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IMMAGINE |
NOME |
ANNO |
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Amor
Vincit Omnia |
1603 |
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Bacco |
1597 |
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Canestra di frutta |
1598 |
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Cattura di Cristo |
1602 |
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Conversione di San Paolo |
1601 |
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Crocefissione di San Pietro |
1600 |
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Davide e Golia |
1598 |
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Deposizione |
1604 |
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Flagellazione di Cristo |
1608 |
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Maddalena penitente |
1595 |
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Medusa |
1598 |
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Morte della Vergine |
1604 |
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Narciso |
1599 |
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Resurrezione di Lazzaro |
1609 |
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Vocazione di San Matteo |
1600 |
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Michelangelo Merisi, o Merigi o Amerighi, detto il
Caravaggio (Milano, 29 settembre 1571 – Porto
Ercole, 18 luglio 1610), è stato un pittore
italiano. Attivo a Roma, Napoli, Malta e in Sicilia
fra il 1593 e il 1610, è considerato il primo grande
esponente della scuola barocca e uno dei più
celebrati pittori del mondo.
Michelangelo Merisi (o Merigi o Amerighi) nacque nel
1571 a Milano come sembra provato da una fortunata
scoperta documentaria del 2007. La scoperta chiude
un dibattito apertosi nel 1973, quando per la prima
volta si pensò che egli non fosse nato a Caravaggio
(BG) nella provincia di Bergamo, ipotesi priva di
riscontri ma comunemente accettata per secoli [1].
Nel 1584, a tredici anni, dimostrando evidentemente
un precoce talento pittorico, Michelangelo Merisi
venne accolto nella bottega di Simone Peterzano
(pittore di un certo successo all'epoca), allievo di
Tiziano e attivo a Milano. L'apprendistato del
giovane pittore si protrasse per circa quattro anni,
durante i quali apprese la lezione dei maestri della
scuola lombarda e veneta. Giulio Mancini, uno dei
suoi biografi, nelle "Considerazioni sulla pittura"
del 1621, racconta dell'infanzia di Caravaggio,
sottolineando il forte carattere dell'artista già in
quei primi anni: «Studiò in fanciullezza per quattro
o cinque anni in Milano, con diligenza ancorché di
quando in quando, facesse qualche stravaganza
causata da quel calore e spirito così grande».
Il 6 aprile 1588 scadeva il contratto con il suo
maestro; il giovane pittore probabilmente in quegli
anni abbandonò Milano per trasferirsi a Venezia, per
conoscere da vicino l'opera dei grandi maestri del
colore, Giorgione, Tiziano e Tintoretto.
Alcuni biografi del pittore (soprattutto Giovanni
Baglione), accennano ad un probabile omicidio che
Caravaggio, allora poco più che ventenne, avrebbe
commesso proprio quell'anno; ipotizzando che il
viaggio a Roma sarebbe stato in realtà una fuga.
I primi tempi furono duri e mortificanti,
soprattutto per colpa del suo carattere spigoloso ed
aggressivo, che non lo facilitava nel rapporto con
gli altri. Bellori, uno storico dell'epoca, lo
descrive in quel periodo già affetto da malaria
(fatto che condizionò il suo sistema nervoso per
tutta la vita) un'infermità che rendeva il suo
fisico fragile e vulnerabile in perfetto contrasto
con la sua tempra irascibile.
Nel primo periodo romano Caravaggio si trovò
costretto a fare copie di quadri sacri da utilizzare
come pagamento per un alloggio modesto all'interno
di una pensione gestita da un certo monsignor
Pandolfo Pucci, che lui soprannominava "Monsignor
Insalata", per via del magro vitto di sole verdure
che questi soleva passare ai suoi clienti.
Stanco di questa situazione, l'artista si trasferì
presso la bottega di Lorenzo il Siciliano, un
mediocre pittore dell'epoca, che non seppe
valorizzare e capire il talento del giovane
apprendista al quale faceva dipingere solo teste di
santi. Dopo il Siciliano, Caravaggio ebbe per un
breve periodo di tempo come maestro Antiveduto
Gramatica, un sofisticato pittore manierista senese
il cui bizzarro nome era dovuto alla sua nascita
prematura.
Grazie all'apprendistato presso le botteghe di
questi due artisti Caravaggio acquistò la rapidità
d'esecuzione: visto che i due pittori producevano
opere "in serie", in un gran numero di copie, questo
costringeva loro e gli allievi, che seguivano le
loro direttive, a dipingere rapidamente. Fu anche
merito dei suoi primi maestri se Caravaggio
nell'arco di venti anni di carriera riuscì a creare
un gran numero di capolavori.
Dopo l'esperienza presso il Grammatica, Caravaggio
approdò alla corte di Giuseppe Cesari detto il
Cavalier d'Arpino, uno dei pittori più in voga negli
ambienti della committenza romana. Da questo
maestro, come dice il Bellori: «fu applicato a
dipinger fiori e frutti sì bene contraffatti, che da
lui vennero a frequentarsi a quella maggior vaghezza
che oggi tanto diletta». Quei fiori e frutti in
realtà rappresentano l'inizio di quel genere
pittorico che in seguito verrà definito natura
morta. Gli insegnamenti del Cavalier d'Arpino non
appagavano il giovane pittore che si sentiva poco
stimolato da ciò che il maestro gli proponeva.
Questa sua insoddisfazione, sommata ad un episodio
che vide Caravaggio ricoverato all'ospedale per il
calcio di un cavallo, senza che il suo maestro gli
facesse visita, fu motivo di litigio tra i due; il
pessimo carattere dell'allievo portò alla rottura
del rapporto con la bottega del Cesari.
Caravaggio, spinto dalla voglia di affermazione
decise così di mettersi in proprio. Durante questo
periodo e per tutta la sua vita ebbe una condotta di
vita piuttosto sregolata, viene spesso citato nelle
denunce per vari fatti di violenza nei quartieri più
turbolenti della città, il che ha oltremodo
alimentato il mito dell'artista bohémien che traeva
ispirazione dalla vita di strada e dai fatti di
sangue e di malaffare a cui era abituato.
Nel Bacchino malato, una delle sue prime opere
compiute, è raffigurato il Caravaggio di quei primi
anni romani, lo sguardo vivo ed intenso contrasta
con la malinconia provocata dalla malattia che
affliggeva il giovane pittore e che lo accompagnò
fino alla morte.
I personaggi che posavano per i suoi dipinti
venivano direttamente dalla strada, era gente umile
che egli usava frequentare quotidianamente; inoltre
Caravaggio non poteva permettersi di retribuire dei
modelli di professione, per via delle scarse
committenze che l'artista faticava ad ottenere.
Comunque è stato uno dei pittori più importanti del
1500. |
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