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IMMAGINE |
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Cristo
morto |
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Madonna
col bambino e un coro di cherubini |
1486 |
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Andrea
Mantegna (Isola di Carturo, 1431 – Mantova, 13
settembre 1506) è stato un pittore e incisore
veneziano.
L'irreprensibile, come lo chiamavano alcuni suoi
contemporanei, si formò nella bottega padovana dello
Squarcione, dove matura il gusto per la citazione
archeologica; venne a contatto con le novità dei
toscani di passaggio in città: Fra Filippo Lippi,
Paolo Uccello, Andrea del Castagno, e sopra tutti
Donatello. Mantegna si distinse per la perfetta
impaginazione prospettica, il gusto per il disegno
nettamente delineato e per la forma monumentale
delle figure, con forti analogie con l'opera di
Melozzo da Forlì. Il contatto con le opere di Piero
della Francesca, avvenuto a Ferrara, marcò ancora di
più i suoi risultati sullo studio prospettico tanto
da raggiungere livelli "illusionistici", che saranno
tipici di tutta la pittura nord italiana. Sempre a
Ferrara, poté conoscere il patetismo delle opere di
Rogier van der Weyden rintracciabili nella sua
pittura devozionale; attraverso la conoscenza delle
opere di Giovanni Bellini, di cui sposerà la
sorella, le forme dei suoi personaggi si
addolciscono, senza perdere monumentalità, e vengono
inserite in scenografie più ariose.
Nasce nel 1431, (la data si ricava in base
all'iscrizione: "Andreas Mantinea Pat. an. septem et
decem natus sua manu pinxit M.CCCC.XLVIII" copiata
nel 1560 da Bernardino Scardeone sulla pala,
perduta, di un altare della chiesa padovana di Santa
Sofia) da Biagio, falegname e originario di Isola di
Carturo, un borgo che faceva parte del contado
vicentino. Nel 1441 è citato nei documenti padovani
come apprendista e figlio adottivo del pittore
Francesco Squarcione, infatti verso il 1445 si
iscrive alla fraglia padovana dei pittori, citato
appunto come figlio dello Squarcione.
Dalla nativa Padova ebbe un'educazione classica, che
arricchisce con l'osservazione diretta di opere
classiche, delle opere padovane di Donatello, e la
pratica del disegno con influssi fiorentini (tratto
deciso e sicuro) e tedeschi (tendenza alla
rappresentazione scultorea). Nel 1447 è a Venezia
con lo Squarcione. Nel 1448 si libera
definitivamente della tutela dello Squarcione, di
quell'anno è la Pala di Santa Sofia per l'altare
maggiore dell'omonima chiesa padovana, distrutta nel
XVII secolo; sempre di quello stesso anno è la firma
del contratto da parte del fratello Tomaso Mantegna
per la decorazione della cappella della famiglia
Ovetari nella chiesa degli Eremitani a Padova, con
le Storie di san Giacomo e di san Cristoforo.
Soggiorna a Ferrara nel 1449, al servizio di
Leonello d'Este, dove conosce le opere di Piero
della Francesca e di Rogier van der Weyden. Il 21
luglio 1452 termina la lunetta con i Santi Antonio e
Bernardino per il portale maggiore della basilica
del Santo a Padova, oggi conservata al Museo
antoniano.
Del 1453 è il Polittico di San Luca per la cappella
di San Luca nella basilica di Santa Giustina a
Padova, ora alla pinacoteca di Brera, pagato nel
1454; di quest'ultimo anno è la tavola con
Sant'Eufemia al museo di Capodimonte di Napoli,
parte di un più vasto dipinto trasportato da Padova
nella cattedrale di Montepeloso, oggi Irsina, da
Roberto de Arnabilibus, la santa, di monumentale
figura data dalla visione scorciata dal basso, è
inquadrata in un arco, con festoni di derivazione
squarcionesca, di saldo rigore prospettico.
Del 1455 inizia la decorazione della cappella
Ovetari nella chiesa degli Eremitani dedicata ai
santi Giacomo e Cristoforo, la decorazione venne
commissionata da Imperatrice Ovetari, vedova del
notaio Antonio, che aveva devoluto parte della sua
eredità alla decorazione della cappella. Nel 1448
ella convocò due pittori padovani, Niccolò Pizzolo e
Andrea Mantegna, e due veneziani, Antonio Vivarini e
Giovanni d'Alemagna, affidando a ciascuna coppia di
pittori la decorazione di metà cappella, nel 1450
con la morte di Giovanni d'Alemagna, Antonio
Vivarini lascia i lavori, dopo aver completato le
figure di evangelisti nella volta. Ai due
subentrarono Bono da Ferrara e Ansuino da Forlì.
