Generalmente per peer-to-peer (o
P2P), cioè rete paritaria, si
intende una rete di computer o
qualsiasi rete informatica che non
possiede nodi gerarchizzati come
client o server fissi (clienti e
serventi), ma un numero di nodi
equivalenti (in inglese peer) che
fungono sia da cliente che da
servente verso altri nodi della
rete.
Questo modello di rete è l'antitesi
dell'architettura client-server.
Mediante questa configurazione
qualsiasi nodo è in grado di avviare
o completare una transazione. I nodi
equivalenti possono differire nella
configurazione locale, nella
velocità di elaborazione, nella
ampiezza di banda e nella quantità
di dati memorizzati. L'esempio
classico di P2P è la rete per la
condivisione di file (File sharing).
In Microsoft si tende a definire con
il termine peer-to-peer una rete di
un piccolo gruppo di persone (non
più di 10 persone), dove la
protezione non costituisce un
problema, modalità normalmente
conosciuta con il termine gruppo di
lavoro, in antitesi alle reti
cliente-servente in cui è presente
un dominio centralizzato.
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VANTAGGI E SVANTAGGI
Vantaggi e Svantaggi sono relativi
al tipo di ambiente in cui si decide
di installare questo tipo di rete,
ma sicuramente si deve tenere
presente che:
- Non si deve acquistare un server
con potenzialità elevate e quindi
non se ne deve sostenere il costo,
ma ogni computer deve avere i
requisiti per sostenere l'utente in
locale e in rete, ma anche gli altri
utenti che desiderano accedere alle
risorse di questo in remoto;
- Ogni utente condivide localmente
le proprie risorse ed è
amministratore del proprio
client-server. Questo da un lato può
essere positivo per una questione di
"indipendenza", ma dall'altro
richiede delle competenze ad ogni
utente, soprattutto per quel che
concerne la protezione;
- La velocità media di trasmissione
dei dati è molto più elevata di una
classica rete con sistema Server /
Client, dal momento che
l'informazione richiesta da un
Client può essere reperita da
numerosi Client connessi in modo
paritario (ossia "peer"), anziché da
un unico server (questo tipo di
condivisione diventa tanto più
efficace tanti più sono i Client
connessi, in antitesi con la rete
tradizionale Server/Client, dove un
elevato numero di Client connessi
riduce la velocità di trasmissione
dati per utente).
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UTILIZZO
Il termine può essere tecnicamente
applicato a qualsiasi tipo di
tecnologia di rete e di applicazioni
che utilizzano questo modello, come
per esempio il protocollo NNTP
utilizzato per il trasferimento
delle notizie Usenet, ARPANET,
applets java, live chat
decentralizzate o le BBS di Fido
Net. Il termine frequentemente viene
riferito alle reti di file sharing
(condivisione file) come Gnutella,
FastTrack, e l'ormai defunto Napster
che forniscono, o per Napster
forniva, il libero scambio (e
qualche volta anonimo) di file tra i
computer connessi a Internet.
Alcune reti e canali, come per
esempio Napster, OpenNap o IRC usano
il modello client-server per alcuni
compiti (per esempio la ricerca) e
il modello peer-to-peer per tutti
gli altri. Proprio questa doppia
presenza di modelli, fa sì che tali
reti siano definite "ibride". Reti
come Gnutella o Freenet, vengono
definite come il vero modello di
rete peer-to-peer in quanto
utilizzano una struttura
peer-to-peer per tutti i tipi di
transazione, e per questo motivo
vengono definite "pure".
Quando il termine peer-to-peer venne
utilizzato per descrivere la rete
Napster, implicava che la natura a
file condivisi del protocollo fosse
la cosa più importante, ma in realtà
la grande conquista di Napster fu
quella di mettere tutti i computer
collegati sullo stesso piano. Il
protocollo "peer" era il modo giusto
per realizzarlo.
