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IMMAGINE |
NOME |
ANNO |
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Ave
Maria |
1891 |
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Da dove
veniamo? Chi siamo? Dove andiamo? |
1897 |
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Giorno
di Dio |
1894 |
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Il
Cristo giallo |
1889 |
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La
visione dopo il sermone |
1888 |
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Lo
spirito dei morti veglia |
1892 |
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Paul
Gauguin (Parigi, 7 giugno 1848 – Hiva Oa, 8 maggio
1903) è stato un pittore francese.
Formatosi, dalla metà degli anni Settanta,
nell’Impressionismo, si distaccò dall’espressione
naturalistica accentuando progressivamente
l’astrazione della visione pittorica, realizzata in
forme piatte di colore puro e semplificate con la
rinuncia alla prospettiva e agli effetti di luce e
di ombra, secondo uno stile che fu chiamato
sintetismo o cloisonnisme, al quale rimase sempre
fedele pur sviluppandolo durante tutta la sua vita e
portandolo a piena maturità nelle isole dei mari del
Sud, quando egli si propose il tema di rappresentare
artisticamente l’accordo armonico della vita umana
con quella di tutte le forme naturali, secondo una
concezione allora ritenuta tipica delle popolazioni
primitive.
I pittori nabis e i simbolisti si richiamarono
esplicitamente a lui, mentre la libertà decorativa
delle sue composizioni aprì la via all’Art Nouveau,
così come il suo trattamento della superficie lo
rese un precursore del fauvismo e la semplificazione
delle forme fu tenuta presente da tutta la pittura
del Novecento.
Paul Gauguin nasce a Parigi il 7 giugno 1848 nella
casa di rue Notre-Dame-de-Lorette 56, secondogenito
del giornalista liberale, originario di Orléans,
Clovis Gauguin (1814-1849) e di Aline Marie Chazal
(1831-1867), figlia dell'incisore francese André
Chazal e della scrittrice peruviana Flora Tristán,
socialista, femminista ante-litteram e sostenitrice
dell'amore libero.
L'avvento al potere di Luigi Bonaparte convince
Clovis Gauguin ad abbandonare la Francia e a
trasferirsi con la famiglia in Perù: egli muore il
30 ottobre 1849 durante il viaggio in piroscafo: la
vedova e i figli Paul e Marie Marceline sono ospiti
a Lima della famiglia materna. Alla morte, avvenuta
ad Orléans nel 1855, del nonno paterno Guillaume,
che lascia eredi Aline Chazal e i suoi figli, la
famiglia ritorna in Francia, ospiti dello zio
Isidore Gauguin.
A Orléans, Paul studia nel Petit-Séminaire dal 1859
e nel 1865 partecipa al concorso per entrare nella
scuola navale, ma non supera l'esame. Il 7 dicembre
s'imbarca allora come allievo pilota in un
mercantile che viaggia da Le Havre a Rio de Janeiro:
a questo, seguono altri viaggi finché, dopo la morte
della madre, avvenuta nel 1867, il 26 febbraio 1868
si arruola nella marina militare, prestando servizio
a bordo della corvetta Jéröme Napoleon e
partecipando alla successiva guerra
franco-prussiana.
Smobilitato, nel 1871 si stabilisce a Parigi dove,
attraverso la raccomandazione del tutore Gustave
Arosa, che è anche un collezionista d'arte,
s'impiega nell'agenzia di cambio Bertin: qui conosce
il pittore Émile Schuffenecker. È in questo periodo
che, autodidatta, inizia a dipingere, ospite del
tutore nella sua proprietà di Saint-Cloud, insieme
con la figlia di questi, Marguerite Arosa.
Nel 1873 conosce a Parigi e sposa, sia civilmente
che con rito luterano, il 22 novembre, Mette Sophie
Gad, una cittadina danese, allora governante e dama
di compagnia della moglie del futuro (1875-1894)
Presidente del Consiglio danese Jacob Estrup, dalla
quale avrà cinque figli: Émile (1874), Aline
(1877-1897), Clovis (1879-1900), Jean-René (1881) e
Paul, chiamato anche Pola (1883). Anche Jean-René e
Pola seguiranno, dopo la morte del padre, la
carriera artistica.
Appassionato d'arte, nel 1874 si iscrive
all'«Accademia Colarossi» e frequenta anche il
pittore Camille Pissarro, i cui consigli gli sono
preziosi, così come quelli dello scultore, suo
vicino di casa, Bouillot: acquista tele di pittori
impressionisti e partecipa, nel 1879, alla quarta
mostra impressionista con una scultura.
