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Si
indica col termine figura retorica qualsiasi
artificio nel discorso, volto a creare un
particolare effetto sonoro o di significato.
L'identificazione e la catalogazione delle figure ha
creato problemi di base agli studiosi di retorica,
dall'antichità al Settecento.
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Accumulazione |
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Consiste nel mettere
insieme una serie di membri o di termini linguistici
accostati in modo più o meno ordinato o anche in
modo caotico e senza un percorso strutturale.
L'accumulazione può comportare anche una rottura
degli schemi e dei generi, mescolando per esempio
elementi lirici o tragici in un contesto narrativo,
per ottenere effetti particolari.
Un esempio di accumulazione caotica si trova nel
romanzo Il cavaliere inesistente di Italo Calvino:
«Dovete compatire: si è ragazze di campagna... fuor
che funzioni religiose, tridui, novene, lavori dei
campi, trebbiature, vendemmie, fustigazioni di
servi, incesti, incendi, impiccagioni, invasioni
d'eserciti, saccheggi, stupri, pestilenze, noi non
s'è visto niente.»
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Adynaton |
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è un metalogismo che
consiste nel citare una situazione assolutamente
irrealizzabile attraverso il confronto con un'altra,
descritta con una perifrasi iperbolica e
paradossale.
Esempi:
« È più facile che un cammello passi attraverso la
cruna di un ago, che un ricco entri nel regno dei
cieli. »
« Lo mar potresti arompere, a venti asemenare,
l'abere d'esto secolo tuto quanto asembrare:
avere me non pòteri a esto monno. »
(Cielo d'Alcamo)
« S'i'fosse foco, arderei'l mondo »
(Cecco Angiolieri)
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Aferesi |
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è un fenomeno di
fonetica storica che consiste nella caduta d'una
vocale o d'una sillaba all'inizio di parola.
narandj (arabo) >> arancia
(lat. cl. luscinia) *lusciniolus >> usignolo
obscurum (lat.) >> scuro
illa apotheca (lat.) >> la bottega
episcopus (lat.) >> vescovo
instrumento (lat.) >> strumento
Può anche essere una figura retorica che dà luogo a
forme poetiche:
inverno >> verno (it. ant./poet.) |
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Allegoria |
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è la figura retorica
per cui un concetto astratto viene espresso
attraverso un'immagine concreta: in essa, come nella
metafora, vi è la sostituzione di un oggetto ad un
altro ma, a differenza di quella, l'accostamento non
è basato su qualità evidenti o sul significato
comune del termine, bensì su un altro concetto che
spesso attinge al patrimonio di immagini condivise
della società. Essa opera comunque su un piano
superiore rispetto al visibile e al primo
significato: spesso l'allegoria si appoggia a
convenzioni di livello filosofico o metafisico. |
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Allitterazione |
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L'allitterazione è una
figura retorica e consiste nella ripetizione di una
lettera o sillaba all'inizio o all'interno di parole
successive. Pone l'attenzione sui rapporti tra le
parole fonicamente messe in rilevanza. Ad esempio:
in "di me medesmo meco mi vergogno" (Francesco
Petrarca, Canzoniere) allitterazione della lettera
"m"
in "La madre or sol, suo dì tardo traendo," (Ugo
Foscolo, In morte del fratello Giovanni) vi è
allitterazione con le lettere "s", "t" e "do"
in "O tite tute Tati, tibi tanta tyranne tulisti"
(Quinto Ennio, negli Annales) fa allitterazione
della lettera "t"
Deriva dal latino adlitterare, "allineare le
lettere".
Molto usata negli slogan pubblicitari.
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Allusione |
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è una figura retorica e
consiste nell'uso di un sostantivo, spesso derivato
da un fatto storico o comunemente noto, che abbia un
rapporto di somiglianza con l'oggetto in questione.
