|
|
| |
|
|
| |
|
IMMAGINE |
NOME |
ANNO |
 |
Bagnante |
1885 |
 |
La
casa dell'impiccato |
1873 |
 |
Fumatore di pipa |
1891 |
 |
I
giocatori di carte |
1896 |
 |
Natura morta con mele e arance |
1899 |
 |
I
pioppi |
1880 |
 |
Ragazza al pianoforte |
1869 |
 |
La
signora in blu |
1904 |
|
|
|
| |
| |
|
|
| |
| |
|
|
| |
Paul Cézanne (Aix-en-Provence, 19 gennaio 1839 –
Aix-en-Provence, 22 ottobre 1906) è stato un pittore
francese.
Paul Cézanne, che ebbe antenati piemontesi,
originari di Cesana, fu il primogenito di
Louis-Auguste, proprietario di una fabbrica di
cappelli, e di Anne-Elisabeth-Honorine Aubert,
operaia nella stessa fabbrica: i suoi genitori si
erano sposati il 29 gennaio 1844, dopo la nascita di
un'altra figlia, Marie; nel 1848, Louis-Auguste
Cézanne fondò con un socio la banca "Cézanne et
Cabassol".
In una famiglia che godeva di notevole agiatezza,
Paul poté frequentare le migliori scuole: dopo gli
studi primari dal 1844 al 1849, dal 1849 al 1852 al
pensionato Saint-Joseph, entrò nel Collège Bourbon -
oggi Mignet - dove ricevette un'istruzione
umanistica, ed ebbe per compagni, fra gli altri,
Émile Zola - che viveva allora ad Aix con la madre -
con il quale si legò di profonda amicizia. Lo stesso
scrittore ricorda quell'amicizia di adolescenti
intellettuali: «Avevamo libri in tasca e nelle
borse. Per un anno, Victor Hugo regnò su di noi come
un monarca assoluto. Ci aveva conquistato con le sue
forti andature di gigante, ci rapiva con la sua
retorica potente». E dalla passione per Victor Hugo
passarono a quella per de Musset: «De Musset ci
sedusse con la sua spavalderia di monello di genio.
I Racconti d'Italia e di Spagna ci trasportarono in
un romanticismo beffardo, che ci riposò, senza che
ce ne rendessimo conto, del convinto romanticismo di
Victor Hugo». Questa sua formazione spirituale
improntata al romanticismo - Cézanne scrisse anche
poesie, che fece leggere a Zola - non fu senza
conseguenze nelle sue scelte pittoriche.
Ancor prima di conseguire, nel 1859, il baccalauréat,
frequentò dal 1856 l'École de Dessin di Aix,
conseguendo un secondo premio in disegno, e studiò
musica, suonando, insieme con Zola, in un'orchestra.
Dopo un breve soggiorno a Parigi, insieme con Zola e
con Jean-Baptistin Baille, altro suo compagno di
collegio, tornò ad Aix per iscriversi, ma soltanto
per assecondare il desiderio del padre, alla Facoltà
di legge. Zola era rimasto a Parigi e i due amici
mantennero un fitto contatto epistolare, quando pure
Cézanne non andava ogni tanto a fargli visita nella
capitale. Da tempo stava pensando di dedicarsi alla
pittura e nel 1859, nella casa di campagna presso
Aix, chiamata Jas de Bouffan, organizzò il suo
studio di pittore. Se il padre - borghese pratico
che sapeva valutare il certo e l'incerto - era
ostile a quell'attività che faceva trascurare al
figlio una possibile, fruttuosa carriera legale,
Paul veniva incoraggiato dalla madre e dalla sorella
Marie. Frequentò una piccola cerchia di artisti,
formata dai pittori Emperaire e Villevieille, dallo
scultore Solari, dallo scrittore Gasquet, suo futuro
biografo, e dal critico d'arte Valabrègue.
