|
|
| |
|
|
| |
|
IMMAGINE |
NOME |
ANNO |
 |
Autoritratto con camicia ricamata |
1640 |
 |
Bue
macellato |
1655 |
 |
Congiura di Giulio Civile |
1662 |
 |
Cristo e l'adultera |
1644 |
 |
Deposizione dalla croce |
1633 |
 |
Il
festino di Baltassar |
1636 |
 |
Lezione di anatomia del dottor Tulp |
1632 |
 |
Mosè con le tavole della legge |
1659 |
 |
La ronda
di notte |
1642 |
|
|
|
| |
| |
|
|
| |
| |
|
|
| |
Rembrandt Harmenszoon van Rijn (Leida, 15 luglio
1606 – Amsterdam, 4 ottobre 1669) fu un pittore e
incisore olandese.
Viene generalmente considerato come uno dei più
grandi pittori della storia dell'arte europea e il
più importante di quella olandese. Il suo periodo di
attività coincide con quello che gli storici
definiscono l'età dell'oro olandese.
Dopo aver ottenuto un grande successo fin da giovane
come pittore ritrattista, i suoi ultimi anni furono
segnati da tragedie personali e difficoltà
economiche. I suoi disegni e dipinti furono popolari
già durante la sua vita, la sua reputazione rimase
alta e per vent'anni fu maestro di quasi tutti i più
importanti pittori olandesi. I più grandi trionfi
creativi di Rembrandt sono evidenti specialmente nei
ritratti dei suoi contemporanei, nei suoi
autoritratti e nelle illustrazioni di scene tratte
dalla Bibbia. Sia nella pittura che nella stampa
egli esibì una completa conoscenza dell'iconografia
classica che modellò per adattarla alle proprie
esigenze. Così, la rappresentazione di scene
bibliche era costituita dalla sua conoscenza dei
relativi testi, dall'influenza delle tematiche
classiche e dall'osservazione della popolazione
ebrea di Amsterdam. Per la sua comprensione della
condizione umana, inoltre, fu definito "uno dei
grandi profeti della civiltà".
Rembrandt Harmenszoon van Rijn nacque il 15 luglio
1606 a Leida nei Paesi Bassi. Era il quarto di sei
figli sopravvissuti all'infanzia su dieci
complessivi avuti dalla madre (il nono in ordine di
nascita). La sua era una famiglia benestante
nonostante il padre fosse un mugnaio e la madre la
figlia di un fornaio (è dimostrato dai testamenti
dei genitori deceduti rispettivamente nel 1630 e nel
1640). Da ragazzo frequentò la scuola di latino e si
iscrisse quindi all'Università di Leida, anche se
secondo un contemporaneo mostrava già un grande
talento per la pittura: ben presto venne messo a
bottega da uno dei pittori storici di Leida, Jacob
van Swanenburgh. Dopo un breve ma importante periodo
di apprendistato ad Amsterdam con il celebre pittore
Pieter Lastman, Rembrandt aprì uno studio a Leida,
che condivise con l'amico e collega Jan Lievens. Nel
1627 Rembrandt iniziò ad accettare a sua volta degli
apprendisti, tra i quali Gerrit Dou.
Nel 1629 Rembrandt fu scoperto dallo statista e
poeta Constantijn Huygens, il padre di Christiaan
Huygens (un celebre matematico e fisico olandese),
che gli procurò importanti commissioni da parte
della corte reale dell'Aja. Grazie a questo
contatto, il principe Frederik Hendrik continuò ad
acquistare dipinti di Rembrandt fino al 1646.