Esempi:
Allusione mitologica: «un labirinto» (un intrico di
strade)
Allusione storica: «vittoria di Pirro» (un successo
ottenuto a caro prezzo)
Allusione letteraria: «un don Abbondio» (un
vigliacco) |
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Anacoluto |
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è la figura retorica in
cui non è rispettata, volutamente o per errore, la
coerenza tra le varie parti della frase. E' quindi
una rottura della regolarità sintattica della frase.
Ha effetto di mimesi del parlato.
Diffuso anche nel linguaggio comune, nell'anacoluto
il costrutto sintattico è privo di coerenza e di
accordo logico-grammaticale tra gli elementi dello
stesso periodo.
Alcuni esempi:
di Alessandro Manzoni: "Quelli che muoiono, bisogna
pregare Iddio per loro"
dal Vangelo secondo Matteo: "Qui habet, dabitur illi"
(traduzione: "chi ha, a lui sarà dato")
di Niccolò Machiavelli: "mi pasco di quel cibo, che
solum è mio, et che io nacqui per lui"
di Alessandro Manzoni: "I soldati, è il loro
mestiere di prendere le fortezze"
di Alessandro Manzoni: "Il coraggio chi non ce l'ha
non se lo può dare"
di Alessandro Manzoni: "Lei sa che noi altre
monache, ci piace sapere le cose" |
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Anadiplosi |
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L'anadiplosi (dal greco
anadíplosis, «duplicazione») o raddoppiamento,
anticamente detta anche epanastrofe o reduplicatio,
è una figura retorica e consiste nella ripetizione
di uno o più elementi terminali di un segmento di
discorso, all'inizio del segmento successivo.
Esempi:
non vedo il lauro e 'l ferro ond'eran carchi
(Giacomo Leopardi, Canti, «All'Italia», 4-5)
È il vento, il vento che fa musiche bizzarre.
(Vittorio Sereni)
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Anafora |
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è una figura retorica
che consiste nella ripetizione di una parola o di
gruppi di parole all'inizio di frasi o di versi
successivi, per sottolineare un'immagine o un
concetto.
Un esempio è nei versi di Dante, "Divina Commedia":
« Per me si va nella città dolente,
per me si va nell'eterno dolore
per me si va tra la perduta gente. »
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Analessi |
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L'analessi o flashback
o retrospezione è una figura retorica che consiste
nell'evocazione più o meno ampia di un evento
anteriore al punto della storia in cui ci si trova.
Più precisamente, in un testo, quando l'autore vuole
spiegare qualcosa avvenuto in tempo passato rispetto
a quello narrativo nel brano, sceglie di
interrompere la narrazione nel tempo presente e di
retrocedere nel passato, narrando così eventi
passati come se stesse narrando eventi al presente.
Il flashback è di grande effetto nei romanzi.
Ad esempio, nell'Iliade, il narratore, dopo aver
evocato la contesa fra Achille e Agamennone, punto
di partenza del suo racconto, ritorna indietro di
una decina di giorni per esporne la causa in una
quarantina circa di versi retrospettivi.
Ad esempio nell'Odissea,quando Odisseo narra le sue
avventure
Un racconto quasi interamente basato sull'analessi è
La cognizione del dolore di Gadda. In quest'opera
infatti continuamente la narrazione si interrompe
per recuperare episodi del passato.
Il contrario dell'analessi, cioè la narrazione di
eventi collocati nel futuro, è detto prolessi
L'analessi è anche la ripetizione delle stesse
parole nella parte centrale di più enunciati. |
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Anastrofe |
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è una figura retorica
consistente nell'inversione dell'ordine abituale di
un gruppo di termini successivi. È affine
all'iperbato ma, a differenza di esso, non implica
l'inserimento di un inciso tra i termini.
Ad esempio, in Leopardi:
Allor che all'opre femminili intenta
sedevi, assai contenta
Nel cinema, il maestro Yoda di Guerre Stellari,
parla esclusivamente per anastrofi.
