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IMMAGINE |
NOME |
ANNO |
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Madonna
del cancelliere Rolin |
1422 ca. |
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Ritratto
dei coniugi Arnolfini |
1434 |
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Jan van Eyck (Maaseik, 1390 circa – Bruges, giugno
1441) è stato un pittore fiammingo.
Nonostante sia considerato il capostipite della
pittura nei Paesi Bassi nel '400 ed il maggior
pittore nord europeo del suo tempo, le notizie certe
riguardanti la sua vita sono ancora molto scarse,
inclusi il luogo e la data di nascita esatti. Jan
van Eyck nacque in una data compresa fra il 1390 e
il 1400 quasi sicuramente a Maastricht che all'epoca
faceva parte dei possedimenti del duca di Borgogna e
a introdurlo nel mondo della pittura dovrebbe essere
stato il fratello maggiore Hubert, anche se parte
della critica dubita persino della sua esistenza,
visto che di lui esistono solo due riferimenti: il
primo sul più volte smontato e rimontato polittico
dell'Agnello Mistico e l'altro su una pietra tombale
nella diruta abbazia di San Bavone a Gand. Nulla
sappiamo sulla formazione dell'artista, nemmeno se
essa si svolse in Francia o nella terra di origine.
Alla fine del trecento e nella prima metà del
Quattrocento le Fiandre, ovvero l'odierno Belgio
settentrionale e una parte dei paesi bassi, erano
governate dai duchi di Borgogna.
Le prime informazioni che si hanno sul conto di Van
Eyck risalgono quindi al periodo che va dall'ottobre
1422 al settembre 1424, quando il pittore si trovava
all'Aja alla corte di Jean de Bavièere Hainaut,
conte d'Olanda. L'anno successivo divenne pittore di
corte del duca di Borgogna Filippo il Buono, per
conto del quale compì anche numerose missioni
diplomatiche: si recò infatti a Lisbona nel (1428)
per concordare le nozze del duca con Isabella di
Portogallo, alla quale farà successivamente un
ritratto. Dopo aver abitato per qualche tempo nella
città francese di Lilla, nel 1432 si trasferì
definitivamente a Bruges, dove trascorse il resto
della sua vita e morì ancora in giovane età nel
giugno 1441, come testimoniano gli incartamenti
relativi al suo funerale custoditi nell'archivio
della cattedrale di Saint-Donatien.
La sua arte ebbe una portata rivoluzionaria al pari
di quella di Masaccio in Italia: essa rappresentò il
superamento delle convenzioni del gotico in nome di
una concezione 'naturalistica' ricondotta alle
istanze della percezione visiva e all'indagine
scientifica della realtà.
Le sue opere più famose risalgono quasi tutte al
periodo in cui viveva a Bruges, mentre più scarse
sono le testimoninze relative al suo soggiorno
olandese; tra le prime opere conosciute del pittore
vi sono le due tavole raffiguranti la Crocifissione
ed il Giudizio finale, eseguite intorno al 1430 e
forse facenti parte di un polittico smembrato oppure
unite insieme a formare un dittico. Lo spazio della
Crocifissione è organizzato secondo un punto di
vista rialzato che aumenta il senso di profondità;
ai piedi delle croci è riunita una gran folla di
personaggi in cui si vedono soldati e dignitari di
corte ritratti con impassibile distacco,
contrapposto alla disperazione della Vergine
inginocchiata in primo piano ed avvolta in un largo
abito celeste che lascia scoperto soltanto il volto.
Il senso di drammaticità è accentuato dalla
posizione del ladro sulla destra raffigurato con il
corpo piegato sulla croce, come nel tentivo estremo
di liberarsi dalle corde, mentre il cielo plumbeo
annuncia l'imminente morte del Cristo; la città che
si vede sullo sfondo, con i suoi numerosi edifici
che ricordano le costruzioni fiamminghe del tempo,
rappresenta la Gerusalemme celeste. La tavola con il
Giudizio finale è invece costruita secondo un
modello di derivazione medievale, con una
disposizione su tre piani e con le figure di
grandezza diversa a seconda del loro grado
d'importanza; in alto si trova il Cristo circondato
da angeli che reggono gli strumenti della Passione,
dalla Madonna e S. Giovanni e sotto i 12 apostoli
affiancati da santi e beati. Nella parte inferiore
del dipinto si vedono i morti che emergono dalla
terra e dal mare in attesa del giudizio con
l'arcangelo Michele che sovrasta lo scheletro della
Morte raffigurato con ali da pipistrello usate per
delimitare lo spazio degli inferi dove i dannati
vengono scaraventati in preda a terribili mostri che
ne straziano i corpi. La tavola contiene anche delle
iscrizioni destinate alla corretta interpretazione
delle immagini conferendo una funzione di erudizione
all'opera che forse era destinata ad una persona
istruita, in grado perciò di leggerla e di
comprenderne il significato.
