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IMMAGINE |
NOME |
ANNO |
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Autoritratto |
1917 |
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Colazione in giardino |
1873 |
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Donne in giardino |
1867 |
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La
Gare Saint-Lazare |
1877 |
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Impression, soleil levant |
1872 |
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Spiaggia a Sainte-Adresse |
1867 |
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Claude Oscar Monet (Parigi, 14 novembre 1840 –
Giverny, 6 dicembre 1926) è stato un pittore
francese, tra i maggiori esponenti
dell'Impressionismo.
Nasce a Parigi, in rue Laffitte 45-47 secondo figlio
di Claude Auguste, proprietario di una drogheria, e
di Louise Justine Aubry. La famiglia Monet si
trasferisce nel 1845 a Le Havre dove il padre inizia
a gestire un negozio di drogheria e di forniture
marittime insieme con il cognato Jacques Lecadre. A
quindici anni comincia a disegnare, a matita e
carboncino, e a vendere caricature, alla buona somma
di 10 o 20 franchi l'una, di personaggi della città,
acquistando una certa fama e un discreto gruzzolo.
Nel 1854 studia disegno con Jacques François Ochard,
insegnante nella scuola frequentata da Monet e
allievo di David, e conosce il pittore Eugène Boudin,
il suo vero, primo maestro, che gli insegna come
ogni cosa dipinta sul posto abbia sempre una forza,
un potere, una vivacità di tocco che non si
ritrovano più all'interno dello studio; lo indirizza
così alla pittura del paesaggio en plein air; con
lui, espone a Rouen la sua prima tela, Veduta di
Rouelles.
Monet scriverà poi che Boudin "con instancabile
gentilezza, intraprese la sua opera di insegnamento.
I miei occhi finalmente si aprirono e compresi
veramente la natura; imparai al tempo stesso ad
amarla. L'analizzai con una matita nelle sue forme,
la studiai nelle sue colorazioni. Sei mesi dopo
[...] annunciai a mio padre che desideravo diventare
un pittore e che mi sarei stabilito a Parigi per
imparare".
Nel 1866 presenta al Salon di Parigi due tele, il
ritratto di Camille in abito verde, un interno che
ottiene l'approvazione di Émile Zola e di Édouard
Manet, e Saint Germain l'Auxerrois, dipinto da una
terrazza del Louvre, dove protagonista è il brillare
della luce nelle foglie degli alberi.
Inizia a dipingere all'aperto Donne in giardino,
dove Camille è l'unica modella delle quattro donne
rappresentate nel dipinto; rifiutato l'anno dopo dal
Salon, gli viene comprato da Bazille per 2.500
franchi; tornato molti anni dopo in possesso di
Monet, lo venderà nel 1921 allo Stato francese per
200.000 franchi. Una ripresa fotografica del
giardino gli ha suggerito la profondità dello spazio
ma Monet è interessato soltanto ai piani e ai
colori: eliminato anche il rilievo, il risultato dà
nel mosaico, perché ai colori mancano gli effetti di
tono e la luce non vibra nella penombra e non
penetra le figure e gli oggetti.
Nel giugno 1867 lascia momentaneamente Camille, che
da lui aspetta un figlio, per andare ad abitare a
Sainte-Adresse con la zia; l'8 agosto nasce il
figlio Jean e Monet va a Parigi, abitando con Renoir
e Bazille. Nel 1868 espone al Salon la Nave che
lascia il porto di Le Havre; si trasferisce con
Camille e il figlio prima a Fécamp e poi a Étretat
per sfuggire ai creditori; arriva a tentare il
suicidio nel giugno: è aiutato da Renoir e dal
mercante Gaudibert, che gli compra delle tele, gli
commissiona il ritratto della moglie e gli procura
una casa a Saint-Michel, presso Bougival, sulla
Senna, dove abita insieme con Renoir.