« Difficile da vedere, il Lato Oscuro è. »
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Anticlimax |
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è una figura retorica
che consiste in un elenco di termini o locuzioni con
intensità decrescente
« E mi dicono, Dormi!/ mi cantano, Dormi!
sussurrano, / Dormi! bisbigliano, Dormi! »
Nel moderno umorismo l'anticlimax è la tipologia di
battuta ricavata dall'accostamento di un elemento
alto, nobile e universale a uno basso, prosaico e
particolare:
« Non solo Dio non esiste, ma provate a trovare un
idraulico nel weekend! »
(Woody Allen)
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Antitesi |
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è una figura retorica
che consiste nella contrapposizione di idee,
espressa mettendo in corrispondenza parole di
significato opposto; conferisce a due immagini
consecutive e spesso simmetriche un maggior rilievo,
facendo leva sulla loro più o meno accentuata
contrapposizione.
Ad esempio:
di Francesco Petrarca: "Pace non trovo e non ho da
far guerra"
di Francesco Petrarca: "di fuor si legge com'io
dentro avvampi"
Quando due parole in antitesi sono messe
strettamente una accanto all'altra - con la
risultanza di un curioso risultato linguistico - si
è davanti ad un ossimoro.
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Antonomasia |
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è la figura retorica
che si ha quando ad un nome si sostituisce una
denominazione che lo caratterizza. Si può sostituire
un nome comune o una perifrasi ad un nome proprio,
per personaggi celebri, o viceversa. Nel primo caso
si hanno spesso finalità apologetiche e si possono
creare soprannomi o addirittura nomi o cognomi, nel
secondo si riassumono sinteticamente intere
categorie e si possono creare nuovi nomi comuni.
Ad esempio nel primo caso:
"il poeta" o "il Poeta" al posto di Dante Alighieri
"Duce" al posto di Benito Mussolini
Mentre nel secondo caso:
"ercole" o "un Ercole" per un uomo di grande forza
(dall'eroe greco Ercole)
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Apocope |
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è un fenomeno fonetico
che consiste nella caduta della vocale o della
sillaba finale della parola.
Una parola che ha subìto troncamento è detta tronca.
Spesso una parola tronca è anche ossitona, cioè è
una parola che ha l'accento sull'ultima sillaba.
Esempi:
Qual buon vento
Un buon amico
Fior di latte
Sul far della sera
Gran bel giorno
L'apocope differisce dall'elisione, che provoca la
caduta della vocale finale di una parola per evitare
un accostamento cacofonico con la vocale con cui
inizia la parola successiva. In questo caso si segna
l'apostrofo.
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Asindeto |
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è la figura retorica
che consiste in un'elencazione di termini o in una
coordinazione di più proposizioni senza l'uso di
congiunzioni.
Ad esempio:
« ...
Nell'imo petto, grave, salda, immota
Come colonna adamantina, siede
Noia immortale ... »
(Giacomo Leopardi)
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Assonanza |
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è una figura retorica
che consiste nella parziale identità di suoni di due
o più versi.
Si distinguono una assonanza semplice, che è
l'uguale terminazione delle sole vocali dei versi
(diffidi = audivi; rasone = colore), una assonanza
della sola tonica (pietat = demandava) ed una
assonanza atona (limo = toro).
Si chiama inoltre consonanza tonica (ma anche
assonanza consonantica) l'identità delle consonanti
(partire = splendore; colle = elle).
Considerata generalmente un arcaismo, l'assonanza è
praticata soprattutto nei testi popolari e nei
proverbi (Aprile, dolce dormire), ma anche nelle
opere più antiche della poesia romanza.
Le strofe di cui è costituita la Chanson de Roland
dette lasse erano spesso assonanzate; Possiamo
trovare le assonanze in alcune composizioni dei
trovatori e nei più antichi testi spagnoli.
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Chiasmo |
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è la figura retorica in
cui si crea un incrocio immaginario tra due coppie
di parole, in versi o in prosa.
La disposizione contrapposta delle parole può essere
raffigurata mediante la lettera greca ("chi")
dell'alfabeto greco, corrispondente alla "X", da cui
origina il termine "chiasmo".
