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Con il termine clavicembalo si indica una famiglia
di strumenti musicali a corde di origine italiana,
dotati di tastiera, tra questi il più noto è il
grande strumento attualmente chiamato clavicembalo,
ma anche i più piccoli virginale e spinetta. Questi
strumenti generano il suono pizzicando una corda e
non colpendola, come avviene nel pianoforte o nel
clavicordo. La famiglia del clavicembalo ha
probabilmente avuto origine quando una tastiera è
stata adattata su di un salterio, fornendo così un
mezzo per pizzicare le corde. Il termine stesso, che
compare per la prima volta in un documento del 1397,
deriva dal latino clavis, chiave (intesa come il
meccanismo che utilizza il movimento del tasto per
azionare il leveraggio retrostante), e cymbalum,
termine che designava nel medioevo gli strumenti
musicali con corde parallele tese su una cassa
poligonale e senza manico, come i salteri e le
cetre. In ogni caso, la più antica descrizione
organologica del clavicembalo, che sia conosciuta,
vien fatta risalire al 1440 circa.
Tutti i tipi di clavicembalo hanno un funzionamento
simile:
- La linguetta è
una semplice leva che ruota intorno ad un asse
orizzontale costituito da una spina che passa
attraverso un foro. Nella linguetta è incastrata una
penna, anticamente ricavata dal calamo di una penna
(usualmente di corvo) e oggi generalmente realizzata
in materiale plastico (Delrin); ogni penna è
sagomata con la punta di un coltello in modo da
regolarne la larghezza e l'elasticità in funzione
del diametro della corda che deve pizzicare, e del
timbro che si vuole ottenere.
- Il salterello è
un listello di legno con una feritoia rettangolare
in cui è imperniata la linguetta. Quest'ultima è
tenuta in posizione verticale da una molla, in modo
che il plettro fuoriesca orizzontalmente da una
delle facce del salterello.
- Ogni salterello
appoggia sull'estremità del tasto corrispondente
(quest'ultimo è una leva con fulcro centrale) e
scorre entro due fori allineati verticalmente,
praticati in due liste di legno (registri) poste una
sull'altra perpendicolarmente ai tasti. La lunghezza
del saltarello è regolata in modo che il plettro, a
riposo, si trovi appena al di sotto della corda che
deve pizzicare. Abbassando il tasto, il saltarello
si solleva e il plettro pizzica la corda; la corsa
del saltarello è limitata da una barra posta
orizzontalmente sopra la fila dei saltarelli,
inferiormente guarnita di feltro, che può essere
rimossa per la manutenzione dei salterelli.
- Quando il tasto
si rialza, il salterello ricade verso il basso per
il proprio peso e la linguetta ruota all'indietro
permettendo al plettro di superare la corda senza
più pizzicarla.
- In cima al
salterello è posto uno smorzatore in feltro, che si
appoggia sulla corda quando il saltarello è in
posizione di riposo, smorzando la vibrazione quando
il tasto viene rilasciato (e impedendo che la corda
entri in vibrazione per risonanza quando il tasto
non è premuto).
- Nella maggior
parte dei clavicembali, per ogni tasto vi sono due
corde e due salterelli: per una delle due file di
salterelli il registro superiore può scorrere,
permettendo di allontanare i plettri dalle corde.
Questo consente di escludere una delle file di
corde, variando timbro e volume sonoro dello
strumento, similmente all'uso dei registri
dell'organo. Nei clavicembali a due manuali vi sono
usualmente tre registri, e quindi tre file di
salterelli: la tastiera inferiore agisce sulle prime
due, quella superiore sulla terza.
- Le differenze
timbriche fra i diversi clavicembali sono legate:
-
al materiale delle corde (ottone giallo,
ottone rosso o acciaio), alla loro lunghezza e al
loro diametro, che ne determinano la tensione (la
tensione ottimale delle corde è di poco inferiore al
carico di rottura): la successione delle lunghezze
delle corde determina la forma dello strumento (più
tozzo o più affusolato) e l'equilibrio timbrico e di
intensità fra le zone bassa, media e acuta
dell'estensione dello strumento;
-
alla posizione della fila dei salterelli
rispetto alla corda: quando per una stessa tastiera
vi sono due file di corde all'unisono, una di queste
risulta avere un timbro più "nasale" semplicemente
perché è pizzicata più vicino al ponticello;
-
alla dimensione della cassa e allo spessore
della tavola armonica.
Nei secoli XVII e XVIII esistevano numerosi tipi di
clavicembalo, diversi per dimensioni, forma della
cassa, posizione della tastiera rispetto alle corde,
numero di tastiere ed estensione delle medesime.