Fu esonerato dal servizio militare nel 1860 e smise
di frequentare l'università. Nella sala della casa
di campagna dipinse in uno stile «che fa pensare a
un maldestro affresco di uno strano
quattrocentista», le Quattro stagioni, firmate
scherzosamente Ingres, oggi trasportate su tela e
conservate al Petit-Palais di Parigi.
Ottenuto dal padre il permesso di recarsi a Parigi,
da aprile a settembre vi frequentò l' Académie
Suisse, visitando frequentemente il Louvre e il
Salon, attratto dai pittori del naturalismo storico
alla Meissonier. Dopo aver cercato invano di entrare
nella prestigiosa École des Beaux-Arts, ritornò ad
Aix per riprendere i corsi di disegno e lavorare,
senza nessun interesse, nella banca del padre. La
lasciò tuttavia l'anno successivo per tornare
nuovamente a Parigi e riprendere i corsi dell'
Académie Suisse; qui fece la conoscenza dei pittori
Bazille, Monet, Pissarro, Renoir, Sisley.
Nel maggio 1863 visitò con Zola il Salon des Refusés
– l’esposizione dei dipinti rifiutati dal Salone
ufficiale, che ispirava le scelte delle opere a
criteri accademici, favorendo la pittura
tradizionale - ma era attratto soprattutto dagli
artisti che poteva ammirare al Louvre: qui si
esercitava copiando i classici della pittura, da
Caravaggio a El Greco, dai cinquecentisti veneti
fino ai moderni Delacroix, Daumier, Corot e Courbet.
Tornò ad Aix nel 1864 e a intervalli soggiornò in
varie località della Francia.
Al Salon del 1865 – quello che vide lo «scandalo»
dell’ Olympia di Manet - inviò un’opera che venne
però rifiutata, mentre Zola pubblicò il romanzo La
confession de Claude, dedicato a lui e a Baille.
Nella presentazione del libro ad Aix, Marius Roux,
amico di Cézanne e di Zola, scrive che «grande
ammiratore dei Ribera e degli Zurbarán, il nostro
pittore procede solo da sé stesso, dando alle sue
opere un timbro particolare. Io l’ho visto all’opera
nel suo atelier, e se non posso ancora predirgli il
brillante successo di coloro che l’ammirano, sono
però certo di una cosa, che la sua opera non sarà
mai mediocre».
In quest'anno dipinse i nove, energici ritratti
dell' oncle Dominique, lo zio materno Dominique
Aubert, costruiti utilizzando largamente la spatola
per dare intensità al colore e senso del volume alla
tela e, pur in assenza di contrasti di luce,
«l'immagine è fortemente pronunciata, e benché il
problema spaziale sia qui assente, almeno come
problema di spazio-colore, come sarà invece dopo la
lezione impressionista, l'immagine si determina in
una sua consistenza, squadrata e sintetizzata,
anticipazione di quell'organicità monumentale che
Cézanne raggiungerà in pieno dopo il 1880».
Dopo che fu nuovamente rifiutato al Salon del 1866
un suo dipinto, il Ritratto di Anthony Valabrègue,
uno scrittore suo amico, Cézanne scrisse
all’intendente delle Belle Arti, responsabile della
scelta dei dipinti, una lettera di protesta,
dichiarando di rifiutare il giudizio della giuria e
di voler esporre egualmente le sue opere: «Non mi
sembra che il mio desiderio abbia nulla di
esorbitante e se voi chiedeste a tutti i pittori che
si trovano nella mia posizione, vi risponderebbero
tutti di rifiutare la giuria e di voler partecipare
in un modo o in un altro a un’esposizione che deve
essere necessariamente aperta a tutti coloro che
lavorano seriamente».
È questo il periodo in cui Cézanne cercava uno stile
personale, fuori da ogni accademicismo e da ogni
scuola, ma i riferimenti ad artisti da lui
conosciuti e studiati si rilevano egualmente: oltre
ad aver appreso il disegno accademico all’Ecole des
Beaux-Arts di Aix da Joseph Gibert, le sue prime
tele mostrano richiami ad alcuni pittori provenzali,
come Emile Loubon – tele di questo pittore sono
esposte nel Museo di Aix – all’allievo di questi,
Monticelli e a Paul Guigou, due pittori di gusto
romantico, e anche al ben più noto Daumier, artista
che sintetizza in sé il romanticismo di Delacroix e
il realismo di Courbet, i due grandi maestri
ammirati da Cézanne.