Qui, in riva alla Senna, dipingono entrambi gli
effetti della riflessione della luce sull'acqua; ne
La Grenouillère - lo stagno delle rane - uno
stabilimento balneare di Bougival, le rapide e
decise pennellate che accostano le differenze tonali
e cromatiche realizzano una superficie liquida
dinamica ed evidenziano i contrasti di luce e di
ombra ma l'eccesso di nero utilizzato da Monet
impedisce ancora di ottenere trasparenza dalle
ombre; lo sfondo, malgrado l'intensa colorazione
verde-oro del fogliame, manca di vibrazioni luminose
e non riesce ad raccordarsi in una visione unitaria
con la centralità del dipinto.
Il 26 giugno 1870 sposa Camille e la famiglia si
trasferisce a Trouville, in Normandia; scoppiata la
guerra con la Prussia, per evitare il richiamo alle
armi, va a Londra, dove ritrova Daubigny e Pissarro,
con i quale dipinge, visita i musei londinesi,
interessandosi alle opere di Turner e Constable, e
conosce l'importante mercante d'arte francese Paul
Durand-Ruel, che ha una galleria d'arte in New Bond
street. Il 17 gennaio 1871 muore suo padre.
Finita la guerra, torna in Francia passando per
l'Olanda, dove resta affascinato dal paesaggio e
dove compera molte stampe giapponesi di Horunobu,
Hokusai e Hiroshige. A Parigi è informato della
morte in guerra di Bazille e va a trovare in carcere
Courbet, accusato di simpatie comunarde. Nel 1871,
si stabilisce ad Argenteuil, vicino Parigi, in una
casa con giardino davanti alla Senna, presa in
affitto grazie ad una raccomandazione di Manet, in
una casa con giardino di proprietà della vedova del
notaio Aubry. Poco tempo dopo allestirà, su una
barca cabinata, uno studio galleggiante, che
rappresenterà nel 1874 nel Battello, ora al
Rijksmuseum di Otterloo. Conosce il pittore
dilettante e collezionista d'arte Gustave
Caillebotte; grazie anche all'eredità paterna, può
permettersi di vivere in modo confortevole.
Il 15 aprile 1874 s'inaugura, nello studio del
fotografo Nadar, al secondo piano del 35 di
boulevard des Capucines, la mostra del gruppo
Societé anonyme des peintres, sculpteurs et graveurs,
composto, fra gli altri, da Monet, Cézanne, Degas,
Morisot, Renoir, Pissarro e Sisley, polemici nei
confronti della pittura, allora di successo,
accettata regolarmente nei Salons. Monet vi presenta
la tela, dipinta due anni prima, Impressione, sole
nascente; il critico Louis Leroy prende spunto dal
titolo del quadro per definire ironicamente
impressionisti il gruppo dei pittori.
Scrive Leroy che fu una giornata tremenda quella in
cui osai recarmi alla prima sul boulevard des
Capucines insieme con Joseph Vincent, paesaggista,
allievo di Bertin, premiato sotto diversi governi.
L'imprudente era andato lì senza pensarci, credeva
di vedere della pittura come se ne vede ovunque,
buona e cattiva, più cattiva che buona, ma che non
attentasse ai buoni costumi artistici, al culto
della forma, al rispetto dei maestri. Ah, la forma!
Ah, i maestri! Non ne abbiamo più bisogno, mio
povero amico! Tutto questo è cambiato.
In compenso, un altro critico contemporaneo, Jules
Castagnery, accettando il neologismo di
impressionisti, scrive che questi pittori "sono
impressionisti nella misura in cui non rappresentano
tanto il paesaggio quanto la sensazione in loro
evocata dal paesaggio stesso. E proprio questo
termine è entrato a far parte del loro linguaggio
[...]. Da questo punto di vista hanno lasciato alle
loro spalle la realtà per entrare nel regno del puro
idealismo. Quindi la differenza essenziale tra gli
impressionisti e i loro predecessori è una questione
di qualcosa in più e qualcosa in meno dell'opera
finita. L'oggetto da rappresentare è lo stesso ma i
mezzi per tradurlo in immagine sono modificati
[...]".
