonda
a Milano Radio
Deejay destinata a
imporsi sul mercato
nazionale come
l'emittente più
seguita d'Italia.
Nasce anche Radio
Italia e Radio
Italia Network.
Nel 1982 nascono i
nuovi canali
pubblici di Radio
Stereo Uno e Radio
Stereo Due sulle
nuove frequenze FM e
una riforma
strutturale decisa
favorisce una
modernizzazione
degli stili e un
adeguamento ai tempi
sul modello delle
radio private.
Nel 1988 con la
riforma del servizio
radio-televisivo
pubblico, le reti
radiofoniche RAI
rinunciano ad
inseguire la
concorrenza privata
in termini di
ascolto e puntano
sulla qualità,
trasformandosi in
programmi
d'approfondimento e
intrattenimento
leggero. Nello
stesso anno nasce
Audiradio che
riunisce la Rai, la
Sipra e altre
organizzazioni del
settore con lo scopo
di effettuare
indagini periodiche
a livello nazionale
per la rilevazione
dell'ascolto
radiofonico.
GLI ANNI '90:
L'ENTRATA IN SCENA
DEI NETWORK
NAZIONALI
Negli
anni '90 si diffonde
la formula del
network a cui si
adeguando le
principali
emittenti.
Contemporaneamente
si assiste alla
scomparsa di molte
radio più piccole.
Nascono in questi
anni Radio Capital
(1995) e Radio 24
(1999) la prima
radio italiana
all-news ed è
inoltre la prima
rete legata ad un
quotidiano, il Sole
24 Ore.
Nella prima metà
degli anni '90 si
registra un calo di
ascolti per la radio
e in molti
sostengono che per
il più antico dei
mass media sia
vicina la fine. In
effetti la
concorrenza con la
televisione si
rileva perdente e il
pubblico è in forte
discesa. La
diffusione di
Internet e la
nascita delle web
radio alla fine
degli anni novanta
rilancia però
straordinariamente
la radio dandole
nuova linfa ed una
nuova sociologia.
Essa è infatti il
mezzo migliore che
si può collegare con
il nuovo strumento e
molte emittenti si
dotano di un sito
Web.
IL NUOVO MILLENNIO: LE NUOVE
TECNOLOGIE DI TRASMISSIONE
Dal duemila si
diffonde la nuova
tecnologia
DAB (Digital
Audio Broadcasting)
che lancia la nuova
"radio del duemila".
Il DAB garantisce
una qualità
dell'ascolto pari a
quella di un
CD, prevede
l'impiego di
trasmettitori
terrestri e
satellitari, e
semplici antenne non
direzionali per la
ricezione.
Oggi in alcune zone
d'Italia è possibile
ascoltare 3 bouquet
di radio DAB (Euro
Dab, Club Dab Italia
e RadioRai), anche
se il sistema DAB
non sembra avere
riscosso un grande
successo.
Attualmente la Rai e
Radio Vaticana
stanno trasmettendo
in via sperimentale
col sistema DRM. Dal
1 Febbraio 2007
Radiorai ha iniziato
a trasmettere in via
sperimentale in
T-DMB (una versione
evoluta del DAB). Il
15 Marzo 2007 la
radio di Varese Otto
FM ha iniziato dei
test attraverso la
tecnologia FM extra:
i programmi
veicolati sono tre:
uno analogico (Otto
FM) e due digitali
(Otto FM e Chic FM),
in symulcasting.
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