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IMMAGINE |
NOME |
ANNO |
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Dinamismo di un cane al guinzaglio |
1912 |
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Lampada
ad arco |
1911 |
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Mercurio
passa davanti il sole |
1914 |
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Giacomo Balla (Torino, 18 luglio 1871 – Roma, 1º
marzo 1958) è stato un pittore, scultore, scenografo
e autore di "paroliberi" italiano.
Fu fra i primi protagonisti del divisionismo
italiano. La sua attività creativa fu molto intensa
nei primi anni dieci in termini di analisi sia del
dinamismo sia della luce, giungendo nel 1915 ad una
nuova fase di ricerca pittorica fortemente
sintetica. Divenne poi un esponente di spicco del
Futurismo, firmando assieme a Marinetti e gli altri
futuristi, i manifesti che sancivano gli aspetti
teorici del movimento.
Già da adolescente Balla aveva dimostrato una
predilezione per l'arte, avvicinandosi allo studio
del violino, passione che avrebbe poi abbandonato
per accostarsi alla pittura e al disegno; nel
frattempo il padre gli trasmise la passione per la
fotografia, iniziandolo ad una tecnica fondamentale
per la sua formazione. Dopo gli studi superiori,
Giacomo decise di frequentare l'Accademia Albertina
di Belle Arti dove conobbe Pellizza da Volpedo, suo
compagno di studi. Nei primi anni del novecento
Balla cominciò quindi a dipingere quadri di matrice
Pointilliste, senza tuttavia seguire rigorosamente
il programma scientifico di Seurat e Signac.
Nel 1895 Balla lasciò Torino per stabilirsi a Roma,
dove avrebbe abitato per tutta la vita. Nella
capitale egli fu un avanguardista della nuova
tecnica divisionista, trovando subito un buon
seguito di allievi. Nel 1897 si fidanzò con Elisa
Marcucci, sorella di Alessandro, amico di Duilio
Cambellotti.
Il 2 settembre del 1900 si recò a Parigi, dove
rimase fino al marzo 1901 ospite dell'illustratore
Serafino Macchiati.
Nel 1903, tornato a Roma, conobbe alla Scuola libera
del nudo Umberto Boccioni, Gino Severini e Mario
Sironi. Nacque così un legame tra Balla e Boccioni
che li condusse verso strade diverse di ricerca
sulla via futurista. Nei primi anni romani Balla si
interessò a soggetti imbevuti di socialismo
umanitario con quadri come: Il mendicante (1902),
Fallimento (1902), La giornata dell'operaio (1904)
ecc. Ne è testimonianza l'amicizia con Giovanni
Cena, assertore di un socialismo umanitario. Nel
1903 cominciò ad esporre alla Biennale di Venezia;
l'anno successivo sposò Elisa Marcucci.
Quando nel 1909 Filippo Tommaso Marinetti pubblicò
il primo Manifesto futurista, Balla, Boccioni, Carrà
e Russolo si presentarono dinnanzi all'autore per
unirsi al movimento. Nel 1910 uscì il Manifesto dei
pittori futuristi con cui l'adesione era dichiarata.
Fu questo un passo fondamentale per portare avanti
quell'esigenza di svecchiamento della cultura
italiana, nonché per il mutamento pittorico di
Balla. Da questa ricerca nacquero le Compenetrazioni
iridescenti del 1912 ma anche il famoso Dinamismo di
un cane a guinzaglio, che comunicava l'esigenza di
un taglio netto col passato verso forme dinamiche di
comunicazione, senza trascurare tocchi di
astrazione.
Nel 1909 espose al Salon d’Automne di Parigi sette
dipinti, tra cui i quattro elementi del Polittico
dei viventi.
L'11 aprile 1910 assieme a Boccioni, Carrà, Russolo
e Severini firmò Il manifesto tecnico della pittura
futurista con cui dichiarava apertamente la propria
adesione al movimento. Dipinse poi Villa Borghese,
polittico a quindici pannelli separati, come quadro
per le esposizioni futuriste, che però sarebbe stato
rifiutato dai compagni.
Negli anni della guerra mondiale Balla perseguì
l'idea di un'arte totale. E specie dopo la morte di
Boccioni nel 1916 egli fu il protagonista indiscusso
del movimento. Le sue idee sono esposte in queste
parole: «Noi futuristi, Balla e Depero, vogliamo
realizzare questa fusione totale per ricostruire
l'universo rallegrandolo, cioè ricreandolo
integralmente.» Progettò infatti le scene per Feu d'artifice
di Igor Stravinsky nel 1917, balletto che andò in
scena al Teatro Costanzi di Roma. Creò anche arredi,
mobili, suppellettili e partecipò anche alle
sequenze del film Vita futurista (1916) presenziando
assieme a Marinetti alle riprese.
Nell'ottobre del 1918 pubblicò il "Manifesto del
colore", dove analizzò il ruolo del colore nella
pittura d'avanguardia.
Nell'ambito della sua adesione al futurismo, che
Balla portò avanti senza sosta, si ricorda che nel
1926 egli scolpì una statuetta con la scritta alla
base "Sono venuto a dare un governo all'Italia".
L'opera fu consegnata direttamente a Mussolini, il
quale gradì. Nel 1937 però Balla scrisse una lettera
al giornale "Perseo" con la quale si dichiarava
estraneo alle attività futuriste. Da quel momento
Balla fu accantonato dalla cultura ufficiale, sino
alla rivalutazione nel dopoguerra delle sue opere e
di quelle futuriste in genere. |
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