Per quanto capisca che la pittura impressionista non
si adatti al proprio temperamento, replica le sue
partecipazioni alle successive rassegne: alla quinta
mostra degli impressionisti, nel 1880, presenta
un'altra scultura e sette dipinti, nel 1881 presenta
due sculture e otto tele, fra le quali il Nudo di
donna che cuce, ove la luce è ancora impressionista
ma sono ben marcati gli accenti realistici, e la
varietà dei colori utilizzati lo denuncia come poco
portato ai trapassi di tono. Il dipinto viene
tuttavia notato dallo scrittore Joris-Karl Huysmans
che ne scrive con ammirazione nella rivista «Art
moderne»:
« L'anno scorso, M. Gauguin espose per la prima
volta; era una serie di paesaggi, una diluizione di
opere ancora incerte di Pissarro; quest'anno, M.
Gauguin si presenta con una tela tutta sua, che
rivela un incontestabile temperamento di pittore
moderno. Porta il titolo: Studio di nudo: non ho
timore di affermare che tra i pittori contemporanei
che hanno lavorato sul nudo, nessuno ha ancora dato
una nota così veemente [...] Che verità, in ogni
parte del corpo, in quel ventre un po' grosso che
cade sulle gambe »
Alla settima mostra, nel 1882, presenta una scultura
e dodici tele, fra le quali il Vaso con fiori alla
finestra, oggi al Louvre.
La crisi economica che investe l'Europa ha un
riflesso anche nella vita di Gauguin che, nel
gennaio del 1883, dopo un drammatico crollo della
Borsa di Parigi, viene licenziato, come l'amico
pittore Schuffenecker, dall'agenzia Bertin: per far
fronte alla difficile situazione familiare, in un
primo tempo si trasferisce a Rouen, poi rimanda a
Copenaghen la moglie e i figli che raggiunge l'anno
dopo, nel 1884, avendo lì ottenuto un lavoro di
rappresentante. Ma gli affari non vanno bene e
allora, nel 1885, ritorna a Parigi con il figlio
Clovis. Le difficoltà di guadagnarsi da vivere lo
spingono in primo tempo a stabilirsi per tre mesi in
Inghilterra, poi ad accettare a Parigi un lavoro di
attacchino di manifesti: a causa dell'impossibilità
di pagarsi la pensione, cambia spesso alloggio ed è
anche ospite nella casa di Schuffenecker. Con tutto
ciò, non trascura la pittura e nel maggio del 1886
partecipa all'ottava e ultima mostra degli
impressionisti, esponendo diciotto dipinti: uno di
questi è le Mucche in un pantano, ora nella Galleria
d'Arte Moderna di Milano.
In giugno soggiorna a Pont-Aven, in Bretagna, dove
conosce il pittore Charles Laval; tornato a novembre
a Parigi, conosce Théo van Gogh, che gestisce una
piccola galleria d'arte, e Vincent van Gogh.
Nuovamente deciso a cercare fortuna fuori della
Francia, il 10 aprile 1887, dopo aver rimandato il
figlio Clovis a Copenaghen dalla madre, parte per
l'America insieme con il pittore Charles Laval. A
Panamá sono in corso i lavori per la costruzione del
canale e Gauguin per più di un mese si guadagna da
vivere come sterratore; in estate, con Laval, parte
per la Martinica, dove dipinge una ventina di tele,
finché a novembre, senza soldi, s'ingaggia come
marinaio in una nave che lo riporta in Francia,
nuovamente ospite, a Parigi, di Schuffenecker.
Il breve soggiorno in Martinica segna un ulteriore
distacco della pittura di Gauguin dai principi
dell'Impressionismo, come mostrano le tele lì
dipinte, esposte nella galleria parigina di Théo van
Gogh. Come scrisse successivamente un critico
d'arte, egli semplificò i colori, istituendo forti
contrasti, che l'amico e primo mentore,
l'impressionista Pissarro, giustificò con il fatto
che nei paesi tropicali come la Martinica la forma
viene assorbita dalla luce, cosicché le sfumature di
tono sono impercettibili e allora occorre ripiegare
sui contrasti di colore, ma si tratta in realtà, per
Gauguin, di una consapevole presa di distanze dalla
pittura impressionista. Vincent van Gogh, giudicando
quei quadri, vi trovò «un'immensa poesia [...]
qualcosa di gentile, di sconsolato, di meraviglioso»
e rilevò il «turbamento» di Gauguin di fronte al
mancato apprezzamento delle sue opere.