Niccolò Pizzolo era stato aiuto di Fra Filippo Lippi
a Padova nel 1437, i suoi Padri della Chiesa
affrescati nel catino absidale della cappella sono
figure maestose costruite plasticamente raffigurati
come umanisti al lavoro nei loro studi, inquadrati
da cornici circolari scorciate illusionisticamente.
Mantegna eseguì tutte le scene con Storie di san
Giacomo e la fascia inferiore delle Storie di san
Cristoforo, iniziate da Bono da Ferrara e da Ansuino
da Forlì. Il ciclo è andato quasi interamente
distrutto l'11 marzo 1944 durante un bombardamento
della seconda guerra mondiale: restano del Mantegna
l'Assunzione e il Martirio di san Cristoforo, scene
staccate nel corso dell'ottocento, comunque l'opera
prima di venire distrutta poté essere fotografata
nel suo complesso. Di Ansuino è, invece, la Predica
di San Cristoforo. Gli affreschi della cappella
Ovetari sono stati ricostruiti e riesposti al
pubblico dal 2006, proprio a partire dall'importante
frammento di Ansuino.
Nell' Andata di San Giacomo al martirio la linea
dell'orizzonte è alta, come se si vedesse l'immagine
dal basso, e le immagini sono solide, voluminose,
quasi statuarie, a causa della fissità. Dietro ai
personaggi, in evidenza si trova una volta a botte
con cassettoni, un lato della quale si trova sopra
il punto di fuga, dando alla scena una certa
artificiosità; lo squarcio tra la folla, usato per
dare profondità, è una citazione di Donatello, il
pezzo antico come in tutte le altre scene viene
usato nella composizione per fornire una
ricostruzione storica degli eventi recuperando la
monumentalità del mondo romano che muta le figure in
statue.
Tra il 1457 e il 1459 eseguì le scene con Il
martirio di san Cristoforo e il Trasporto del corpo
decapitato del santo, i due episodi sono inseriti in
una loggia illusivamente costruita separati
unicamente da una colonna della cornice, il
paesaggio urbano, dominato da un palazzo ornato con
lapidi antiche, è più arioso rispetto ai precedenti
affreschi; a sinistra il santo è legato e addossato
a un'estremità, circondati dai carnefici le cui
frecce, anziché colpire il prigioniero, deviano da
ogni parte, una va perfino a conficcarsi nell'occhio
del tiranno alla finestra. A destra il corpo del
santo, decapitato, è trascinato per la via tra due
ali di folla.
La Pala per il coro della chiesa di San Zeno a
Verona venne commissionata da Gregorio Correr, abate
della chiesa nel 1456 e realizzata tra il 1457 e
1459. La cornice reale viene illusivamente
continuata dal portico, delimitato da colonne, in
cui è racchiusa la Sacra Conversazione; il Mantegna
fece inoltre aprire una finestra che illuminava la
pala da destra in modo da far coincidere
l'illuminazione reale con quella dipinta. Della
predella fanno parte le tre scene con Orazione
nell'orto e Resurrezione, a Tours, e Crocifissione,
al Louvre. Nell' Orazione il paesaggio è
pietrificato e desertico, quasi artificiale nella
modellazione delle rocce; Gesù prega su una roccia
simile ad un altare, sulla destra. Sullo sfondo si
vede Gerusalemme, i cui edifici erano copiati da
Roma e da Venezia, le mura restaurate.
Nel 1453 si sposa con Nicolosia Bellini, figlia di
Jacopo e sorella di Gentile e di Giovanni. Al 1456
risale la prima lettera di Ludovico Gonzaga. Tra il
1457 e il 1459 eseguì il San Sebastiano (Mantegna
Vienna), ora conservato a Vienna, che Roberto
Longhi, sottolineando la raffinata calligrafia,
datava al 1470 circa. Il santo trafitto è legato ai
resti di un edificio classico in rovina, una colonna
con capitello composito. Lo sfondo è un paesaggio
urbano: in basso una città classica in rovina, sopra
una fortezza, sopra alla quale si trova un'acropoli.
Nel 1459 si trasferisce a Mantova come pittore
ufficiale di corte, ma anche come consigliere
artistico e curatore delle raccolte d'arte, fino
alla morte. Le tre incisioni con la Deposizione
dalla croce, la Deposizione nel sepolcro e la
Discesa al Limbo sono forse studi per la decorazione
della distrutta cappella del castello; il trittico
degli Uffizi formato dall'Ascensione,
dall'Adorazione dei Magi e dalla Circoncisione,
messo insieme arbitrariamente, sarebbe ciò che
rimane di un'opera per la cappella del castello
citata nel 1464, oppure un'opera realizzata tra il
1466 e il 1467, anni in cui soggiorna due volte a
Firenze, per un membro della famiglia Medici.
