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Manet - Selezionare l'immagine per ingrandirla:

 
 
 
IMMAGINE NOME ANNO
Il bar delle Folies-Bergère 1882
Colazione sull'erba 1863
Monet che dipinge sulla sua barca 1874
Olympia 1863
 
 
 
 
 
 

Approfondimento:

 
 

Édouard Manet (Parigi, 23 gennaio 1832 – Parigi, 30 aprile 1883) è stato un pittore francese.

È conosciuto come il padre dell'Impressionismo, sebbene egli stesso non abbia mai voluto essere identificato col gruppo degli Impressionisti, né partecipò mai alle loro esposizioni. Questo perché, per tutta la vita, preferì avere un riconoscimento ufficiale davanti allo Stato mediante l'ammissione al Salon, e non "attraverso sotterfugi", come lui stesso affermò.

Édouard Manet nacque a Parigi nel 1832 in una famiglia ricca e influente. La madre, Eugénie-Desirée Fournier, era la figlia del principe di Svezia, Charles Bernadotte, dal quale discendono gli odierni principi svedesi. Il padre, Auguste Manet, era un giudice che avrebbe voluto che Édouard intraprendesse la sua stessa carriera. Lo zio, Charles Fournier, lo portava a visitare il Louvre. Il giovane presto espresse il desiderio di entrare alla prestigiosa École des Beaux Arts, ma come risposta, il genitore lo fece imbarcare su una nave. Il viaggio,che durò più di un anno, fortificò ancor di più le aspirazioni di Manet, che al ritorno ottenne finalmente il permesso di studiare arte presso il celebre pittore Thomas Couture, che aveva ottenuto successo al Salon nel 1850. Lo stile accademico e banalissimo di Couture, però, mal si sarebbero adattati all'indole del giovane Manet, che lasciò il suo maestro polemicamente, dopo sei anni. Passato all'Academie, ebbe modo di seguire le lezioni del celebre Leon Bonnat, e di lì a poco conobbe i suoi futuri compagni impressionisti (Monet, Sisley, Cezanne, Pissarro) ed i letterati ad essi legati ( Emile Zola e Stéphane Mallarmé su tutti),coi quali strinse durevoli amicizie.

Viaggò in Germania, Italia ,Spagna e Olanda dove conobbe le opere di Frans Hals, Diego Velázquez e Francisco Goya.

Divenne amico degli impressionisti Edgar Degas, Claude Monet, Pierre-Auguste Renoir, Alfred Sisley, Paul Cézanne e Camille Pissarro, attraverso la pittrice Berthe Morisot, che introdusse l'artista nel gruppo. La Morisot convinse Manet a dedicarsi alla pittura en-plein-air, conosciuta grazie a Camille Corot: fu anche fonte di ispirazione per alcuni spunti tecnici che l'artista introdusse nelle proprie opere. Nel 1874 Berthe sposò il fratello di Manet, Eugene.

Nel 1863 Edouard sposò Suzanne Leenhoff, una pianista olandese sua coetanea, con la quale aveva già una relazione da dieci anni: Suzanne era stata assunta dal padre di Manet per insegnare a suonare il pianoforte ad Edouard e al fratello minore. Nel 1852 Suzanne ebbe un figlio al di fuori del matrimonio, Leon Koella Leenhoff, il cui padre avrebbe potuto essere uno dei fratelli Manet. Il ragazzo posò più volte per l'artista.

Nel 1881, su suggerimento di Antonin Proust, amico dell'artista, il governo francese insignì Manet della Legion d'onore.

Manet morì per sifilide e reumatismi non curati, contratti a quarant'anni (o, secondo alcuni, addirittura in gioventù, quando era imbarcato sulla nave). La malattia gli causò forti dolori e una parziale paralisi negli ultimi anni di vita. Il 6 aprile 1883, dopo un estenuante tira-e-molla, gli venne amputato il piede sinistro, ma l'operazione non servì a risparmiarlo dalla morte, che sopraggiunse quasi un mese dopo, il 30 aprile 1883, dopo un'interminabile agonia sboccata nel coma.

Le sue ultime parole prima di perdere conoscenza e sprofondare nel coma, furono di rimpianto per l'ostilità del suo avversario Cabanel: "Sta bene, quello!". Venne sepolto nel Cimitero di Passy, ed accanto a lui, anni dopo, saranno sepolti sia il fratello Eugene che Berthe Morisot.

Nel 1856 aprì il suo studio: in questo periodo, il suo stile era caratterizzato da pennellate libere, dettagli stilizzati e assenza di sfumature. Adottò lo stile realista di Gustave Courbet, in particolare nel dipinto Il bevitore di assenzio (1858-1859) e in altri soggetti come accattoni, cantanti, zingari, persone nei caffè, e combattimenti di tori. Raramente dipinse scene religiose o mitologiche o storiche: un raro esempio è il "Cristo Con Angeli" (1858-1859), conservato al Metropolitan Museum of Art di New York.

L'opera, realizzata nel 1863, venne presentata al Salon di Parigi, da cui venne respinta: entro lo stesso anno, il dipinto venne esposto al Salon des Refusés, voluto dall'imperatore Napoleone III dopo che il Salon ufficiale rifiutò oltre quattromila opere solo nel 1863.

La giustapposizione di due uomini ben vestiti e due donne quasi nude fu contestata, non tanto perché conferisce un senso di erotismo ma piuttosto perché rappresentano persone di quell'epoca: le donne rappresentate sono due modelle e i due uomini sono giovani studenti (lo si puo notare dal modo di vestire). L'opera venne contrastata anche per la mancanza di prospettiva (il senso di profondità è dato soltanto dalla presenza delgi alberi) e dal fatto che non si distinguono bene le varie parti del quadro (non si capisce dove finisca l'erba e dove inizi l'acqua); ciò fa si che i personaggi sembrino sollevati da terra. Il dipinto si distingue anche per il trattamento rapido, quasi da abbozzo, che lo distingueva dai lavori del maestro Gustave Courbet. Allo stesso tempo, la composizione rivela gli studi dai grandi maestri, come la disposizione delle figure che riprende le incisioni di Marcantonio Raimondi, ispirate da Raffaello Sanzio, o La tempesta di Giorgione, che raffigura un uomo in uniforme e una donna nuda che allatta un bambino.

Diversamente dal gruppo Impressionista, Manet riteneva che gli artisti moderni dovessero esporre al Salon, piuttosto che abbandonarlo per le mostre indipendenti. Tuttavia, quando Manet venne escluso dall'esposizione internazionale del 1867, organizzò una propria mostra personale.

Sebbene i suoi lavori influenzarono e anticiparono lo stile impressionista, non volle essere coinvolto nelle mostre del gruppo, da una parte perché non voleva essere considerato come rappresentante del gruppo, dall'altra perché avrebbe preferito esporre al Salon.

Manet realizzò diversi dipinti raffiguranti scene di bar, fresche osservazioni della vita sociale del XIX secolo a Parigi: persone che bevono, ascoltano musica, si corteggiano, leggono, aspettano. Molti di questi dipinti sono basati su rapidi studi dal vivo: spesso l'artista si recava alla Brasserie Reichshoffen, sul boulevard de Rochechouart, oppure al ristorante lungo la Avenue de Clichy, Pere Lathuille, dove si poteva pranzare all'aperto.

Un altro soggetto trattato erano le attività della borghesia, come i balli in maschera o le corse campestri, oppure le strade o le stazioni di Parigi.

Nel 1882, Manet realizzò Il bar delle Folies-Bergère e lo espose al Salon dello stesso anno.
 
 
 
 
   

 
 

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