Entro il 1631 Rembrandt si era creato una così buona
reputazione da ricevere numerosi incarichi ad
Amsterdam per la realizzazione di ritratti. Di
conseguenza si trasferì in quella città andando ad
abitare nella casa del mercante d'arte Hendrick van
Uylenburgh. Questo trasferimento fu alla fine causa
del suo matrimonio con la cugina di Hendrick, Saskia
van Uylenburgh. Si trattò probabilmente di un
matrimonio contratto sia per amore che per un
avveduto calcolo economico: Saskia proveniva infatti
da un'ottima famiglia e suo padre era stato avvocato
e burgemeester (sindaco) di Leeuwarden. Quando
Saskia, che era la sorella minore, era rimasta
orfana era andata a vivere con la sorella maggiore a
Het Bildt. Si sposarono nella chiesa locale, senza
che i parenti fossero presenti.
Nel 1639 Rembrandt e Saskia si trasferirono in una
bella casa in Jodenbreestraat, nel quartiere
ebraico, che è stata poi trasformata nel museo
Rembrandthuis. Fu lì che Rembrandt spesso fece
posare i suoi vicini ebrei per usarli come modelli
per i quadri che rappresentavano scene dell'Antico
Testamento. Anche se le cose andavano bene sotto il
profilo economico, la coppia dovette affrontare
diverse difficoltà personali: loro figlio Rumbartus
morì nel 1635 solo due mesi dopo la nascita e nel
1638 morì invece a solo tre settimane la figlia
Cornelia. Nel 1640 anche una seconda figlia,
anch'essa chiamata Cornelia, morì a neppure un mese
di vita. Solo il loro quarto figlio, Titus nato nel
1641, riuscì a sopravvivere ed a raggiungere l'età
adulta. Saskia morì nel 1642 poco dopo la nascita di
Titus, probabilmente di tubercolosi. I disegni
dell'artista che la ritraggono malata sul letto di
morte sono senz'altro tra le sue opere più
commoventi.
Durante la malattia di Saskia venne assunta una
certa Geertje Dircx come balia di Titus ed
infermiera, ed è possibile che sia diventata anche
l'amante di Rembrandt. In seguito accusò il pittore
di non aver mantenuto una promessa di matrimonio e
Rembrandt la fece rinchiudere in un manicomio di
Gouda dopo che la donna aveva tentato di vendere i
gioielli appartenuti a Saskia che il pittore le
aveva affidato.
Verso la fine del decennio del 1640 Rembrandt iniziò
una relazione con Hendrickje Stoffels, molto più
giovane di lui, che all'inizio era stata la sua
domestica. Nel 1654 ebbero una figlia, Cornelia,
fatto che attirò sulla testa di Hendrickje un
rimprovero ufficiale della Chiesa riformata olandese
perché "viveva nel peccato". La coppia veniva
considerata come legalmente sposata dalla legge
civile, ma in effetti Rembrandt non sposò Henrickje,
per non perdere il controllo di un fondo istituito
in favore di Titus per volontà della madre.
Rembrandt, a differenza della compagna, non fu però
convocato ad apparire davanti al consiglio della
Chiesa riformata perché non ne faceva parte.
Tuttavia Rembrandt era indebitato con alcuni degli
anziani della chiesa e quindi ne subì comunque le
indirette pressioni. Va ad onore di Henrickje che
nonostante tutto si rifiutò di lasciare l'artista.
Rembrandt viveva al di sopra dei propri mezzi,
comprando opere d'arte (talvolta riacquistando ad un
prezzo superiore i suoi stessi lavori), stampe
(spesso usate nei suoi dipinti) ed oggetti rari,
abitudine che probabilmente lo condusse alla
bancarotta nel 1656. Il suo stato di insolvenza fece
sì che la maggior parte dei suoi dipinti e dei suoi
oggetti di antiquariato finirono per essere messi
all'asta. Fu costretto anche a vendere la propria
casa e il suo torchio da stampa, trasferendosi in
un'abitazione più modesta nella zona di Rozengracht.
Lì Hendrickje e Titus fondarono una società, dando a
Rembrandt un impiego e proteggendolo dai creditori.
Nel 1661 fu ingaggiato per completare le decorazioni
del palazzo comunale di nuova costruzione, ma morì
prima di completare il lavoro.