Al 1432 viene datato il completamento del
monumentale polittico di Gand, realizzato per la
chiesa di San Bavone e presumibilmente iniziato dal
fratello Hubert, morto nel 1426, come conferma
l'iscrizione presente sulla cornice esterna del
dipinto. Esso è costituito da 12 pannelli, disposti
su due registri, uno superiore e uno inferiore; al
centro del registro superiore si trova il Dio Padre,
con ai lati la Vergine e S. Giovanni Battista,
mentre a sinistra si trovano gli Angeli cantori e
Adamo a destra gli Angeli musici e Eva. Nel registro
inferiore si può ammirare la grande tavola centrale
con l'Adorazione dell'agnello mistico, affiancata da
due scomparti laterali con i Cavalieri di Cristo e i
Giudici integri (a sinistra) e gli Eremiti e i
pellegrini(a destra). La critica sembra oggi
propensa ad attribuire a Hubert la concezione ed in
parte l'esecuzione della tavola con l'Adorazione e
delle tre tavole sovrastanti, mentre tutto il resto
venne eseguito da van Eyck che vi lavorò a fasi
alterne, ciò spiegherebbe l'evidente carattere di
disomogeneità tra i vari scomparti, che per esere
pienamente apprezzati devono essere analizzati
singolarmente. In quest'opera compaiono comunque
quelli che diverranno i caratteri tipici della
pittura di van Eyck: naturalismo analitico, uso di
colori luminosi, cura per la resa del paesaggio e
grande lirismo, tutti elementi che si
ripresenteranno anche nei dipinti eseguiti a pochi
anni di distanza dal polittico di Gand.
Al 1433 vengono fatti risalire la Madonna con
Bambino, detta di Ince Hall ed il ritratto dell'Uomo
con il turbante rosso, da alcuni considerato come
l'autoritratto del pittore che vi appose la sua
firma e la data di esecuzione (21 ottobre 1433) ed
il motto fiammingo divenuto famoso: «come posso, non
come vorrei». Lo sfondo scuro esalta le sembianze
dell'uomo che indossa un voluminoso copricapo, su
cui cade inevitabilmente lo sguardo dello spettatore
che ammira la stupefacente abilità nel rendere le
pieghe del panneggio attraverso il contrasto tra
luci ed ombre.
L'opera più conosciuta di van Eyck resta il celebre
Ritratto dei coniugi Arnolfini realizzato nel 1434.
Sul significato del duplice ritratto e dei numerosi
simboli che il pittore aggiunse, vanno senz'altro
menzionati il particolare dello specchio in cui sono
riflessi il pittore stesso e un altro personaggio in
qualità di testimoni dell'evento; le luci e le
ombre, rispettivamente, sulle mele da un lato e su
coperta e baldacchino dall'altro; i volti dei
conuigi, imperscrutabili, quasi rapiti da
un'atmosfera intrisa di spiritualità; la raffinata
torciera da cui scintilla, però, una sola candela;
lo specchio che ospita, nei tondelli incisi nella
cornice, dieci storie della Passione; il gesto della
mano sinistra della sposa che allude al ventre.
Secondo l'interpretazione tradizionale, il quadro
celebrava il matrimonio tra il mercante lucchese
Giovanni Arnolfini, da oltre un decennio stabilitosi
a Bruges, e Giovanna Cenami.
Tra le altre opere importanti di van Eyck vanno
ricordate la Madonna del cancelliere Rolin, che
molti mettono in relazione con la pace di Arras
stipulata nel 1435, la Santa Barbara e il Trittico
di Dresda.
La Madonna del cancelliere Rolin venne eseguita tra
il 1434 ed il 1435 e oggi si trova al Louvre di
Parigi; la scena di svolge all'interno di un
ambiente chiuso ma con un'ampia arcata di fondo che
crea un complesso gioco di luci ed ombre. Le due
figure principali, la Vergine ed il donatore, sono
perfettamente bilanciate e disposti l'una di fronte
all'altro; l'abito del cancelliere in adorazione è
decorato con preziosi ricami, mentre il Bambino
tiene in mano un monile luminescente e la Vergine è
vestita con un lungo abito rosso sul quale sono
ricamate in lettere d'oro i passi dell'ufficio
mattuttino recitato durante la messa celebrata
davanti al cancelliere. Le arcate lasciano
intravedere la veduta di una città fluviale
riprodotta in ogni suo dettaglio: gli edifici, le
strade e persino i suoi minuscoli abitanti. Questa
minuzia descrittiva nella composizione contribuiva
alla sua visione d'insieme ed era consideta come la
soluzione ideale per combinare la raffigurazione di
un interno con un paesaggio aperto sullo sfondo.
Nel trittico di Dresda, invece, la tavola centrale
raffigura la Madonna in trono con il Bambino e sui
pannelli laterali si vedono S.Michele con il
donatore a sinistra e S.Caterina a destra; la
coRnice è ancora quella originale e sul lato esterno
degli sportelli si può vedere un'Annunciazione
dipinta a grisaille. Il nuovo motivo iconografico
qui introdotto da van Eyck che proponeva
l'identificazione di Maria con la Chiesa stessa,
venne ripreso da molti altri artisti anche italiani,
tra cui Piero della Francesca per la sua famosa Pala
di Brera.
All'ultimo periodo di attività del pittore sono da
riferirsi la Madonna della fontana (opera firmata e
datata nel 1439, custodita al museo Nazionale di
Anversa) e quella che è conosciuta come la Madonna
di Lucca.
Alla scuola di van Eyck si riconducono anche le
miniature presenti nelle poche copie manoscritte di
Biblia pauperum oggi conosciute. |
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