Ė certamente Turner ad avergli suggerito come
dissolvere la forma mediante il colore: fondendo il
mare e il cielo così da annullare l'orizzonte, rese
ombre grigie le navi dello sfondo, il paesaggio,
divenuto, nell'immediata impressione visiva del
pittore, un insieme di forme vaghe, dà
all'osservatore di quella impressione riportata
sulla tela un'emozione suggestiva e indefinita.
Sono questi gli anni in cui Monet dà il meglio di
sé: nella Vela sulla Senna ad Argenteuil scompaiono
i contrasti di tono, che si mutano in passaggi
tonali ottenuti non fondendo ma accostando le tinte,
fra le quali non è utilizzato il nero, ma le ombre
vengono ricavate accentuando l'intensità del tono.
"La rappresentazione dello spazio, non articolata,
senza piani precisi, unisce il vicino e il lontano.
Viola e gialli sono nell'azzurro dell'acqua come del
cielo, eppure il loro tono diverso distingue la
sostanza liquida dall'eterea, in modo da costruire
lo specchio del fiume come base del cielo. La
prospettiva geometrica è abbandonata per rivelare il
fluire infinito della vita atmosferica. Ciascun
colore è attenuato, ma il loro insieme è intenso,
per rivelare la contemplazione del giorno che muore
infocato all'orizzonte, mentre la gran vela si
raffredda in penombra grigia. Ė la contemplazione
del visionario che partecipa alla vita della luce,
al suo lento morire al tramonto, al suo diffondere
su tutta la natura un velo di malinconia" (Venturi).
Il Ponte di Argenteuil, del 1874, un tema dipinto da
molti impressionisti, è una composizione
equilibrata, classicamente ritmata: gli alberi delle
barche richiamano i piloni del ponte e la vela
arrotolata, la sponda; l'azzurro dell'acqua in primo
piano richiama l'azzurro del cielo mentre i verdi e
i gialli vibrano nell'acqua come nella riva e negli
alberi del fondo.
Il 24 marzo 1875 il gruppo degli impressionisti
organizza una vendita collettiva di dipinti che,
malgrado il basso prezzo dell'offerta, non ha
successo; Monet è nuovamente in difficoltà
economiche, malgrado gli aiuti di Caillebotte e di
Manet. Anche una seconda mostra, tenuta l'anno
seguente, dove Monet presenta 18 tele, si rivela un
fallimento. Nell'estate conosce il ricco finanziere
e collezionista Hoschedé, del quale diviene amico e
allaccia una relazione con la moglie di questi,
Alice.
Ė il periodo in cui i critici d'arte si pongono con
serietà il problema di una corretta comprensione del
fenomeno impressionista: per Paul Mantz
l'impressionista è "l'artista sincero e libero che,
rompendo con i procedimenti di scuola, con i
raffinamenti alla moda, subisce, nell'ingenuità del
suo cuore, il fascino assoluti che promana dalla
natura e traduce, con semplicità e con la maggiore
franchezza possibile, l'intensità dell'impressione
subìta; per Duranty, "la scoperta degli
impressionisti consiste propriamente nell'aver
riconosciuto che la grande luce scolora i toni, che
il sole riflesso dagli oggetti tende, per forza di
chiarezza, a ricondurli a quella unità luminosa che
fonde i setti raggi prismatici in un unico sfavillio
incolore, che è la luce. D'intuizione in intuizione,
a poco a poco sono arrivati a decomporre la luce
solare nei suoi raggi, nei suoi elementi, e a
ricomporre la sua unità attraverso l'armonia
generale delle iridescenze che essi spandono nelle
tele".
Nel 1877 il gruppo fonda il giornale
L'impressioniste, rivendicando il rifiuto di
dedicarsi a temi pittorici allora maggiormente in
voga, come quelli storici e di genere e affermando
che ciò che distingue dagli altri pittori gli
impressionisti è che essi trattano un soggetto per i
valori tonali e non per il soggetto in se stesso.
Ė anche l'anno in cui Monet dipinge una serie di
vedute, in ore e luci diverse, e in differenti
angolature, della stazione parigina di Saint-Lazare,
moderna costruzione in ferro e vetro, uno dei
maggiori simboli della modernità. Scrive Zola che
"vi si sente lo sferragliare dei treni che arrivano
veloci, si vedono le zaffate di fumo che roteano
sotto i vasti hangars. Oggi la pittura è là, in
quegli ambienti moderni con la loro bella grandezza.
