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Rubens - Selezionare l'immagine per ingrandirla:

 
 
 
IMMAGINE NOME ANNO
Adamo ed Eva nel Paradiso terrestre 1599
Autoritratto 1639
Battaglia delle Amazzoni 1615
La Medusa 1618
Le tre Grazie 1638 ca.
Romolo e Remo 1616
Trittico della Deposizione della Croce 1614
 
 
 
 
 
 

Approfondimento:

 
 

Pieter Paul Rubens (Siegen, 28 giugno 1577 – Anversa, 30 maggio 1640) è stato un pittore fiammingo. La sua opera, secondo Giulio Briganti, «può considerarsi l’archetipo del "barocco"»[senza fonte], mentre per altri critici, quali Luigi Mallè, ha aperto la via al tumultuante barocco europeo, nordico e francese in particolar modo.

Rubens nacque a Siegen, in Germania, da padre fiammingo Calvinista, e trascorse l'infanzia a Colonia. In seguito, nel 1589, si trasferì ad Anversa dove ricevette una educazione umanista, grazie allo studio del latino e della letteratura classica e si convertirà al cattolicesimo.
Alla età di quattordici anni, incominciò il suo apprendistato artistico con Tobias Verhaeght.

Sappiamo che nel 1596 Rubens eseguì alcuni dipinti, tra cui un perduto Parnaso insieme al maestro Van Veen e Jan Brueghel il Vecchio. Di questo primo periodo sono sia il Peccato originale, conservato al Rubenshuis di Anversa, in cui i personaggi sono resi con proporzioni classicheggianti, che la Battaglia delle amazzoni, della Bildergalerie di Potsdam, ove le piccole figure sono inserite in un paesaggio realizzato da Jan Brueghel, secondo la tradizione anversana della divisione dei compiti nei paesaggi con figure. Nel 1598 venne iscritto come maestro alla corporazione dei pittori della gilda cittadina.

Nel maggio del 1600 partì per l'Italia dove rimase per i successivi otto anni, facendo tappa prima a Venezia dove studiò Tiziano, Veronese e Tintoretto, poi, entrato in contatto con Vincenzo I Gonzaga duca di Mantova il giovane pittore accettò l'incarico di pittore di corte, conservando tale carica fino alla fine del suo soggiorno italiano, arricchendo ulteriormente la sua cultura figurativa studiando le opere della ricca collezione dei Gonzaga e copiando dipinti famosi.

Nel 1601 venne inviato da duca a Roma per copiare alcuni quadri, in questo soggiorno romano, ha modo di ampliare ulteriormente i suoi orizzonti figurativi, grazie alla copia di modelli di Michelangelo e Raffaello, allo studio dell'antico, ma guardando anche alla coeva produzione artistica del Carracci, Caravaggio e Federico Barocci. Entro il 1602, realizzò per la cappella di Sant’Elena nella Basilica di Santa Croce in Gerusalemme il Trionfo di sant’Elena, l’Incoronazione di spine e l’Innalzamento della croce. Di questo stesso periodo, in cui entra in contatto con la cerchia del cardinal Scipione Borghese, sono anche il Compianto sul corpo di Cristo, ora conservato alla Galleria Borghese e il Martirio di san Sebastiano di Palazzo Corsini.

Nel 1603, fu in missione per il duca di Mantova presso il re di Spagna. Tornato a Mantova all'inizio del 1604, vi rimase fino al 1605, quando, l'anno successivo, tornò a Roma presso suo fratello Philipp, dopo un breve soggiorno genovese ove dipinse il Ritratto di Brigida Spinola Doria, ora conservato alla National Gallery of Art di Washington, ricevette la commissione per la decorazione dell'abside di Santa Maria in Vallicella, terminando l'opera, ora al Museo di Grenoble, alla fine del 1607, con riuniti in un unico dipinto la Madonna e cinque santi, il dipinto venne rifiutato e sostituita nel 1608 con tre dipinti su ardesia:la Vergine in gloria adorata dagli angeli, i Santi Gregorio, Mauro e Papiano e i Santi Domitilla, Nereo e Achilleo, la tavola centrale, dall'intenso dinamismo con una composizione che sembra dilatarsi verso lo spazio circostante, anticipa soluzioni che saranno adottate dalla successiva pittura barocca, infatti come scrisse Giuliano Briganti: «...lo spazio sembra vibrare e dilatarsi per accogliere le gigantesche figure che lo occupano in tutti i sensi con l'eloquenza solenne del loro gestire e sfogarsi poi liberamente nella fuga prospettica della gloria angelica centrale ove i raggi della luce divina, che partono da un punto focale così alto e lontano da suggerire una profondità infinita, irrompono per i fessi delle nubi e tra i corpi degli angeli in controluce, disposti in una vorticosa continuità.».

