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IMMAGINE |
NOME |
ANNO |
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Angelo |
1501 |
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La bella
giardiniera |
1507 |
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Cristo
benedicente |
1505 |
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La
disputa del Sacramento |
1509 |
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Incendio di Borgo |
1514 |
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La
trasfigurazione |
1520 |
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Liberazione di San Pietro |
1513 |
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Parnaso |
1511 |
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Resurrezione di Cristo |
1502 |
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La
scuola di Atene |
1511 |
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Sposalizio della Vergine |
1504 |
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Visione di Ezechiele |
1518 |
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Raffaello Sanzio (Urbino, 6 aprile 1483 – Roma, 6
aprile 1520) è stato un pittore e architetto
italiano, tra i più celebri del Rinascimento
italiano.
Raffaello nacque a Urbino «l'anno 1483, in venerdi
santo, a ore tre di notte, d'un Giovanni de' Santi,
pittore non molto eccellente, ma sibbene uomo di
buono ingegno ed atto a indirizzare i figliuoli per
quella buona via che per mala fortuna sua non era
stata mostra nella sua gioventù».
Raffaello (ritratto bambino dal padre nella Cappella
Tiranni in Cagli) fu il primo e unico figlio di
Giovanni Santi e di Magia di Battista di Nicola
Ciarla, la madre che morirà di lì a poco, il 7
ottobre 1491. Il padre, ben noto nella città di
Urbino, pittore e autore di una storia della pittura
contemporanea in versi, si risposò poco dopo con una
certa Bernardina, dalla quale ebbe la figlia
Elisabetta.
Raffaello apprese i primi insegnamenti di disegno e
pittura nella bottega del padre, In realtà,
Raffaello era solo undicenne quando il padre morì il
1° agosto 1494, e non è noto attraverso quali vie il
giovanissimo pittore arrivò a far parte della
bottega del Perugino: non sembra infatti credibile
la notizia del Vasari secondo la quale Raffaello sia
stato allievo del Perugino ancora prima della morte
del padre e persino di quella della madre. È
tuttavia certo che «studiando Raffaello la maniera
di Pietro, la imitò così appunto e in tutte le cose,
che i suoi ritratti non si conoscevano dagli
originali del maestro, e fra le cose sue e di Pietro
non si sapeva certo discernere». Le ultime tendenze
della critica si concentrano proprio sugli anni
giovanili, prendendo in esame la prevalenza, nella
formazione di Raffaello, del rapporto con il padre,
con la sua bottega e soprattutto con la grande
cultura che ha come epicentro il Palazzo Ducale con
le sue collezioni d’arte.
Si è ritenuto di vedere un suo intervento nella
tavola della Natività della Madonna della chiesa di
Sanata Maria Nuova a Fano, compiuta nel 1497, e
negli affreschi del Collegio del Cambio a Perugia,
del 1498, ma sembra che la sua prima opera cui possa
darsi un reale credito attributivo sia la Madonna
del Bambino, affrescata nella stanza in cui si crede
sia nato, in casa Santi a Urbino, databile al 1498.
Il 10 dicembre 1500 il magister Rafael Johannis
Santis de Urbino ed Evangelista da Pian di Meleto
ricevettero dalle suore del convento di
Sant'Agostino a Città di Castello la commissione
della Pala del beato Nicola da Tolentino, terminata
il 13 settembre 1501. Danneggiata da un terremoto
nel 1789, fu smembrata e dispersa - le due tavole
con i miracoli del beato a Detroit e quella dell'
Eterno al Museo di Capodimonte sono attribuite a
Evangelista - si riconosce senz'altro come parte di
quella pala e di sua mano l' Angelo conservato nella
Pinacoteca Tosio-Martinengo di Brescia; anche il
frammento dell' Angelo del Louvre è attribuito a
Raffaello.
Manca la documentazione sulle opere datate intorno
al 1501: la Madonna leggente col Bambino e la
Madonna col Bambino e i santi Gerolamo e Francesco
di Berlino, e il San Sebastiano dell'Accademia
Carrara di Bergamo, tutte di impianto peruginesco,
mentre la commissione fattagli in quell'anno dalle
clarisse di Monteluce, presso Perugia, di una
Incoronazione della Madonna non fu da lui mai
portata a compimento e la tavola, infine eseguita da
Giulio Romano, fu consegnata alle suore soltanto
cinque anni dopo la morte del Maestro.
La Resurrezione di San Paolo del Brasile si trovava
nell'Ottocento in una collezione scozzese e fu
venduta al Museo brasiliano come opera di Mariano di
ser Austerio; la critica, già divisa
nell'attribuzione fra Perugino e Raffaello, è
attualmente concorde nell'attribuirla all'urbinate,
ravvisandovi bensì una chiara ispirazione del
maestro di Città della Pieve, uniti tuttavia a
riferimenti al Pinturicchio - nel paesaggio, nei
particolari della decorazione del sarcofago e nella
preziosità delle vesti dei personaggi - secondo
l'indicazione del Longhi, sostenitore di un
influsso, nei primi anni del secolo, dei modi del
raffinato maestro perugino.
Ancora motivi del Perugino sono presenti nella
Crocefissione con due angeli, la Madonna e i santi
Gerolamo, Maddalena e Giovanni Evangelista, che fu
dipinta per la chiesa di San Domenico di Città di
Castello ed è detta anche Crocefissione Mond dal
nome del collezionista inglese che la vendette alla
National Gallery di Londra nel 1924, reca ai piedi
della croce la firma «Raphael Urbinas P.».
L' Incoronazione della Vergine o «Pala Oddi», perché
commessa nel 1502 da Maddalena degli Oddi per la
chiesa perugina di San Francesco, finì, dopo la
requisizione fatta dai Francesi nel 1797, alla
Pinacoteca Vaticana. Non convince la disposizione a
due piani - gli apostoli dal basso guardano
all'incoronazione che avviene in cielo - mentre
Raffaello si sforza di variare atteggiamenti ed
espressioni, testimoniando così una ricerca
personale.
Per la chiesa di San Francesco di Città di Castello
fu commesso dalla famiglia Albizzini lo Sposalizio
della Vergine, dove rimase fino al 1798 per passare
all'Accademia di Brera nel 1806; compiuto nel 1504,
è firmato nel fregio del portico del tempio «Raphael
Urbinas». È debitore di due dipinti del Perugino:
della Consegna delle chiavi della cappella Sistina e
soprattutto dell'analogo Sposalizio, ora a Caen, che
il Maestro umbro aveva appena dipinto per la
Cattedrale di Perugia. Raffaello alleggerisce e
insieme rende più imponente l'architettura del
tempio che, allontanato prospetticamente, assume la
funzione di asse di riferimento alla disposizione
circolare delle figure in primo piano. |
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