I nostri artisti devono scoprire la poesia delle
stazioni come i loro padri scoprirono quella delle
foreste e dei fiumi".
Qui, oltre a riferimenti al Turner, scoperto a
Londra, della Pioggia, vapore e velocità, appare
anche l'interesse di Monet per soggetti fumosi,
nebbiosi, di consistenza incerta - a dispetto della
poderosa struttura metallica della stazione e della
minacciosa solidità delle locomotive - e di
difficile resa, come se volesse ribadire che la
realtà stessa è di dubbia interpretazione e non
esiste un modello definito per sempre per la sua
decifrazione.
Il metodo di lavoro di Monet, nel riprodurre lo
stesso soggetto in diverse ore della giornata, è
stato descritto da Maupassant, che lo vide dipingere
a Étretat "cinque o sei tele raffiguranti lo stesso
motivo in diverse ore del giorno e con diversi
effetti di luce. Egli le riprendeva e le riponeva a
turno, secondo i mutamenti del cielo. L'artista,
davanti al suo tema, restava in attesa del sole e
delle ombre, fissando con poche pennellate il raggio
che appariva o la nube che passava [...] Io l'ho
visto cogliere così un barbaglio di luce su una
roccia bianca e registrarlo con un fiotto di
pennellate gialle che stranamente rendevano
l'effetto improvviso e fuggevole di quel rapido e
inafferrabile bagliore. Un'altra volta vide uno
scroscio d'acqua sul mare e lo gettò rapidamente
sulla tela: ed era proprio la pioggia che riuscì a
dipingere".
Monet si trasferisce nel 1878 a Parigi, in rue d'Edimbourg,
dove nasce nel marzo il secondo figlio Michel. Nel
giugno, il finanziere Hoschedé dichiara fallimento e
la sua famiglia, composta di 5 figli, insieme con
quella di Monet, si trasferisce a Vétheuil ma
Hoschedé lascia l'anno dopo la famiglia per tornare
a Parigi.
Il 5 settembre 1879 Camille, a soli 32 anni, muore
di tubercolosi: Monet la riprenderà in un drammatico
dipinto, Camille Monet sul letto di morte, ora al d'Orsay,
confidando di essersi trovato con gli occhi fissi
sulla sua tempia tragica, nell'atto di cercare
meccanicamente il succedere, l'imporsi del degradare
del colorito conferito dalla morte all'immobilità
del volto: toni azzurri, gialli grigi, che so?.
Nel 1880 manda due tele al Salon - una sola sarà
accettata - e questo suo gesto indispone Degas, che
lo accusa di sfrenata réclame; Monet risponderà
indirettamente riaffermando di continuare a essere
un impressionista ma di vedere solo raramente i miei
confratelli, uomini e donne. La chiesetta è divenuta
una scuola banale che apre le sue porte al primo
imbrattatele: sembra che volesse riferirsi a
Gauguin. Monet non partecipò più alle mostre
collettive degli altri impressionisti che
continueranno a essere organizzate fino al 1886.
Zola arriva a pensare che l'impressionismo sia
finito:"la grande disgrazia è che nessun artista ha
realizzato, potentemente e definitivamente, la nuova
formula che tutti loro apportano, sparsa nelle loro
opere. La formula vi è divisa all'infinito, ma
nessuna parte, in ciascuno di loro, la si trova
applicata da un maestro". Lo scrittore sembra non
comprendere che un autentico impressionista non può
evidentemente avere un maestro pittore da imitare,
ma in compenso percepisce che la crisi
dell'impressionismo è iniziata.
Nelle sale della rivista La vie moderne, il 7 giugno
1880 Monet espone con successo 18 tele. Dipinge
soprattutto sulle coste della Normandia, a Fécamp,
Dieppe, Pourville, Le Havre, Étretat. Il 15 febbraio
1881 offre dei quadri al mercante Paul Durand-Ruel,
e si lega commercialmente con lui che paga bene e
accetta da Monet qualunque tela.