Fin dal ritorno in patria Rubens ebbe il sostegno di due potenti protettori: lo scabino e borgomastro Nicolas Rockox e l’arciduca Alberto, governatore dei Paesi Bassi meridionali. In questo periodo il suo stile evolve verso composizioni caratterizzate da contrasti luministici molto accentuati, di parziale ascendenza caravaggesca, con figure michelangiolesche disposte in gruppi poco simmetrici e in atteggiamenti vari e come compressi sul quadro, come per esempio avviene nel Sansone e Dalila del 1609-10 circa, ora conservato alla National Gallery di Londra e nel trittico con l'Erezione della croce, realizzato tra il 1610 e il 1611 per la Cattedrale di Anversa, dalle forme possenti ma dinamiche.

A partire dal 1612 circa lo stile dell'artista cambia, probabilmente anche in rapporto con le coeve istanze della Controriforma Cattolica; ora le sue composizioni sono più chiare e vicine a toni cromatici più freddi, con un equilibrio più marcato e una scansione maggiormente simmetrica dei personaggi, distribuiti in modo più armonioso e dotati di un forte risalto plastico sull'esempio delle statue ellenistiche che Rubens aveva copiato a Roma. Il cambiamento si può vedere nella classicheggiante Discesa dalla croce, realizzata da Rubens per la Cattedrale anversate tra il 1612 e il 1614, ispirandosi per il corpo del Cristo al Laocoonte.

Tra il 1613 e il 1614 realizza l'Incredulità di san Tommaso, ora al Koninklijk Museum di Anversa, prendendo a modello per il Cristo un Giove antico. Di questo periodo è anche il Martirio di san Sebastiano della Gemäldegalerie di Berlino, con figure modellate su prototipi antichi.

A partire dal 1612 circa lo stile dell'artista cambia, probabilmente anche in rapporto con le coeve istanze della Controriforma Cattolica; ora le sue composizioni sono più chiare e vicine a toni cromatici più freddi, con un equilibrio più marcato e una scansione maggiormente simmetrica dei personaggi, distribuiti in modo più armonioso e dotati di un forte risalto plastico sull'esempio delle statue ellenistiche che Rubens aveva copiato a Roma. Il cambiamento si può vedere nella classicheggiante Discesa dalla croce, realizzata da Rubens per la Cattedrale anversate tra il 1612 e il 1614, ispirandosi per il corpo del Cristo al Laocoonte.

Tra il 1613 e il 1614 realizza l'Incredulità di san Tommaso, ora al Koninklijk Museum di Anversa, prendendo a modello per il Cristo un Giove antico. Di questo periodo è anche il Martirio di san Sebastiano della Gemäldegalerie di Berlino, con figure modellate su prototipi antichi.

Tra il 1625 e il 1628, preparò i bozzetti di quindici grandi arazzi col Trionfo dell'eucaristia, su commissione dell’arciduchessa Isabella e destinati al convento madrileno delle Carmelitane scalze. Tra il 1627 e il 1631, su commissione di Maria de' Medici, iniziò la decorazione della Galleria di Enrico IV, del progetto abbandonato rimangono due grandi composizioni, ampiamente abbozzate, alla Galleria degli Uffizi e alcuni schizzi al Museo di Bayonne e alla Wallace Collection di Londra.

Nel 1627 acquistò una casa di campagna ad Ekeren. L'anno successivo Rubens è in missione diplomatica alla corte del re spagnolo Filippo IV e tra il 1629 il 1630 fu alla corte di Carlo I d'Inghilterra. Tra il 1629 e il 1634 lavorò, su commissione di Carlo I d'Inghilterra, alla decorazione della Banqueting Hall di Whitehall a Londra realizzando nove dipinti con la Glorificazione di Giacomo I.

Tra il 1630 e il 1632 realizzò la serie di otto arazzi con la Storia di Achille. Nel 1635, comperò la tenuta dello Steen a Elewyt, nello stesso anno realizzò gli apparati per l'entrata trionfale ad Anversa del nuovo governatore generale dei Paesi Bassi, l'arciduca Ferdinando d'Austria. Tra il 1637 e il 1638, venne chiamato a realizzare la decorazione della Torre de la Parada, o meglio venticinque stanze del padiglione di caccia del re spagnolo Filippo IV, realizzando una serie di schizzi per 112 dipinti con scene tratte dalle Metamorfosi di Ovidio.

La vena artistica di Rubens mescolò linee classicheggianti con quelle barocche di dilatazione delle forme, di ritmo infinito, di fastosità e di bellezze decorative, e uno sfondo di realismo che fa da scenario alla trasfigurazione dei sensi.
 
 
 
 
   

 
 

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