Rembrandt sopravvisse sia a Hendrickje, morta
probabilmente di peste nel 1663, che a Titus: questi
si era sposato da un anno con Magdalena Van Loo, da
cui aveva avuto una bambina, Titia; la stessa
Magdalena morirà poco prima del pittore che morì un
anno dopo il figlio, il 4 ottobre 1669 ad Amsterdam,
e fu sepolto in una tomba anonima nella Westerkerk.
In una lettera ad un committente, Rembrandt fornisce
l'unica spiegazione giunta fino a noi di quale
obiettivo si proponesse di raggiungere attraverso la
sua arte: "Il movimento più grande e naturale",
traduzione di "die meeste ende di naetuereelste
beweechgelickheijt". La parola beweechgelickheijt
potrebbe anche significare "emozione" o "causa
prima". Se Rembrandt con questa affermazione si
riferisse ad un obiettivo materiale o ad obiettivi
altri e superiori è una questione ancora aperta alle
interpretazioni. In ogni caso Rembrandt è riuscito a
fondere gli aspetti terreni e quelli spirituali come
nessun altro pittore nella cultura occidentale è
riuscito a fare.
Gli esperti dell'inizio del XX secolo sostennero che
Rembrandt avesse realizzato più di 600 dipinti,
quasi 400 incisioni e circa 2.000 disegni. Studiosi
di epoca successiva, dagli anni '60 ad oggi (guidati
dal Rembrandt Research Project), non senza
discussioni, hanno ridotto il numero delle opere
sicuramente a lui attribuibili a 300 dipinti. È
probabile che nel corso della sua vita abbia in
effetti realizzato più di 2.000 disegni, ma quelli
sopravvissuti sono meno di quanto un tempo si fosse
ritenuto. Eseguì molti autoritratti, quasi un
centinaio tra cui 20 incisioni. Esaminati
nell'insieme ci forniscono una visione
eccezionalmente chiara dell'artista, del suo aspetto
fisico e - più importante - della sua evoluzione
psicologica, come ci rivela il volto segnato dagli
anni delle ultime opere.
Tra le più importanti caratteristiche della sua arte
ci sono l'uso del chiaroscuro e il sapiente e
scenografico sfruttamento della luce e delle ombre
derivato da Caravaggio, ma adattato per i suoi scopi
personali, l'abilità di presentare i soggetti in
modo teatrale e realistico senza il rigido
formalismo spesso presente negli artisti suoi
contemporanei ed un'evidente e profonda compassione
per l'uomo, senza preoccuparsi della sua ricchezza o
età.
Inserì spesso i suoi parenti più stretti - la moglie
Saskia, il figlio Titus e la seconda compagna
Hendrickje - nei suoi dipinti, molti dei quali a
soggetto mitologico, biblico o storico, dando le
loro sembianze ai personaggi principali.
Durante il periodo che Rembrandt trascorse a Leida
(1625-1631) l'influenza di Lastman su di lui fu
molto evidente. I suoi dipinti sono di dimensioni
piuttosto ridotte ma presentano una grande ricchezza
di dettagli (ad esempio nella cura delle vesti e dei
gioielli dei soggetti). Affronta principalmente temi
religiosi ed allegorici. Nei suoi primi anni ad
Amsterdam (1632-1636) iniziò a dipingere scene
drammatiche tratte dalla Bibbia o dalla mitologia di
grande formato e dai colori molto contrastati.
Cominciò anche ad accettare di eseguire ritratti su
commissione.
Verso la fine del decennio 1630 eseguì alcuni quadri
e diverse stampe di argomento paesaggistico. Questi
paesaggi spesso accentuavano la forza drammatica
della natura, rappresentando alberi sradicati e
cieli tetri e minacciosi. Dal 1640 il suo stile
diventò meno esuberante ed adottò toni più sobri,
come riflesso delle tragedie personali che stava
vivendo. Le scene bibliche furono più frequentemente
tratte dal Nuovo testamento piuttosto che dal
Vecchio come invece aveva fatto fino a quel momento.