Proseguendo nel programma che si era dato dipingendo
la stazione Saint-Lazare, Monet progetta una serie
di tele con il medesimo soggetto ripreso in diverse
stagioni e in ore diverse del giorno, quasi a voler
realizzare quel che lo scrittore Ernest Chesneau,
nel suo romanzo La chimera, aveva immaginato nel
1879: "Otterrò la varietà dalla stagione, dall'ora
del giorno, dalla temperatura, dal vento, dalla
pioggia, dal caldo, dal freddo, dal mattino, dal
pomeriggio... tutte queste sfumature dell'anno
dovranno precisarsi con un'esattezza così viva,
nella luce del quadro, che un qualunque passante
dovrà esclamare ammirato: toh, è mezzogiorno!".
Nel marzo 1883, dopo aver tenuto un'importante
mostra, si trasferisce con Alice e la famiglia a
Giverny, in Normandia, affittando un casolare alla
confluenza del fiume Epte con la Senna: organizza un
giardino e costruisce un hangar per le sue barche
che utilizza per dipingere sull'acqua; in quei
giorni, il 30 aprile, muore Manet.
A dicembre va con Renoir per un breve soggiorno a
Bordighera; rientrato a Giverny, a gennaio riparte
ancora per Bordighera da solo perché, come scrive a
Durand-Ruel, come mi è stato piacevole fare il
viaggio da turista con Renoir, così sarebbe per me
imbarazzante farlo in due per lavorare; ho sempre
lavorato meglio in solitudine e secondo le mie sole
impressioni; vi si trattiene fino all'aprile del
1884.
Ė in ammirazione di una natura che gli appare
esotica, con la luce del Mar Mediterraneo, con le
sue palme e la sua acqua blu; scrive ancora a
Durand-Ruel, l'11 marzo, che forse farò gridare un
po' i nemici del blu e del rosa, per via di questo
splendore, di questa luce fantastica che mi applico
a rendere; e quelli che non hanno visto questo paese
o che l'hanno visto male, grideranno, son sicuro,
all'inverosimiglianza, sebbene io sia molto al di
sotto del tono: tutto è colore cangiante e
fiammeggiante, è ammirevole, e ogni giorno la
campagna è più bella e io sono incantato del paese.
Esaspera il colore utilizzando toni puri, rende
sommarie le forme ma ne mantiene il volume: scrive
ad Alice di fare molta fatica perché non riesco
ancora a cogliere il tono del paese; a volte sono
spaventato dai colori che devo adoperare, ho paura
di essere troppo terribile". In effetti il suo stile
è ormai fuori dall'impressionismo e anticipa i
Fauves di venti anni.
Torna a Giverny e a Parigi espone 10 tele nella III
Esposizione internazionale organizzata dal mercante
d'arte Georges Petit, in modo da sottrarsi alla
tutela di Durand-Ruel e farsi conoscere da un più
ampio circuito di collezionisti; anche negli anni
successivi parteciperà alle Esposizioni organizzate
da Petit. Dalla fine di 1884, Monet è diventato
l'amico del critico di arte e romanziere Octave
Mirbeau, che ha contribuito alla sua riconoscenza
pubblica ed alla vendita delle sue opere.
Dal 15 maggio al 15 giugno 1886 si tiene a Parigi,
organizzata da Petit, quella che è stata definita
l'ottava e ultima mostra degli impressionisti; in
realtà vi partecipano anche i neoimpressionisti
Seurat e Signac, Camille Pissarro, che ora aderisce
alle teorie dei pointillistes e Gauguin, che allora
si definisce ma non è un impressionista.
Nel maggio 1887 Durand-Ruel - col quale Monet è ora
in rapporti freddi - organizza una mostra di
impressionisti a New York; l'anno dopo Monet è a
Londra; tornato in Francia, gli viene offerta la
Legion d'onore che tuttavia rifiuta. Nel giugno 1889
espone nella Galleria di Petit 145 tele in una
mostra antologica della sua pittura dal 1864 al
1889; nell'ottobre organizza una sottoscrizione
pubblica per acquistare dalla vedova di Manet l'
Olimpia da donare allo Stato.