La maggioranza dei programmi
peer-to-peer garantisce un insieme
di funzionalità minime, che
comprende:
- supporto multipiattaforma,
multiserver, multicanale: il
programma è compatibili con tutti i
sistemi operativi, server e
dispositivi hardware (PC, laptop
portatili, palmari, cellulari);
- supporto protocollo IPv6;
- download dello stesso file da più
reti contemporaneamente;
- offuscamento dell'ID di rete;
- offuscamento del protocollo P2P;
- supporto proxy e Tor;
- supporto crittografia SSL;
- gestione da remoto, sia da
PC/notebook che da cellulari e
palmari.
Una funzionalità di recente sviluppo
è l'assegnazione di una priorità
delle fonti, privilegiando quelle
con connessione a banda larga (ad
esempio, BitTyrant per i file
torrent).
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UTILIZZI FUTURI
Utilizzi più innovativi prevedono
l'utilizzo delle reti peer-to-peer per
la diffusione di elevati flussi di dati
generati in tempo reale come per esempio
programmi televisivi o film. Questi
programmi si basano sull'utilizzo delle
banda di trasmissione di cui dispongono
i singoli utenti e la banda viene
utilizzata per trasmettere agli altri
fruitori il flusso dati. Questa
tipologia di programmi in linea di
principio non richiede server dotati di
elevate prestazioni, dato che il server
fornisce i flussi video a un numero
molto limitato di utenti, che a loro
volta li ridistribuiscono ad altri
utenti.
Questo metodo di diffusione permette in
teoria la trasmissione in tempo reale di
contenuti video, ma richiede che i
singoli utenti siano dotati di
connessioni ad elevata banda sia in
ricezione che in trasmissione,
altrimenti si arriverebbe rapidamente a
una saturazione della banda fornita dal
server. Questo limita la diffusione di
questa tecnologia in Italia, dove sono
molto diffuse linee asimmetriche (ADSL)
che forniscono una banda elevata in
ricezione, ma scarsa in trasmissione.
Programmi che diffondono in tempo reale
contenuti video sono diventati
discretamente popolari nel 2006 durante
i campionati mondiali di calcio svoltisi
in Germania. Avendo la RAI acquistato
solo alcune partite del campionato,
molte persone utilizzavano programmi
che, appoggiandosi a server in paesi
esteri (spesso cinesi), permettevano di
visionare la partite con una qualità
video accettabile.
È da notare che sebbene in questi
contesti spesso si parli di server, la
tecnologia rimane comunque una
tecnologia peer-to-peer, dato che il
server serve da indice, sincronizza i
vari utilizzatori che condividono la
banda e fornisce il flusso di dati
iniziale che poi gli utenti condividono.
Quindi sebbene tecnicamente sia un
server in pratica, dopo aver fornito il
flusso dati iniziale ed aver messo in
comunicazione i vari utenti, il server
si disinteressa della comunicazione che
diventa totalmente peer-to-peer.
Utilizzando questa tecnologia grandi
società stanno sperimentando la
possibilità di fornire contenuti a
pagamento tramite tecnologie
peer-to-peer. Questo scelta è motivata
dal fatto che la tecnologia peer-to-peer
non richiede server di grandi dimensioni
per gestire molti utenti, dato che se la
rete è ben bilanciata si autosostiene e
quindi è indipendente dal numero di
utenti. Vanno ancora risolti però
problemi legati alla diffusione di
materiali protetti dai diritti d'autore,
e vi sono quindi, oltre agli inevitabili
problemi di carattere tecnico, problemi
di carattere legale e di affidabilità.
Prima di lanciare servizi a livello
nazionale vanno anche effettuate delle
fasi di test per individuare eventuali
anomalie o difetti; la diffusione su
vasta scala di questa tipologia sembra
quindi non essere imminente.