Un classico esempio è il famoso incipit dell'Orlando
furioso di Ludovico Ariosto
« Le donne, i cavallier, l'arme, gli amori,... »
(Ludovico Ariosto) |
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Climax |
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è
una figura retorica che consiste nell'usare più
termini o locuzioni con intensità crescente. Se
l'intensità è decrescente si parla di anticlimax o
climax discendente o gradazione discendente.
Esempio:
« Vai, corri, fuggi. »
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Diafora |
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è una figura retorica
che si presenta quando una parola all'interno dello
stesso enunciato viene ripetuta assumendo un
significato e un valore diverso nei due casi; a
volte la parola replicata viene caricata
enfaticamente.
Esempi:
Quell'arte che fa parer uomini gli uomini (Leopardi)
Gli affari sono affari. |
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Ellissi |
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consiste
nell'omissione, all'interno di una frase, di uno o
più termini che sia possibile sottintendere. È
frequente nei proverbi e nelle sentenze (A nemico
che fugge, ponti d'oro).
Esempio:
Sed id alias, nunc quod instat = Ma di ciò
[tratteremo] altra volta, ora [tratteremo] di quel
che preme.
Simile all'ellissi è la frase nominale, molto
ricorrente nel linguaggio giornalistico, che
consiste nella soppressione del sintagma verbale e
nella trasmissione del suo contenuto e di parte
delle sue funzioni ad un sintagma nominale che resta
presente nella frase.
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Enfasi |
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è una figura retorica
che consiste nell'evidenziare e accentuare un
termine o una frase, in modo da renderne il
significato pregnante e intenso.
Nell'affermazione "Lui sì che è un uomo" l'enfasi
carica il termine uomo di alcuni tra i suoi
attributi specifici.
Esempio in Torquato Tasso:
Vissi e regnai;
non vivo or più non regno, per rendere più intensi i
concetti di vivere e regnare (Gerusalemme liberata). |
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Enjambement |
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è la figura retorica
che si ha quando la frase non termina col verso, ma
si protrae in quello successivo.
Ad esempio nei versi del Manzoni, "Cinque Maggio":
« Lui folgorante in solio
vide il mio genio e tacque;
quando, con vece assidua,
cadde, risorse e giacque,
di mille voci al sònito
mista la sua non ha: [...] »
(Alessandro Manzoni - Cinque Maggio)
vi sono due enjambements: tra il primo e secondo
verso, e tra il penultimo e l'ultimo.
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Epiteto |
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è una figura retorica e
consiste nell'accostamento, generalmente al nome, di
un elemento che caratterizza un personaggio ma che è
completamente scollegato dal contesto in cui viene
menzionato. Il termine "epiteto" viene dal greco
antico επιτίθημι, epithìtemi, che significa "pongo
sopra", nel senso che l'epiteto è aggiunto al nome
proprio. Gli epiteti sono molto frequenti
all'interno della tradizione omerica.
Un esempio di epiteto è "Achille piè veloce". |
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Esclamazione |
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è una figura retorica
che consiste nel sottolineare un particolare stato
emotivo attraverso l'intonazione data a una parola o
a una frase, che viene così enfatizzata. Alcune
parole, come Ahi!, sono tipicamente esclamative.
L'esclamazione richiede generalmente il punto
esclamativo come proprio segno diacritico.
Esempio:
« oh felice colui cu' ivi elegge! »
(Dante - Divina Commedia)
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Eufemismo |
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è una figura retorica
che consiste nell'uso di una parola o di una
perifrasi al fine di attenuare il carico espressivo
di ciò che si intende dire, perché ritenuto o troppo
banale, o troppo offensivo, osceno o troppo crudo.
Ad esempio:
"questo piatto lascia a desiderare" per non dire che
è ripugnante
"Tizio non è particolarmente intelligente" per non
dire che è stupido
"mordere la polvere" per non dire essere in una
posizione secondaria
"il caro nonno non è più tra noi" per attenuare una
proposizione di senso troppo crudo |
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Iato |
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Con il termine iato
(dal latino hiatus, "apertura") si indica un
fenomeno linguistico che consiste nel dividere tra
due sillabe due vocali (o meglio: due vocoidi) che
altrimenti farebbero parte della stessa sillaba.