Inizia a dipingere, dal 1889 al 1991, la serie dei
Covoni, scanditi nel mutare delle stagioni e delle
ore; scrive a Gustave Geffroy, nell'ottobre del
1890: "Sgobbo molto, mi ostino su una serie di
diversi effetti, ma in questo periodo il sole
declina così rapidamente che non mi è possibile
seguirlo [...] vedo che bisogna lavorare molto per
riuscire a rendere quello che cerco: l'istantaneità,
soprattutto l'involucro, la stessa luce diffusa
ovunque, e più che mai le cose facili, venute di
getto, mi disgustano".
Sempre più indifferente al soggetto, Monet non si
preoccupa che le forme siano anche elementari purché
gli diano occasione di manifestare il suo interesse
per l'irradiazione della luce; non a caso
Kandinskij, avendone visto un esemplare a Mosca,
ricorderà nel 1913 che, solo abituato alla pittura
naturalistica, "per la prima volta mi trovavo di
fronte a un dipinto rappresentante un pagliaio, come
diceva il catalogo, ma che io non riconoscevo come
tale. Questa incomprensione mi turbava,
m'indispettiva; trovavo che il pittore non aveva il
diritto di dipingere in modo così impreciso; sentivo
sordamente che in quell'opera mancava l'oggetto (il
soggetto), ma con stupore e sgomento constatavo che
non solo mi sorprendeva ma s'imprimeva
indelebilmente nella mia memoria e si riformava
davanti agli occhi nei minimi particolari [...] La
pittura mi apparve dotata di una favolosa potenza e
inconsciamente l' oggetto trattato nell'opera
perdette, per me, parte della sua importanza come
elemento indispensabile".
Esposti presso Durand-Ruel nel maggio 1891, la serie
dei suoi Covoni ha successo e le tele vengono anche
vendute da Monet direttamente ai collezionisti; la
stessa cosa avverrà per la serie dei suoi Pioppi,
che vengono presentati il 29 febbraio 1892 ancora
presso la Casa Durand-Ruel.
Ormai ricco, acquista la casa di Giverny e la
ristruttura creando il famoso stagno dove coltiverà
le ninfee. Morto nel marzo 1891 Ernest Hoschedé,
Monet può sposare Alice il 16 luglio 1892; inizia a
dipingere la serie delle Cattedrali di Rouen. Con la
morte di Caillebotte, il 2 marzo 1894, per
testamento la sua collezione di dipinti
impressionisti viene donata ai Musei francesi.
Venti delle cinquanta Cattedrali dipinte da Monet a
Rouen negli inverni del 1892 e del 1893, e poi
completate a Giverny, sono esposte in una mostra nel
1895; il pittore le riprese dal secondo piano di un
negozio situato di fronte alla facciata occidentale,
col consueto metodo di lavorare a ogni tela nel
momento del cambiamento della luce del giorno.
L'amico Georges Clemenceau le elogia, scrivendo che
Monet "ci ha dato la sensazione che le tele
avrebbero potuto essere cinquanta, cento, mille,
tante quante i minuti della sua vita; Pissarro
scrive che "è l'opera di un volitivo, ponderata, che
insegue le minime sfumature degli effetti che non
vedo realizzati da nessun altro artista"; per Signac
sono "pareti meravigliosamente eseguite"; per
Proust, guardando per la prima volte quelle tele
nelle quali "si svela la vita di quella cosa fatta
dagli uomini, ma che la natura ha ripreso
immergendola in sé [...] voi sentite davanti a
questa facciata un'impressione confusa ma profonda".
Ma non mancano anche le critiche negative: per
Lionello Venturi lo studio della luce nelle serie
dei Covoni, come nelle Cattedrali, nelle successive
vedute londinesi e infine nelle Ninfee, "è un
programma scientifico, ma la realizzazione pittorica
rivela tendenze sentimentali. L'espressione
dell'inesprimibile, del mistero, di sentimenti così
generali che perdono il loro carattere concreto e la
loro evidenza artistica, rivela in Monet quel
medesimo gusto donde nacque il simbolismo. Qui Monet
appare un velleitario, perché quel che rimane in lui
di impressionistico gli impedisce di realizzare
appieno il nuovo ideale.