Queste differenze corrispondono a esigenze musicali
diverse. Si deve notare che, a parte le differenze
più evidenti (fra una spinetta italiana e un
clavicembalo francese a due manuali, ad esempio),
anche fra strumenti di forma apparentemente simile
(come un clavicembalo italiano e uno fiammingo del
XVII secolo) vi è differenza nel modo in cui la
lunghezza delle corde varia dalle note più gravi
alle più acute: ad esempio, in un clavicembalo
italiano, in confronto agli strumenti fiamminghi e
francesi, le corde più gravi sono più lunghe e
quelle più acute sono più corte. Questo è
determinato dalla forma dei ponti dal lato opposto a
quello dei salterelli, e produce sensibili
differenze nel timbro degli strumenti, anche perché
lunghezze diverse rendono necessario l'uso di
materiali diversi per le corde (ferro, ottone
giallo, ottone rosso).
Nell'accezione moderna, il termine clavicembalo può
indicare sia tutti gli strumenti della famiglia, sia
- più specificamente - lo strumento più grande della
famiglia, con una cassa di forma poligonale (con un
solo lato curvo) in cui la tastiera è posizionata
sul lato corto, perpendicolarmente alle corde. La
cassa è più stretta (circa 90-100 cm) e più
allungata (anche 250 cm) di quella di un pianoforte
moderno, particolarmente negli strumenti di scuola
italiana. Un clavicembalo ha generalmente una o due
corde per ciascun tasto. Negli strumenti a due
manuali, è possibile accoppiare questi ultimi in
modo che un solo tasto faccia suonare tre corde; in
questo caso, una delle tre è da 4 piedi, ossia è
accordata un'ottava più in alto di quella normale da
8 piedi. Le tastiere a singolo manuale sono comuni,
specialmente negli strumenti di fattura italiana,
mentre in molti altri paesi la tendenza era di
produrre strumenti a due manuali.

Virginale è il
nome generico di una famiglia di strumenti dalla
forma genericamente rettangolare, più piccoli e
semplici rispetto al clavicembalo e dotati di una
sola corda per ciascuna nota, disposta
parallelamente (virginale) o angolata (spinetta)
rispetto alla tastiera, lungo il lato più esteso
dello strumento. L'origine del termine non è chiaro,
ma spesso viene collegata al fatto che lo strumento
era suonato di frequente da donne giovani. Si noti
che la parola "virginale" nel periodo Elisabettiano
era utilizzata per designare qualsiasi tipo di
clavicembalo; così i capolavori di William Byrd e
dei suoi contemporanei erano spesso suonati su
clavicembali di grandi dimensioni, di fattura
italiana, e non solamente su quelli che oggi
chiamiamo virginali. Una classificazione moderna più
precisa è data nel New Grove Dictionary of Music and
Musicians che definisce virginale «uno strumento in
cui le corde sono disposte ad angolo retto rispetto
ai tasti, piuttosto che parallelamente
(clavicembalo) o angolate (spinetta)».
Si associa facilmente l'idea del clavicembalo a
quella di una tastiera dove i tasti diatonici sono
neri e quelli cromatici bianchi, cioè colori
invertiti rispetto a quelli del pianoforte. Questa
pratica di colorazione appartiene soprattutto alla
scuola francese e si ritrova anche in molti
esemplari della scuola fiamminga rimodernati o
riadattati dagli artigiani francesi.
Nelle altre scuole non ci furono regole precise in
tal senso e si possono trovare antichi strumenti con
i tasti dello stesso colore di tutto lo strumento
oppure con tasti fabbricati in legno di colore più o
meno chiaro. Occasionalmente sono state usate per la
fabbricazione dei tasti anche materie più pregiate
come la madreperla.
Quando i tasti cromatici sono bianchi è solo la loro
parte superiore che riceve un placcaggio in avorio o
in osso; i tasti integralmente in detti materiali
sono molto rari. I tasti diatonici sono invece
generalmente ornati, nella parte anteriore rivolta
allo strumentista, di ricopertura in legno duro
finemente cesellato o intarsiato.
I musicisti che suonano lo strumento sono chiamati
clavicembalisti. L'arte di suonare il clavicembalo
moderno può essere divisa in tre ere, iniziando
dalla grande artista Wanda Landowska (1879-1959),
autrice della riscoperta dello strumento. La
Landowska utilizzava un clavicembalo costruito da
Pleyel, del tipo somigliante ad un pianoforte, come
indicato più in alto. Strumenti come questo, anche
se adesso considerati non appropriati per la musica
più antica, hanno una certa importanza per la musica
che è stata composta appositamente per quel tipo di
clavicembalo.
La generazione successiva di clavicembalisti era
rappresentata dei pionieri della riproduzione su
strumenti realizzati secondo lo spirito di avere le
prestazioni moderne con strumenti costruiti secondo
i dettami della rappresentazione storica dei periodi
precedenti, in seguito alle ricostruzioni
scientifiche di costruttori come Frank Hubbard e
William Dowd. Questa generazione di esecutori
comprende artisti come Ralph Kirkpatrick, Igor
Kipnis, Emilia Fadini, Kenneth Gilbert e Gustav
Leonhardt. Più di recente alcuni altri illustri
clavicembalisti sono sulla scena, tra loro
Christopher Hogwood,Fernando De Luca, Ton Koopman,
Rinaldo Alessandrini, Hendrik Bouman, Christoph
Rousset, Enrico Baiano e Patrick Frye III.
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