Délacroix gli mostrò come aprire le forme, che la
tradizione accademica conserva nella chiusura della
plasticità, costruendole secondo le vibrazioni del
colore sotto gli effetti della luce: di lui Cézanne
disse che era «la più bella tavolozza di Francia» e
che nessuno in Francia, come Délacroix, aveva avuto
il senso della «vibrazione del colore. Noi tutti
dipingiamo seguendo lui», mentre la lezione di
Courbet gli servì da correttivo agli eccessi
romantici di Delacroix.
Dal 1866 al 1870 si divise tra Aix e Parigi: qui
conobbe e convisse, senza che la famiglia sapesse
nulla, con una giovane parigina, Hortense Fiquet.
Allo scoppio della guerra franco-prussiana si
trovava ad Aix, ma poi, per sei mesi, si stabilì con
Hortense a Estaque, un villaggio di pescatori presso
Marsiglia e, alla fine della guerra e della
Rivoluzione comunarda, ritornò a Parigi, dopo aver
evitato l'arruolamento grazie al padre che pagò un
sostituto del figlio alla leva, come consentito
dalle leggi allora in vigore.
Nella capitale, il 4 gennaio, nacque il figlio Paul;
Cézanne, prima di trasferirsi per due anni con la
famiglia ad Auvers-sur-Oise, soggiornò alcuni mesi a
Pontoise, il paese di Pissarro, col quale dipingeva,
en pleine air e a volte anche gli stessi temi, quali
La cöte des boeufs a Pontoise o Il sentiero del
torrente a Pontoise, ora all'Ermitage di San
Pietroburgo, mentre il suo Louvanciennes è persino
una copia di un dipinto di Pissarro. Questi scrisse
in quel tempo che Cézanne «ci dà speranze e ho visto
e ho con me una pittura di un vigore e di una forza
notevole». Pissarro gli insegnò a porsi davanti al
soggetto con obiettività, strutturandolo liberamente
sulla tela senza imposizioni di sovrastrutture
letterarie, in modo da renderlo solo successivamente
secondo il proprio spirito, con l'utilizzo di mezzi
puramente pittorici, come le tonalità del colore e
le vibrazioni della luce.
Il risultato più alto di questa esperienza, che è
alla base del nuovo indirizzo intrapreso da Cézanne,
è La casa dell'impiccato a Auvers: «Lo spazio non è
più amorfo, ma la vibrazione luminosa, ottenuta
nonostante il consueto spessore della materia, lo
rende quasi compatto, come una massa che però non ha
pesantezza, ma corposità, data la finezza dei
passaggi. È la luce che crea questa sintesi tra
volume e spazio, una sintesi che dà alle cose [...]
il senso della loro 'durata reale', del
ripercuotersi nella coscienza. Cézanne ha fuso il
suo concetto di monumentalità [...] con il desiderio
di struttura appreso da Pissarro e naturalmente va
oltre, perché non si contenta di una dimensione
puramente ottica delle sue immagini, ma è già in
cerca di una dimensione emotiva della forma».
Tornato a Parigi nel 1874 per partecipare alla prima
mostra degli impressionisti, vi presentò La casa
dell'impiccato e Una moderna Olympia, senza però
ottenere, come gli altri espositori di indirizzo
impressionista, alcun successo. Per quanto Cézanne
accettasse l'impressionismo e ne condividesse gli
obiettivi, non si identificava con esso e i suoi
risultati sono infatti diversi: la rappresentazione
della realtà mediante la vibrazione luminosa e
cromatica non disfa e svuota la forma, ma assicura
compattezza ed esalta i volumi; del resto, gli
stessi impressionisti - a parte Pissarro, Monet e
Renoir - mostravano diffidenza verso la sua pittura.
