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IMMAGINE |
NOME |
ANNO |
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Sera sul
viale Karl Johan |
1892 |
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Edvard Munch (Løten, 12 dicembre 1863 – Ekely, 23
gennaio 1944) è stato un pittore norvegese. Uno dei
massimi esponenti del Decadentismo, visse fra
l'Ottocento ed il Novecento.
L'urlo (1893) è probabilmente la sua opera più
conosciuta. Come in molti casi delle sue opere, ne
ha dipinte molte versioni (tra cui una esposta alla
Galleria Nazionale di Oslo ed una, rubata e poi
ritrovata, nel museo Munch, sempre ad Oslo).
L'autore stesso sostiene di aver concepito l'opera
mentre camminava al tramonto su un ponte, con due
amici. Di colpo, fermandosi, immerso in
quell'atmosfera rosso sangue, ebbe un attacco di
panico
Munch è il pittore dell'angoscia: per sua ammissione
gli unici temi che lo interessano sono l'amore e la
morte. L'ombra della morte lo accompagnerà lungo
l'arco della sua intera esistenza: muore la madre,
mentre è ancora bambino e, adolescente, assiste alla
morte della giovane sorella, logorata dalla tisi.
Questi episodi acuiranno la sua sensibilità nervosa,
e ne influenzeranno già i primi quadri. Frequenta
l'Accademia di belle arti di Oslo (l'allora
Christiania), anche grazie a una borsa di studio
vinta per le sue capacità tecniche tutt'altro che
comuni. Frequenta l'ambiente bohemien di Oslo nel
pieno del suo fermento culturale (non si dimentichi
che lo stesso Henrik Ibsen ne fece parte). Finita
l'Accademia, si reca a Parigi, dove già le sue idee
innovative si fanno più vive e forti, fino a
delinearsi in un quadro come La Madonna, che, alla
sua prima mostra parigina, scandalizza l'intera
opinione pubblica da un lato, e attira comunque una
piccola frangia di giovani artisti, dall'altro.
L'uso dei colori, la potenza dei suoi rossi (non si
dimentichi che spesso Munch usa per la campitura dei
quadri un nero perlaceo), la lucidità violenta con
cui tratta i suoi temi, lo porteranno ad essere il
precursore, se non il primo degli espressionisti
(escludendo chi lo era ante litteram, Vincent Van
Gogh) La fama non gli concede la felicità; cerca di
attutire la sensibilità con l'abuso di alcool; il
periodo è travagliato, e si ricovera in una casa di
cura per malattie nervose. Famosa è una sua foto in
cui seduto in un giardino, sferruzza con della lana
(una cura distensiva per chi soffriva di malattie
nervose). Nel 1892 Munch espone a Berlino una
cinquantina di suoi dipinti e il giudizio della
critica è così drastico che dopo una sola settimana
la mostra viene sospesa.
Nel 1914 i tempi sono ormai maturi affinché la sua
arte, anche se mai del tutto compresa, venga
accettata anche dalla critica. Membro dell'Accademia
tedesca delle Arti e socio onorario dell'Accademia
bavarese di Arti figurative, nel 1937 Munch conosce
le prime persecuzioni naziste. Il regime hitleriano
definisce degenerate ben 82 opere dell'artista
esposte nei vari musei pubblici della Germania e ne
dispone la vendita. Nel 1940, quando i Tedeschi
invadono la Norvegia, l'artista rifiuta qualsiasi
contatto con gli invasori e si rifugia negli Stati
Uniti. Quando morì, nel 1944, lasciò tutti i suoi
beni e le sue opere al municipio della capitale che
nel 1963, in occasione del centenario della nascita,
gli dedica un apposito museo: il Munch Museet. La
collezione più importante del suo lavoro si trova al
Museo Munch a Tøyen (Oslo, Norvegia), dove si trova
anche la serie Il fregio della vita che Munch
realizzò intorno alla fine del XIX secolo, e cerca
di dare conto della sua visione vitale, intesa come
il rigenerarsi di amore morte, dipingendo tele
enormi. Alcuni dei suoi dipinti sono nella Galleria
Nazionale della capitale norvegese, da ricordare un
sole enorme, tela che accoglie gli studenti
dell'Università di Oslo.
Le angosce e i disagi esistenziali dell'artista,
provato fin da piccolo da numerosi lutti familiari,
vengono espressi mediante l'uso di colori violenti e
irreali, linee sinuose e continue, immagini
deformate, consumate dal tormento interiore.
L'artista ha una visione della realtà profondamente
permeata dal senso incombente e angoscioso della
morte. In quest'ottica anche l'amore è visto come
l'affiorare di un'animalità primitiva e
insopprimibile e la voglia di annullarsi uno
nell'altro viene ancora una volta letta come
espressione di morte. L'utilizzo del rosso,
soprattutto, è dovuto alla lunga permanenza
dell'artista al capezzale della sorella, malata di
tubercolosi. Un trauma che influenzerà molto spesso
le scelte tonali dei suoi dipinti. |
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