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Invettiva |
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è una figura retorica
che consiste nel rivolgersi improvvisamente e
vivacemente a persona o cosa, presente o assente,
con un tono di aspro rimprovero o di accusa.
È una forma di apostrofe.
Esempio:
Ahi Pisa, vituperio de le genti
del bel paese là dove ’l sì suona,
poi che i vicini a te punir son lenti,
muovasi la Capraia e la Gorgona,
e faccian siepe ad Arno in su la foce,
sì ch’elli annieghi in te ogne persona!
(Dante - Divina Commedia)
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Ipallage |
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è una figura retorica
che consiste nello spostamento grammaticale e
semantico di un aggettivo: l'aggettivo viene cioè
riferito ad un sostantivo diverso da quello a cui
dovrebbe essere legato normalmente.
Esempi:
Altae moenia Romae («le mura dell'alta Roma», invece
di «le alte mura di Roma»)
(Virgilio - Eneide) |
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Iperbato |
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l'iperbato si produce
quando tale inversione comporta lo spostamento di un
segmento di enunciato all'interno di un sintagma.
Esempi:
[...] ma valida
venne una man dal cielo,
e in più spirabil aere
pietosa il trasportò;
(Alessandro Manzoni - Il cinque maggio)
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Iperbole |
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è una figura retorica
che consiste nell'esagerazione nella descrizione
della realtà tramite espressioni che l'amplifichino.
Esempi:
« quella macchina, la desidero da morire! »
« il prezzo del petrolio è schizzato alle stelle »
« ti amo da morire »
« ti stavo aspettando da una vita »
« perdere quell'amichevole fu per noi una
catastrofica sconfitta » |
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Ironia |
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L' ironia, a differenza
del comico e del riso, è contemporaneamente un tema,
una struttura discorsiva ed una figura retorica.
In senso freudiano l'ironia consiste nell'esprimere
idee che violano la censura dei tabù.
In alcuni casi consiste nel far intendere una cosa
mediante una frase di senso esattamente opposto.
Ne sono alcuni esempi:
"Che bell'auto!" di fronte ad un catorcio
"Hai avuto proprio un'idea geniale!" nel caso in cui
una decisione abbia avuto effetti disastrosi.
Numerosissimi sono gli utilizzi a cui questa figura
retorica, e le sue derivazioni, si prestano nel
mondo della comicità e ancor più specificatamente
nella satira.
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Litote |
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è una figura retorica
che consiste nel dare un giudizio usando il termine
contrario preceduto dalla negazione.
Ad esempio è una litote la frase "Quell'uomo non è
un genio", per indicare che una persona è stupida.
La litote può anche essere per così dire "positiva":
affermare "questa non è una pessima idea" significa
approvarla.
Generalmente però viene usata per rafforzare un
giudizio negativo, lasciando in superficie una
versione che sembra più edulcorata.
L'esempio tipico di litote è probabilmente la
definizione che Alessandro Manzoni dà di Don
Abbondio nei Promessi sposi:
Don Abbondio (il lettore se n'è già avveduto) non
era nato con un cuor di leone.
Oppure un esempio si ha in Foscolo, nel suo sonetto
A Zacinto:
"...onde non tacque (litote)
le tue limpide nubi (ossimoro) e le tue fronde
(sineddoche)
l'inclito verso di colui che l'acque
cantò fatali, ed..." |
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Metafora |
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è un tropo (una figura
retorica che implica un trasferimento di
significato), e si ha quando, al termine che
normalmente occuperebbe il posto nella frase, se ne
sostituisce un altro la cui "essenza" o funzione va
a sovrapporsi a quella del termine originario
creando, così, immagini di forte carica espressiva.