Osiris, cosi come il suo predecessore
KeyForum, utilizza una rete peer-to-peer
per dar vita a portali web anonimi e
distribuiti. I contenuti vengono
scambiati tra i vari utenti tramite una
rete p2p basata su kademlia e poi
salvati su ogni nodo che partecipa al
portale, i dati sono scambiati tramite
canali cifrati (AES) e i contenuti sono
mantenuti anonimi in quanto non
contengono alcun legame tra l'IP
dell'autore e il suo account.
Sfruttando queste tecnologie anche se
l'autore originario di un contenuto
dovesse disconnettersi dalla rete i suoi
contenuti sarebbero comunque accessibili
senza alcun problema.Un altro vantaggio
è dato dall'assenza di un server
centrale che consente di abbattere i
costi di hosting e di non dover
sottostare a policy restrittive dei
provider.
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PROVIDER E P2P
Dalle indagini di riviste di computer e
dalle lamentele degli utenti nei forum,
blog, newsgroup e delle associazioni dei
consumatori si è scoperto che i provider
italiani limitano il traffico P2P. In
particolare, Fastweb, SiAdsl, Vodafone
(mobile), Alice e Tiscali si oppongono
duramente ad esso e cercano il più
possibile di bloccarlo (in particolare
Fastweb, ha bisogno di conifigurazioni
aggiuntive sui client P2P). I provider
Libero, Tele2 e Ngi sono invece meno
contrari al traffico P2P e non lo
bloccano se non in casi particolari
(Libero permette però il traffico P2P
solo sulle reti non unbundling). Infine,
i provider Aruba, Mc-link e Wooow non
esprimono la propria opinione sul
problema, e concedono il P2P senza
limitazioni.
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CONTROVERSIE LEGALI
I tipi di file maggiormente condivisi in
questa rete sono gli mp3, o file
musicali, e i DivX i file contenenti i
film. Questo ha portato molti,
soprattutto le compagnie discografiche e
i media, ad affermare che queste reti
sarebbero potute diventare una minaccia
contro i loro interessi e il loro
modello industriale. Di conseguenza il
peer-to-peer divenne il bersaglio legale
delle organizzazioni che riuniscono
queste aziende, come la RIAA e la MPAA.
Per esempio il servizio di Napster venne
chiuso da una causa intentata dalla RIAA.
Sia la RIAA che la MPAA spesero ingenti
quantità di denaro al fine di convincere
i legislatori ad approvare restrizioni
legali. La manifestazione più estrema di
questi sforzi risale al gennaio 2003,
quando venne introdotto, negli U.S.A.,
un disegno di legge dal senatore della
California Berman nel quale si
garantivano, al detentore del copyright,
i diritti legali per fermare i computer
che distribuivano materiale tutelato dai
diritti d'autore. Il disegno di legge
venne respinto da una commissione
governativa Statunitense nel 2002, ma
Berman lo ripropose nella sessione del
2003.Risale, invece, al 2004 la "Legge
Urbani" nella quale viene sancita la
possibilità di incorrere in sanzioni
penali anche per chi fa esclusivamente
uso personale di file protetti.
Però nel 2007 la III sezione penale
della Cassazione con la sentenza numero
149/2007, ha accolto il ricorso
presentato da due studenti torinesi,
condannati in appello ad una pena
detentiva, sostituita da un’ammenda, per
avere «duplicato abusivamente e
distribuito» programmi illecitamente
duplicati, giochi per psx, video cd e
film, «immagazzinandoli» su un server
del tipo Ftp (File transfer protocol).
I reati contestati ai due ricorrenti
erano quelli previsti dagli articoli 171
bis e 171 ter della legge sul diritto
d’autore, la numero 633/41, sottoposta a
tutta una serie di modifiche in anni
recenti: nell’ultima formulazione, il
primo prevede «la punibilità da sei mesi
a tre anni, di chiunque abusivamente
duplica, per trarne profitto, programmi
per elaboratore o ai medesimi fini
importa, distribuisce, vende, detiene a
scopo commerciale o imprenditoriale o
concede in locazione programmi contenuti
in supporti non contrassegnati dalla
Siae»; il secondo punisce con la
reclusione da uno a quattro anni chi
«riproduce, duplica, trasmette o
diffonde abusivamente, vende o pone
altrimenti in commercio, cede a
qualsiasi titolo o importa abusivamente
oltre cinquanta copie o esemplari di
opere tutelate dal diritto d’autore e da
diritti connessi».