La cathédrale de Rouen, façade occidentale, 1894, è
una delle più chiare della serie. Blanche parla di
«dramma atmosferico». Ma l'opinione più diffusa tra
i critici è che le Cattedrali siano il segno più
evidente della decadenza creativa di Monet: nelle
«Meules» [Covoni] la natura non ha ottenuto una
forma, ma la Cattedrale di Rouen ha essa stessa una
forma che la pittura di Monet cerca di conservare
senza riuscirvi".
Dal gennaio all'aprile 1895 è in Norvegia, a
Sandviken, dipingendo fiordi e paesaggi invernali;
scrive il 26 febbraio a Geffroy: "sono stupito di
tutto quel che vedo in questo meraviglioso paese
[...] sono come in un incantesimo, malgrado la
perfida alimentazione; e che sangue cattivo mi son
fatto per non poter dipingere tutto ciò che
volevo!".
Dal gennaio al marzo 1897 è a Pourville, dipingendo
una serie di marine, mentre a Stoccolma si organizza
una mostra di sue opere; nell'estate, alla II
Biennale di Venezia vengono esposte venti sue opere.
Nel giugno 1898 viene allestita nella Galleria Petit
di Parigi un'esposizione di 61 tele di Monet.
Il 6 febbraio 1899 muore Suzanne Hoschedé, la
figliastra che aveva sposato il pittore, allievo di
Monet, Théodore Butler; poco dopo, muore Alfred
Sisley. In estate, Monet è a Londra, e vi tornerà
ancora per tre anni: dal balcone della sua stanza al
Savoy Hotel riprende vedute del panorama londinese e
del Tamigi; nell'autunno, a Giverny, si dedica a
dipingere le ninfee del suo giardino.
Trentasette tele con vedute del Tamigi sono esposte
nella Galleria Durand-Ruel nel 1904; Monet scrisse
di amare la Londra invernale, quando la città
diviene una massa, un tutto unico ed è così
semplice. Ma più di ogni altra cosa, di Londra mi
piace la nebbia.
Più di tante altre opere, le 41 tele complessive del
ciclo testimoniano ancora una volta l'uscita di
Monet dall'impressionismo verso approdi di
visionarietà simbolistica: se il Ponte di Waterloo,
del 1902, conservato in una collezione privata, è un
grumo di pennellate nere con uno sfondo inquietante
di fabbriche fumose avvolte nella nebbia, l'analogo
tema ripreso nella tela dell'Ermitage di San
Pietroburgo è pressoché illeggibile nella
rappresentazione di una nebbia assoluta - un manto
misterioso - che avvolge tutta la città
conferendole, secondo il pittore, una meravigliosa
grandiosità. Ė evidente come, da questo suo
programma di resa del mistero e del grandioso,
l'impressionismo non abbia nulla a che vedere: così
è del Parlamento di Londra, del 1904, al d'Orsay di
Parigi, che scioglie le forme per approdare
all'espressione di una deliberata visionarietà.
Dal settembre al novembre 1908 è a Venezia; dice di
Palazzo Ducale che l'artista che concepì questo
palazzo fu il primo degli impressionisti. Lo lasciò
galleggiare sull'acqua, sorgere dall'acqua e
risplendere nell'aria di Venezia come il pittore
impressionista lascia risplendere le sua pennellate
sulla tela per comunicare la sensazione
dell'atmosfera. Quando ho dipinto questo quadro, è
l'atmosfera di Venezia che ho voluto dipingere. Il
palazzo che appare nella mia composizione è stato
solo un pretesto per rappresentare l'atmosfera.
Tutta Venezia è immersa in quest'atmosfera. Nuota in
quest'atmosfera. Venezia è l'impressionismo in
pietra. Ritorna a Venezia anche l'anno dopo e
continuerà a dipingere a memoria vedute veneziane.