Rifiutato l'invito di van Gogh di andare a vivere ad
Arles, Gauguin riparte nuovamente, nel febbraio
1888, per Pont-Aven. Della Bretagna e di Pont-Aven -
oltre all'ampio credito che la pensione Gloanec,
dove alloggia e allestisce lo studio, gli accorda -
lo attira «l'elemento selvaggio e primitivo. Quando
i miei zoccoli risuonano su questo granito, sento
l'eco attutito e potente che vorrei ottenere quando
dipingo».
In estate, Pont-Aven si popola di pittori e Gauguin
viene raggiunto anche da Charles Laval. Conoscenza
decisiva è però quella del giovanissimo Émile
Bernard, che in agosto si reca da Saint-Briac nel
villaggio bretone portando con sé alcune tele. Egli,
insieme con l'amico pittore Anquetin, aveva
elaborato un nuovo stile neo-impressionista:
« Quando uno spettacolo naturale viene
esageratamente accentuato, finisce per assumere un
tono troppo realistico, così che colpisce i nostri
occhi a detrimento della mente. Dobbiamo cercare di
semplificarlo per poterne penetrare il significato.
Io avevo due modi per ottenere tutto questo. Il
primo modo consisteva nell'osservare la natura
semplificandola al massimo, riducendo le sue linee a
eloquenti contrasti, le sue sfumature ai sette
colori fondamentali del prisma. Il secondo sistema
consisteva nell'affidarsi alle idee e alla memoria,
liberandosi da qualsiasi contatto diretto. La prima
possibilità comportava una calligrafia semplificata
che si proponeva di affermare il simbolismo inerente
alla pittura, la seconda era l'atto della mia
volontà, che esprimeva, con mezzi analoghi, la mia
sensibilità, la mia immaginazione, la mia anima »
Già mesi prima, nel maggio 1888, il critico Eduard
Dujardin si era espresso in termini altamente
elogiativi nei confronti della nuova espressione
d'arte, che chiamò cloisonnisme ed attribuì
esclusivamente ad Anquetin:
« questi quadri danno l'impressione di una
pittura decorativa, un tracciato esterno, un colore
violento e di getto richiamano inevitabilmente l'imagerie
e le giapponeserie. Poi, sotto il tono ieratico del
disegno e del colore, s'intuisce una verità
sorprendente che si libera dal romanticismo della
passione, e soprattutto, poco a poco, la nostra
analisi viene richiamata sulla costruzione
intenzionale, razionale, intellettuale e sistematica
[...] il pittore traccerà il disegno entro linee
chiuse entro cui porrà diversi toni, la
sovrapposizione dei quali darà la sensazione della
colorazione generale ricercata, poiché colore e
disegno si compenetrano a vicenda. Il lavoro di
questo pittore è qualcosa come una pittura per
compartimenti simile al cloisonné, e la sua tecnica
risulterà una specie di cloisonnisme »
Gauguin è favorevolmente impressionato dallo stile
di Bernard, come scrive a Schuffenecker il 14
agosto: «C'è qui il giovane Bernard che ha
portato da Saint-Briac alcune cose interessanti.
Ecco un individuo che non ha paura di nulla [...] I
miei recenti lavori sono sulla buona strada; credo
che vi troverete un tono particolare, o meglio una
conferma delle mie indagini precedenti, la sintesi
di una forma e di un colore che tiene conto solo
dell'elemento dominante».
Gauguin fu colpito in particolare da un quadro
dipinto da Bernard a Pont-Aven, Donne bretoni in un
prato, che egli si fece offrire in cambio di una sua
tela. Su uno sfondo verde e piatto, Bernard aveva
accentuato i contorni delle masse delle figure e dei
vestiti, senza modellare le forme, ottenendo così
una forte astrazione dell'immagine. Il dipinto che
Gauguin portò a termine nel settembre 1888, la Lotta
di Giacobbe con l'angelo, è certamente debitore del
quadro di Bernard, che nei suoi Ricordi inediti non
manca di rilevarlo: nella Lotta di Giacobbe con
l'angelo, Gauguin «aveva semplicemente messo in
atto non la teoria colorata di cui gli avevo
parlato, ma lo stile precipuo delle mie Donne
bretoni in un prato, dopo aver stabilito un fondo
del tutto rosso in luogo del mio giallo-verde. In
primo piano mise le mie stesse grandi figure dalle
cuffie monumentali di castellane».
Gauguin si disse invece convinto di aver fatto
qualcosa di assolutamente nuovo, che segnava il suo
cosciente abbandono della maniera impressionista.