Un'eccezione è rappresentata dall'enorme La ronda di
notte, la sua opera di maggiori dimensioni, nonché
la più vigorosa e d'impatto. I paesaggi furono
sempre più spesso realizzati a stampa anziché
dipinti: le oscure forze della natura cedettero il
posto a tranquille scene rurali tratte dalla
campagna olandese.
Nel decennio successivo lo stile di Rembrandt cambiò
nuovamente: i suoi dipinti divennero di maggiori
dimensioni, il colore si fece più ricco ed intenso
ed i colpi di pennello più evidenti e pronunciati.
Con questi cambiamenti Rembrandt prese le distanze
dai suoi primi lavori e dalla moda del tempo che al
contrario tendeva verso opere formalmente più curate
e ricche di dettagli. Nel corso degli anni, pur
continuando ad eseguire quadri ispirati a temi
biblici, spostò la sua attenzione dalla scene di
gruppo ad alta intensità drammatica a singole figure
più delicate e simili a ritratti. Nei suoi ultimi
anni Rembrandt dipinse i suoi autoritratti più
riflessivi e introspettivi.
"Rembrandt" è una modifica fatta a posteriori del
nome dell'artista che adottò a partire dal 1633. Le
prime firme sui suoi lavori (1625 circa)
consistevano nella sola iniziale "R", oppure nel
monogramma "RH" (che stava per Rembrant Harmenszoon,
ovvero "figlio di Harmen") e, a partire dal 1629, "RHL"
(dove la "L" significava probabilmente Leida). Nel
1632 iniziò a firmare i quadri in questo modo, ma
poi vi aggiunse il suo cognome ottenendo "RHL-van
Rijn": sostituì però questo tipo di firma nello
stesso anno ed iniziò ad usare il suo nome scritto
nella forma originaria, "Rembrant". Nel 1633
aggiunse una "d", e da allora mantenne questa forma,
dimostrando così che quel piccolo cambiamento aveva
per lui un significato importante (di qualsiasi cosa
si trattasse). Il cambiamento è di tipo puramente
visivo; il modo in cui il nome viene pronunciato
resta inalterato. Curiosamente, nonostante il gran
numero di dipinti e stampe siglati con questa
modifica, la maggior parte dei documenti che parlano
di lui redatti nel corso della sua vita mantengono
la forma originaria, "Rembrant".
In un articolo pubblicato il 16 settembre 2004 sul
New England Journal of Medicine, Margaret S.
Livingstone, docente di neurobiologia della facoltà
di medicina dell'Università di Harvard, suggerisce
che Rembrandt, i cui occhi sembrano avere avuto un
difetto nell'allineamento della vista, soffrisse di
"perdita di stereopsi", una condizione in cui
risulta difficile o impossibile percepire
correttamente la profondità. È giunta a questa
conclusione dopo aver studiato 36 autoritratti
dell'artista. Dato che non possedeva una normale
visione binoculare, il suo cervello automaticamente
sceglieva di utilizzare un solo occhio per
l'osservazione. Questa particolare disabilità
potrebbe avergli fatto percepire come fossero piatte
molte delle immagini che vedeva, agevolandolo poi
nel trasferirle sulle bidimensionali tele. Secondo
la Livingstone questo potrebbe essere stato un
vantaggio per un grande pittore come lui perché "Gli
insegnanti d'arte spesso dicono agli studenti di
chiudere un occhio per percepire come piatto ciò che
osservano. Perciò, la "perdita di stereopsi"
potrebbe non essere un handicap - ma anzi rivelarsi
un vantaggio - per alcuni artisti."
Questa teoria presenta però degli aspetti
criticabili perché tra le più grandi qualità di
Rembrandt c'è l'abilità di riprodurre l'illusione
del volume, la percezione del quale richiede una
normale capacità di visione.