Il 19 maggio 1911 muore la moglie Alice; il 1°
febbraio 1914 perde anche il figlio Jean - l'altro
figlio, Michel, morirà in un incidente d'auto nel
1966 - e la figliastra Blanche si stabilisce con
Monet; nella casa di Giverny dispone un nuovo, più
grande studio, adatto a contenere i grandi pannelli
con la rappresentazione delle ninfee del suo
giardino.
"Lavoro tutto il giorno a queste tele, me le passano
una dopo l'altra. Nell'atmosfera riappare un colore
che avevo scoperto ieri e abbozzato su una delle
tele. Immediatamente il dipinto mi viene dato e
cerco il più rapidamente possibile di fissare in
modo definitivo la visione, ma di solito essa
scompare rapidamente per lasciare al suo posto a un
altro colore già registrato qualche giorno prima in
un altro studio, che mi viene subito posto innanzi;
e si continua così tutto il giorno".
Nel 1920 Monet offre allo Stato francese dodici
grandi tele di Ninfee, lunga ciascuna circa quattro
metri, che verranno sistemate nel 1927 in due sali
ovali dell'Orangerie delle Tuileries; altre tele di
analogo soggetto saranno raccolte nel Musée
Marmottan. "Non dormo più per colpa loro" - scrive
nel 1925 - "di notte sono continuamente ossessionato
da ciò che sto cercando di realizzare. Mi alzo la
mattina rotto di fatica [...] dipingere è così
difficile e torturante. L'autunno scorso ho bruciato
sei tele insieme con le foglie morte del giardino.
Ce n'è abbastanza per disperarsi. Ma non vorrei
morire prima di aver detto tutto quel che avevo da
dire; o almeno aver tentato. E i miei giorni sono
contati".
Condannate come un grave errore artistico dal
Venturi, sono esaltate da Cesare Brandi, che vede in
esse "il quadro da mostrare a chi ricerca il
soggetto, il messaggio, la comunicazione: il quadro
che fa capire cos'è la pittura o, se non si capisce,
la fa ignorare per sempre [...] si assiste come a
una continua partenza, quasi le ninfee salissero
vorticosamente al cielo sboccando in pioggia di
stelle come i bengala. Ed esse sono là, nel languore
esaltato di quell'acqua torbida e purissima, in cui
nascono di volta in volta i colori più squillanti
della tavolozza più ricca che sia mai esistita".
Il ponte giapponese, nelle versioni del 1924 al
Musée Marmottan, o La casa dell'artista, dello
stesso anno, sono opere ormai astratte, che vengono
giustificate non solo da uno specifico programma
artistico ma dalla stessa malattia agli occhi che
gli impediva di riconoscere l'effettiva tonalità dei
colori: scriveva lo stesso Monet: "i colori non
avevano più la stessa intensità per me; non
dipingevo più gli effetti di luce con la stessa
precisione. Le tonalità del rosso cominciavano a
sembrare fangose, i rosa diventavano sempre più
pallidi e non riuscivo più a captare i toni
intermedi o quelli più profondi [...] Cominciai pian
piano a mettermi alla prova con innumerevoli schizzi
che mi portarono alla convinzione che lo studio
della luce naturale non mi era più possibile ma
d'altra parte mi rassicurarono dimostrandomi che,
anche se minime variazioni di tonalità e delicate
sfumature di colore non rientravano più nelle mie
possibilità, ci vedevo ancora con la stessa
chiarezza quando si trattava di colori vivaci,
isolati all'interno di una massa di tonalità scure".
Nel giugno del 1926 gli viene diagnosticato un
tumore e il 6 dicembre muore: ai funerali partecipa
tutta la popolazione di Giverny.
Quello stesso anno aveva scritto di aver avuto "il
solo merito di aver dipinto direttamente di fronte
alla natura, cercando di rendere le mie impressioni
davanti agli effetti più fuggevoli, e sono desolato
di essere stato la causa del nome dato a un gruppo,
la maggior parte del quale non aveva nulla di
impressionista". |
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