Ebbene, per la Cassazione in primo luogo
è da escludere per i due studenti la
configurabilità del reato di
duplicazione abusiva, attribuibile non a
chi in origine aveva effettuato il
download, ma a chi semmai si era salvato
il programma dal server per poi farne
delle copie. Ma soprattutto «deve essere
escluso, nel caso in esame, che la
condotta degli autori della violazione
sia stata determinata da fini di lucro,
emergendo dall’accertamento di merito
che gli imputati non avevano tratto
alcun vantaggio economico dalla
predisposizione del server Ftp». Per
«fine di lucro», infatti, «deve
intendersi un fine di guadagno
economicamente apprezzabile o di
incremento patrimoniale da parte
dell’autore del fatto, che non può
identificarsi con un qualsiasi vantaggio
di genere; nè l’incremento patrimoniale
può identificarsi con il mero risparmio
di spesa derivante dall’uso di copie non
autorizzate di programmi o altre opere
dell’ingegno, al di fuori dello
svolgimento di un’attività economica da
parte dell’autore del fatto, anche se di
diversa natura, che connoti l’abuso».
Da quel momento in poi le reti
"peer-to-peer" si espansero sempre di
più, si adattarono velocemente alla
situazione e divennero tecnologicamente
più difficili da smantellare, spostando
l'obiettivo delle major sugli utenti.
Qualcuno ha cominciato ad affermare che
queste reti potevano diventare un modo
per consentire a malintenzionati di
nascondere la propria identità. Altri
dicevano che per essere completamente
immuni dalle major fosse necessario
creare una rete wireless ad hoc in cui
ogni unità o computer fosse connessa in
modo equivalente (peer-to-peer sense) a
quella vicina.
E' bene precisare che in Italia chiunque
effettua il download di un'opera
protetta dal diritto d'autore e la mette
in condivisione commette un illecito
penale (è l'art. 171, lett. a-bis, lda).
La norma è chiarissima: è punito
chiunque lo fa "senza averne diritto, a
qualsiasi scopo e in qualsiasi forma".
La pena è una multa da 51 a 2.065 euro,
ma è possibile evitare il processo
penale pagando la metà del massimo
previsto (quindi circa mille euro) e le
spese del procedimento. I programmi di
P2P più diffusi mettono automaticamente
in condivisione un file mentre questo
viene scaricato, per cui se viene
effettuato il download di materiale
protetto da diritto d'autore mediante
uno di essi si concretizza la
fattispecie penale.
Inoltre, la violazione del suddetto
articolo comporta altresì l'irrogazione
di una sanzione amministrativa pari al
doppio del prezzo di mercato dell'opera
o del supporto oggetto della violazione
(art. 174-bis lda), ma detta cifra non
può essere mai inferiore a 103 euro.
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PROBLEMATICHE DI SICUREZZA E
PRIVACY
Oltre agli attacchi che una rete
aperta può subire, anche i computer
che ad essa accedono possono essere
soggetti a problematiche di security
e privacy. Per la stessa filosofia
del P2P quasi tutti i programmi di
file-sharing richiedono per la
sopravvivenza del sistema di avere
sul proprio computer dei file
condivisi e che quindi possano
essere a disposizione degli utenti
che ne fanno richiesta. Questo
implica da un lato la condivisione
di un’area del disco sulla quale
mettere i file a disposizione,
dall’altro consentire il libero
accesso ad alcune porte del
computer. Già di per sé questo porta
ad avere un aumento dei problemi di
security, in quanto chiunque ha la
possibilità di entrare su quelle
porte. Se poi si considera l’enorme
incremento degli utenti e l’utilizzo
di linee a banda larga, ormai alla
portata di tutti, questi problemi,
che una volta potevano essere
trascurabili, diventano prioritari.