Cézanne - che continuava a dividere il suo tempo tra
Parigi, Aix, Pontoise, Auvers e l'Estaque - non
partecipò alla seconda mostra degli Impressionisti,
tenuta nel 1876; in compenso prese parte alla terza
mostra nel 1877, presentando sedici dipinti, in
maggioranza acquarelli, e ottenendo la consueta
disapprovazione dei critici, anche di quelli che
guardavano con interesse e comprensione al movimento
impressionista. Fece eccezione Georges Rivière, che
scrisse di lui: «L'artista più attaccato, più
maltrattato da quindici anni dalla stampa e dal
pubblico, è Cézanne. Egli è, nelle sue opere, un
Greco della belle époque; le sue tele hanno la
calma, la serenità eroica delle pitture e delle
terrecotte antiche, e gli ignoranti che ridono
davanti alle Bagnanti, per esempio, mi fanno
l'effetto dei Barbari che criticano il Partenone. Il
signor Cézanne è un pittore e un grande pittore.
Coloro che non hanno mai tenuto in mano una
pennellessa o una matita hanno detto che non sa
disegnare, e gli hanno rimproverato delle
imperfezioni che non sono che un raffinamento
ottenuto attraverso un'enorme scienza [...] la sua
pittura ha l'inesprimibile fascino dell'antichità
biblica e greca, i movimenti dei personaggi sono
semplici e grandi come nelle sculture antiche, i
paesaggi hanno una maestà imponente, e le sue nature
morte così belle, così esatte nei rapporti tonali
hanno, nella loro verità, qualcosa di solenne. In
tutti i suoi dipinti, l'artista commuove, perché
egli stesso prova, davanti alla natura, un'emozione
violenta che l'abilità trasmette alla tela».
In quella mostra Cézanne presentò anche il Ritratto
di Victor Chocquet, suo amico che lo incoraggiava
comprandogli anche delle tele. La somiglianza del
Chocquet con un criminale di nome Billoir, allora
molto noto alle cronache, diede occasione al
pubblico di ribattezzare ironicamente l'opera
Billoir al cioccolato. Ma per il Venturi questo
ritratto - immagine di uomo serio, sensibile, dotato
di profonda vita morale - è un esempio della
raggiunta unità in Cézanne, attraverso i valori
propri dell'Impressionismo, di pittura e umanità, di
oggetto che raggiunge il valore dell'arte in quanto
in esso sono rappresentati i valori dello spirito.
«Le carni rossastre risaltano sopra un fondo di
verde chiaro; effetto dunque di tono scuro su
chiaro. I tocchi, anche se spessi di colore, variano
perché la luce possa vibrare, anzi possa essa stessa
formare l'immagine».
I continui insuccessi, tanto alle mostre degli
impressionisti quanto presso i Salons "ufficiali",
che continuavano a respingere regolarmente le opere
che Cézanne si ostinava ad inviare, lo portarono a
un periodo di isolamento, aggravato anche dai
contrasti con il padre il quale, già disapprovando
la convivenza del figlio con Hortense, quando venne
a conoscenza della nascita di un bambino, giunse a
ridurgli gli aiuti economici che fino ad allora non
aveva mancato di fargli pervenire. Cézanne continuò
a mantenere rapporti soltanto con la madre e, a
Médan, con Zola, mentre per il resto dell'anno
viveva a Estaque.
Nella pittura romantica la realtà viene trasformata
coscientemente dall’artista in una sua realtà: la
percezione di essa è solo la base dell’elaborazione
personale del pittore; nell’impressionismo, al
contrario, la realtà deve essere costituita
unicamente dalla percezione degli oggetti: quanto
più immediatamente la percezione viene afferrata e
trasmessa nella tela, senza interventi perturbatori
della riflessione personale del pittore, tanto più
esatta sarà, secondo l'impressionista, la
riproduzione della realtà.