Nel 1968, grazie al sostegno dell' Organizzazione
olandese per il progresso della ricerca scientifica
(NWO), è stato fondato il Rembrandt Research Project
(RRP). Storici dell'arte e esperti di altri campi
sono stati riuniti per riaccertare l'autenticità
delle opere attribuite a Rembrandt servendosi di
tutti i metodi disponibili e per redigere un
catalogo critico definitivo dei suoi dipinti. Sulla
base delle loro scoperte, molti dipinti in
precedenza attribuiti all'artista olandese sono
stati ora rimossi dall'elenco. La maggior parte di
questi ultimi sono ora considerati come opera dei
suoi allievi.
Un esempio di questo tipo di lavoro è rappresentato
dal caso de Il cavaliere polacco, che fa parte della
Collezione Frick di New York. La sua autenticità è
stata posta in dubbio da anni da vari studiosi, tra
i quali Julius Held. Molti, tra cui il dottor Josua
Bruyn della Fondazione Rembrandt Research Project,
attribuivano il dipinto ad uno dei più talentuosi
allievi di Rembrandt, Willem Drost, del quale però
si sa molto poco. Il Museo Frick invece, nonostante
tutto, non aveva mai accettato di cambiarne
l'attribuzione, e la targhetta descrittiva
continuava a recitare "Rembrandt" e non "attribuito
a" o "della bottega di". Pareri più recenti hanno
sostenuto le posizioni del museo, come quelli di
Simon Schama nel libro Rembrandt's Eyes del 1999 e
dell'esperto del Rembrandt Project Ernst van de
Wetering (Conferenza di Melbourne, 1997), che
sostengono entrambi l'attribuzione al grande
maestro. Altri esperti ancora osservano che
l'esecuzione del quadro presenta delle differenze, e
preferiscono attribuire a diverse mani diverse parti
del quadro.
Un altro dipinto Pilato che si lava le mani è
considerato di dubbia attribuzione. I pareri hanno
preso vie considerevolmente diverse a partire dal
1905, quando Wilhelm von Bode lo descrisse come "un
lavoro piuttosto anomalo" da parte di Rembrandt. La
maggior parte degli studiosi a partire dagli anni
'40 lo hanno datato al decennio del 1660,
attribuendolo ad un anonimo allievo. La composizione
presenta dei tratti in comune con le opere della
maturità di Rembrandt, ma l'effetto rembrandtesco
resta superficiale e non riesce a trasmettere nulla
che somigli alla capacità di dosare la luce e
l'abilità nella composizione del maestro. A puro
livello di ipotesi è stato proposto il nome del suo
unico allievo conosciuto di quel periodo, Arent de
Gelder.
L'opera di attribuzione e ri-attribuzione è tuttora
in corso. Nel 2005 quattro dipinti ad olio
precedentemente attribuiti ai suoi allievi sono
stati riclassificati come opera di Rembrandt stesso.
Si tratta di: Studio di un vecchio di profilo" e
Studio di un vecchio con la barba appartenenti ad
una collezione privata statunitense, e Studio di una
donna che piange del Detroit Institute of Arts e
Ritratto di un'anziana con la cuffia bianca, dipinto
nel 1640.
Il metodo di lavoro che Rembrandt adottava nella
propria bottega è uno dei fattori che maggiormente
acuiscono le difficoltà nell'attribuzione dal
momento che, come molti altri artisti prima di lui,
incoraggiava i suoi studenti ad imitare i suoi
dipinti , talvolta riservandosi la rifinitura o gli
ultimi ritocchi, per poi venderli come originali o
come copie autorizzate. Inoltre il suo stile si
rivelò tutto sommato di facile imitazione per gli
allievi più dotati. Altre complicazioni derivano
dall'ineguale qualità di alcuni degli stessi lavori
di Rembrandt e dalle sue frequenti evoluzioni
stilistiche. È molto probabile che non si riuscirà
mai a raggiungere un generale consenso su cosa sia e
cosa non sia da considerarsi come genuina opera di
Rembrandt. |
|
|
| |
| |
|
|
| |
|
|
|
|