Ciò rende fondamentale l’utilizzo di
sistemi di difesa come antivirus,
firewall, programmi di pulizia dei
file di registro e di rimozione
degli agenti infettivi: virus,
spyware, trojan o malware.
- Infatti gli hacker
malintenzionati,Black Hat, sfruttano
queste tipo di reti per mandare dei
virus o degli spyware agli utenti
dei programmi P2P, infatti essi
creano dei programmi exe infettati e
li condividono.
- Più recenti sono i casi di musiche
MP3 infettate, una volta aperte
costringono il programma per
ascoltare musiche audio (es Media
Player, ma anche Real Player) di
scaricare un "aggiornamento" che
contiene invece dei virus.
Il migliore aiuto che si può dare a
questi sistemi di difesa è
costituito dalla propria cultura
informatica che consente di
riconoscere ed evitare
l’introduzione nel proprio computer
di questi agenti, invece di
scaricarli incautamente da altri
utenti del P2P. A volte il diritto
alla riservatezza può nascondere
l’azione di chi, non avendo
interesse allo sviluppo del P2P o
ritenendosi addirittura danneggiato
da esso, oppure per semplice
vandalismo, mette intenzionalmente
in condivisione file infetti,
corrotti o non corrispondenti a
quanto dichiarato.
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DIFESA DELLA PRIVACY
È fondamentale poi, a salvaguardia
della privacy, la propria attenzione
nell’evitare di condividere porzioni
di disco nelle quali incautamente
sono stati depositati dati personali
o aziendali (nel caso di chi
utilizza il computer dell’ufficio),
riferimenti a conti correnti o a
password. Una frase diventata famosa
riassume bene il concetto: “inutile
criminalizzare sistemi di
file-sharing, nati proprio come
strumento collaborativo, laddove è
assente una politica aziendale
improntata alla sicurezza e alla
conoscenza” (pubblicato sul Punto
Informatico del 29 ottobre 2004).
Fra i modi per tutelare la privacy,
si possono ricordare l'adozione di:
- un proxy per la connessione del
client che mascheri il vero IP
dell'utente,
- una rete di anonimato, come quella
offerta dal programma Tor (in cui il
proxy è comunque incluso),
- servizi che creano una Virtual
Private Network,
- installare software come I2Phex o
PeerGuardian,
- crittografia e offuscamento di
protocollo,
- una block-list degli indirizzi IP
ritenuti malevoli da inserire nel
client stesso (qualora esso supporti
tale funzionalità),
- caricare liste di server (file di
testo con estensione .met) da siti
che certificano i server e i
contenuti.
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CONTROLLO DA REMOTO
Diversi programmi peer-to-peer
permettono il controllo da remoto.
L'utente può regolare le opzioni di
connessione, la banda, scaricare
file e metterli in condivisione.
Se la connessione è a IP dinamico,
per collegarsi da remoto è
necessario conoscer ogni variazione
dell'indirizzo IP da raggiungere, ad
esempio tramite un servizio di DNS
dinamico.
Per conoscere il proprio indirizzo
IP (ammettendo di non essere dietro
un router o comunque un dispositivo
che effettui il NAT, che
assegnerebbe al computer un
indirizzo privato), nei sistemi
Microsoft Windows esistono comandi
eseguibili dal prompt di DOS (ipconfig/all"
e "netstat -n"), su sistemi Unix
come MAC OS X e FreeBSD oppure
Unix-like come GNU/Linux, si può
ricorrere il comando "ifconfig -a"
in una shell (a volte si rende
necessario avere i privilegi di
amministratore).