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Il corno inglese è uno strumento musicale a fiato ad
ancia doppia e canna conica, che molto probabilmente
deve il suo nome all'espressione francese corne
d'angle o cor anglé, quindi "angolato", per l'angolo
che presentava al centro della canna,
successivamente tradotta erroneamente "inglese" ("anglais",
dalla pronuncia analoga ad "anglé").
In realtà si tratta di un oboe contralto, la cui
estensione è una quinta giusta sotto quella
dell'oboe. Si diffuse nella prima metà del XVIII
secolo come modificazione dell'oboe da caccia
(quello utilizzato da Johann Sebastian Bach).
L'estensione va dal mi sotto il do centrale fino al
si bemolle, una tredicesima sopra il do centrale.
Come l'oboe, anche il corno inglese è uno strumento
difficile da suonare, per la capacità di "fiato"
richiesta e per la difficoltà di mantenere una
corretta imboccatura. Un musicista professionista ha
paragonato lo sforzo di suonare il corno inglese a
quello di gonfiare palloncini consecutivamente per
ore. Il confronto è tuttavia esagerato: per quanto
faticoso, il corno inglese è senz'altro meno
impegnativo dell'oboe. Rispetto a quest'ultimo,
difatti, il corno inglese possiede un'ancia più
larga che ne agevola l'emissione del suono. Coloro
che lo suonano, inoltre, potrebbero rischiare la
tendinite o la sindrome del tunnel carpale, a causa
del peso dello strumento da sostenere per lunghi
periodi. Onde evitare questo pericolo, il suonatore
del corno inglese assicura il proprio strumento al
collo tramite un apposito cordino o cinghietto, come
fanno anche i fagottisti e i saxofonisti.
Ampiamente utilizzato dai compositori precedenti a
Bach, è solo con Generali, che nel 1810 lo impiega
in un'aria della Adelina, e poi con Rossini,
nell'ouverture del Guglielmo Tell, che il corno
inglese assume il ruolo di strumento solista, grazie
alla trasognata melanconica voce che lo rende
particolarmente adatto per lenti lunghi assoli di
natura pastorale. In tempi più recenti Berlioz lo ha
impiegato nell'overture del Le carneval romain,
Wagner nel Tristano e Isotta, Dvořák nella sinfonia
Dal nuovo mondo, Rodrigo nell'adagio del Concierto
de Aranjuez e Jean Sibelius ne Il cigno di Tuonela.
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