Nel 1462 esegue la tavola con La morte della
Vergine, per la Cappella del Castello, ora al Prado;
in una semplice stanza che si apre su un paesaggio
lagunare colto dal vero, intorno al corpo della
vergine si dispongono gli apostoli, la naturalezza
della scene viene unita alla monumentalità dei
personaggi.
Tra il 1463 e il 1464 dirige i cantieri delle
residenze ducali di Cavriana e di Goito, ed sempre
di questo periodo è il ciclo omerico nel palazzo di
Revere. Nel settembre del 1464 Andrea Mantegna,
Felice Feliciano e Giovanni Marcanova, compiono una
gita in barca sul lago di Garda, coronati di fiori,
cantano, raccolgono epigrafi, invocano la memoria di
Marco Aurelio e visitano il tempio della Beata
Vergine a Garda a cui rendono grazie.
Tra il 1465 e il 1474, negli stessi anni cioè in cui
un altro grande della prospettiva, Melozzo da Forlì
lavora al Santuario di Loreto, realizza la
decorazione ad affresco della cosiddetta Camera
degli Sposi (Camera Picta) nel castello di San
Giorgio a Mantova, dedicata dal Mantegna a Ludovico
Gonzaga e a sua moglie Barbara di Brandeburgo: non
si esclude, in effetti, un influsso del Mantegna sul
Melozzo. L'utilizzo della prospettiva dà l'illusione
della presenza di un loggiato al posto delle pareti
e della volta. Le immagini sono delimitate da finte
architetture di paraste; la volta è affrescata come
se fosse sferoidale e presenta centralmente un oculo,
da cui si sporgono fanciulle, putti, un pavone ed un
vaso, che si stagliano sul cielo azzurro. Delle
false tende tirate rivelano le scene, che celebrano
l'elezione a cardinale di Francesco Gonzaga. Sulla
parete nord è ritratto il momento in cui Ludovico
riceve la notizia dell'elezione: grande è
l'attenzione ai particolari, alla veridicità,
all'esaltazione del lusso della corte. Sulla parete
ovest è rappresentato l'incontro, avvenuto nei
pressi della città di Bozzolo, tra il marchese e il
figlio cardinale; la scena ha una certa fissità,
determinata dai staticità dei personaggi ritratti di
profilo o di tre quarti per enfatizzare l'importanza
del momento; sullo sfondo è presente una Roma
idealizzata, come augurio per il Cardinale.
L'importanza del Mantegna è data dalla sua capacità
di coinvolgere emotivamente e quasi fisicamente
l'osservatore della scena, rendendola quasi reale ed
animata.
Nel 1466 è a Firenze e a Siena. Di questi anni è il
Cristo morto di Brera. Nel 1480 circa esegue il San
Sebastiano donato nel 1481 alla chiesa di Aigueperse
in occasione delle nozze di Chiara Gonzaga, con
Gilbert di Borbone, conte di Montpensier, ora al
Louvre. Del 1466 circa è la Vergine delle strade
agli Uffizi. Nel 1480 circa realizza il San
Sebastiano (Mantegna), ora conservato al Louvre, in
occasione del matrimonio, svoltosi l'anno
successivo, tra Chiara Gonzaga e Gilbert de Bourbon,
conte di Montpensier e destinato alla chiesa
d'Aigueperse en Auvergne.
Le nove tele con i Trionfi di Cesare, tutte
conservate nel Palazzo Reale di Hampton Court a
Londra, in cui la passione antiquaria si unisce
all'eredità medievale dell'ostentazione di
prestigio, vennero iniziate nel 1486, ancora in
lavorazione nel 1492, rese pubbliche in parte nel
1501 e comunque concluse entro il 1505.
Fra il 1488 e il 1490 è a Roma e lavora alla
decorazione della cappella di Innocenzo VIII al
Belvedere, ora scomparsa. Tornato a Mantova nel 1490
inizia la decorazione della residenza di Marmirolo.
Tra il 1490 e il 1500 sono i monocromi a soggetto
biblico, custoditi al Museo di Cincinnati, alla
National Gallery di Dublino, a Vienna, al Louvre e
alla National Gallery di Londra. Tra il 1495 e il
1500 è il Cristo morto sorretto da due angeli di
Copenaghen.
Del 1496 è la Madonna della vittoria, ex-voto di
Francesco II Gonzaga per la cappella dedicata a
Santa Maria della Vittoria a Mantova per commemorare
la battaglia di Fornovo del 1495. Del 1497 è la
Madonna Trivulzio, pala per l'altare maggiore della
chiesa di Santa Maria in Organo a Verona e oggi nel
Civico Museo d'Arte Antica del Castello Sforzesco di
Milano.
Per il primo Studiolo di Isabella d'Este nel
Castello di San Giorgio esegue le tavole con Marte e
Venere, detta il Parnaso, nel 1497, Minerva che
scaccia i Vizi dal giardino delle Virtù nel 1502. |
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