Spiegava che il dipinto rappresentava delle donne
che, dopo aver ascoltato il sermone del loro
parroco, immaginavano di assistere all'episodio
biblico: «il paesaggio e la lotta dei due
contendenti esistono solo nell'immaginazione di
questa gente che prega, è il risultato del sermone.
Ecco perché vi è un contrasto fra quelle donne reali
e la lotta di Giacobbe e l'angelo inserita nel
paesaggio, che resta irreale e sproporzionata».
Pissarro, da parte sua, criticò l'opera per mancanza
di originalità e per aver fatto un passo indietro
rispetto alle moderne tendenze, rimproverandogli di
aver «rubacchiato ai pittori giapponesi, ai
bizantini e ad altri; gli rimprovero di non aver
applicato la sua sintesi alla nostra filosofia
moderna, che è assolutamente sociale,
anti-autoritaria e anti-mistica».
Durante i tre mesi passati a Parigi, riceve l'invito
di esporre alla mostra dei XX tenuta nel febbraio
1889 a Bruxelles: vi spedisce dodici tele, ma i suoi
dipinti, che rimangono tutti invenduti, con i loro
prati rossi, gli alberi blu e i cieli gialli,
provocano l'ilarità del pubblico ma l'apprezzamento
del critico Maus: «Esprimo la mia sincera
ammirazione per Paul Gauguin, uno dei coloristi più
raffinati che io conosca e il pittore più alieno dai
consueti trucchi che esista. L'elemento primitivo
della sua pittura mi attrae come mi attrae l'incanto
delle sue armonie. Vi è in lui del Cézanne e del
Guillaumin; ma le sue tele più recenti testimoniano
che si è avuta un'evoluzione rispetto a quelli e che
già l'artista si è liberato da tutte le influenze
ossessive».
Tornato in aprile a Pont-Aven, a maggio ritorna
ancora a Parigi - in quell'anno, centenario della
Rivoluzione, si teneva l'Esposizione Internazionale
con l'inaugurazione della Tour Eiffel - per
organizzare la mostra del Gruppo impressionista e
sintetista nei locali del Caffé Volpini: vi
partecipano anche Louis Anquetin, Émile Bernard,
Léon Fauché, Charles Laval, Daniel de Monfreid,
Louis Roy ed Émile Schuffenecker. Il critico Fénéon
sostenne che Gauguin era influenzato da Anquetin -
«un'influenza puramente formale, perché nelle sue
opere abili e di gusto decorativo, non sembra
circolare la minima emozione» - mentre Albert
Aurier rilevò in Gauguin, Bernard e Anquetin «una
netta tendenza al sintetismo del disegno, della
composizione e del colore, così come alla ricerca
dei mezzi di semplificazione di espressione».
Nessuno degli espositori, malgrado il nome dato al
gruppo, era comunque un impressionista e infatti la
mostra ebbe la disapprovazione dei «veri»
impressionisti, Pissarro in testa. Così, senza che
nessuno degli espositori fosse riuscito a vendere un
solo quadro, Gauguin ritornò a Pont-Aven e di qui si
trasferì in autunno nel vicino Le Pouldu, allora un
minuscolo villaggio, anch'esso affacciato
sull'Oceano.
Composto nel 1889 è, tra gli altri, La belle Angèle,
ossia Angèle Satre, moglie del sindaco di Pont-Aven,
dipinto lodato da van Gogh per quel «qualcosa di
così fresco e, ancora, contadinesco, che è bello a
vedersi». Il ritratto è iscritto in una sorta di
cerchio magico, spostato a destra per far posto, a
sinistra, alla raffigurazione di un idolo orientale,
come a istituire un'analogia tra le due immagini e
alludere a un'ansia mistica del pittore.
Egli è il leader incontestato di un gruppo di
giovani pittori, Sérusier, Meyer de Haan, Roy,
Charles Filliger, Laval, Maxime Maufra, ai quali
s'impone tanto per il suo prestigio che per la sua
maggiore età e per una sua certa arrogante durezza
di carattere, ma non nasconde la sua amarezza per il
mancato riconoscimento pubblico della sua arte.
Vuole allontanarsi dalla Francia, dalla quale poco
spera: fa domanda al governo francese per essere
inviato come colono nel Tonchino, i territori
indocinesi sottoposti dal 1884 a protettorato
francese, ma la sua domanda viene respinta. Per
intanto, nel gennaio 1890, torna a Parigi, ancora
una volta ospitato da Schuffanecker. |
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