Questa consapevolezza è la base della nuova pittura
ricercata da Cézanne: «un nuovo classicismo, non più
fondato sull'imitazione scolastica degli antichi, ma
rivolto a formare una nuova, concreta immagine del
mondo» da ricercare non nella realtà esterna, ma
nella coscienza. Questo significa rifiutare
tanto la concezione romantica della pittura come
«letteratura figurata», quanto quella
impressionistica della pittura come «tecnica capace
di rendere al vivo la sensazione visiva». La pittura
deve esprimere «le strutture profonde dell'essere»,
deve essere «una ricerca ontologica, una sorta di
filosofia»
Anche se la realtà esiste fuori di noi, essa può
essere conosciuta solo in quanto è percepita dalla
nostra coscienza; egualmente, noi possiamo indagare
la struttura della nostra coscienza solo in quanto
in essa sono presenti immagini reali: struttura del
reale e struttura della coscienza coincidono. La
percezione, una volta portata al livello della
coscienza, non è più semplice, non è costituita
soltanto da una quantità di luce colorata, ma si
struttura in una immagine formata da dati sensibili
complessi di luce, di colore, di massa, di volume,
di spazio. Il problema è di non sopraffare la
sensazione con sovrastrutture intellettualistiche:
il pensiero deve far propria la sensazione
fondendosi con essa e mantenendo, per quanto
possibile, l’identità fra la struttura della
coscienza e la struttura oggettiva. La pittura è
l’oggettivazione nella tela dei reali dati sensibili
strutturati nella coscienza.
Cezanne passò gli ultimi anni in un quasi totale e
volontario isolamento. Dopo aver partecipato alla
Terza Mostra Impressionista, l'artista cominciò a
rinchiudersi in se stesso, alla ricerca di sempre
nuove sperimentazioni formali. Altra causa fu il suo
carattere chiuso con tendenze paranoiche, che mal
s'adattava alla presenza degli amici che lo
circondavano: celebri in questo senso furono le
"sfuriate" con Manet ("non le stringo la mano,
signor Manet, perché sono due settimane che non la
lavo"), e con Zola di cui non gradiva la cerchia.
Proprio con quest'ultimo, amico fraterno
dall'infanzia, arrivò ad un punto di rottura,
soprattutto dopo che, nel 1886, l'amico pubblicò il
romanzo L'oeuvre, nel cui protagonista, Claude
Lantier - pittore fallito che si suicida davanti ad
un quadro che non riesce a terminare - lo stesso
Cezanne si sarebbe identificato (forse a torto).
Fatto è che, da allora, i due amici di un tempo non
si videro più.
Con la moglie e il figlio a Parigi, Cezanne visse
solitario ad Aix en Provence, dividendosi tra la
casa in città e l'atelier in località Chemin des
Lauves, ritirandosi a dipingere tele di grande
formato, rappresentanti principalmente le Bagnanti o
la Montagna Sainte Victoire, e le cui ricerche
formali anticipano nettamente il cubismo. Unico ad
occuparsi di lui fu il grande mercante d'arte
Ambroise Vollard, che stipulò con lui un contratto
nel 1895 e di cui fu il primo -dopo 18 anni- ad
esporre opere e ad organizzare una mostra nella
propria galleria.
Nell'ottobre 1906, mentre dipingeva in plen air,
Cezanne venne sorpreso da un temporale. Riportato a
casa da un contadino su un carretto scoperto,
semincosciente e in preda a violenta polmonite, morì
pochi giorni dopo senza aver potuto riprendere i
pennelli in mano. Hortense e Paul giunsero ad Aix
quando lui era già morto.
Nel febbraio del 1907, al Salon d'Automne, gli fu
dedicata una imponente retrospettiva commemorativa,
che sconvolse un'intera generazione di nuovi artisti
(tra cui Picasso e Modigliani), pose le basi del
cubismo ed aprì le strade alle avanguardie
artistiche del '900. |
|
|
| |
| |
|
|
| |
|
|
|
|