La metafora non è totalmente arbitraria: in genere
si basa sullo stabilimento di un rapporto di
somiglianza tra il termine di partenza e il termine
metaforico, ma il potere comunicativo della metafora
è tanto maggiore quanto più i termini di cui è
composta sono lontani nel campo semantico.
Esempi:
L'Amazzonia è il polmone del mondo
"Anche un uomo tornava al suo nido" (Giovanni
Pascoli - X Agosto) |
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Metonimia |
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è una figura retorica
in cui un dettaglio o un concetto sono usati per
evocare un’idea o rappresentare un oggetto ad essi
correlato, in base a un principio di contiguità.
Di fatto, nella metonimia la sostituzione dei
termini fa sì che si scambi:
la causa per l'effetto (avere le guance rigate di
pianto / di lacrime)
l'effetto per la causa (guadagnarsi il pane con il
sudore / con la fatica)
la materia per l'oggetto (possedere molti ori /
monili d'oro)
il contenente per il contenuto (bere un bicchier
d'acqua / l'acqua nel bicchiere)
l'astratto per il concreto (confidare nell'amicizia
/ negli amici)
il concreto per l'astratto (ascoltare il proprio
cuore / i sentimenti)
In tutti questi casi il termine usato indica
comunque il concetto da esprimere malgrado la
mancanza del termine proprio, in quanto tra le due
parole c'è una connessione diretta o indiretta
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Onomatopea |
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è una figura retorica e
consiste nell'uso di una parola la cui pronuncia
assomiglia al suono o rumore che si intende
riprodurre, mediante un procedimento iconico tipico
del fonosimbolismo.
Ne sono esempi: "Bau bau, crak, ding, brooom, ecc.".
Celebri esempi di onomatopea sono riscontrabili
nella poesia "La fontana malata" di Aldo
Palazzeschi.
« :Clof, clop, clock,
cloffete,
cloppete,
clocchete,
chchch...
È giù,
nel cortile,
la povera
fontana
malata; [...] »
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Ossimoro |
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è una figura retorica e
consiste nell'accostamento di due termini in forte
antitesi tra loro.
Si tratta di una combinazione scelta deliberatamente
o comunque significativa, tale da creare un
originale contrasto, ottenendo spesso sorprendenti
effetti stilistici. Esempi: brivido caldo, lucida
follia, urlo silenzioso, disgustoso piacere, attimo
infinito.
Se alcuni ossimori sono stati immaginati per
attirare l'attenzione del lettore o
dell'interlocutore, altri nascono per indicare una
realtà che non possiede nome.
Questo può accadere perché una parola non è mai
stata creata, oppure perché il codice della lingua,
in virtù di alcuni limiti formali, deve contraddire
se stesso per poter indicare alcuni concetti
particolarmente profondi.
Esempi:
O viva morte, o dilectoso male,
come puoi tanto in me, s’io nol consento?
Oppure anche nell'Infinito di Giacomo Leopardi:
E 'l naufragar m'è dolce in questo mare.
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Paralessi |
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è la figura retorica in
cui si finge di non voler dir nulla di ciò di cui si
sta parlando.
Ad esempio:
"Non ti dico cosa mi è successo..."
"Quando dico niente, o è niente, o è cosa che non
posso dire."
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Parallelismo |
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è la figura retorica in
cui si accosta una proprietà o un'azione tipica di
un oggetto ad un altro, per esprimere efficacemente
la condizione o l'azione di quest'ultimo.
Esempi:
Come sul capo al naufrago
l'onda s'avvolve e pesa,
l'onda su cui del misero,
alta pur dianzi e tesa,
scorrea la vista a scernere
prode remote invan;
tal su quell'alma il cumulo
delle memorie scese.
Quali colombe dal disio chiamate
con l'ali alzate e ferme al dolce nido
vegnon per l'aere, dal voler portate;
cotali uscir de la schiera ov'è Dido,
a noi venendo per l'aere maligno,
sì forte fu l'affettüoso grido.
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Paronomasia |
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è una figura retorica
consistente nell'accostare due o più parole che
abbiano suono molto simile (differendo per una o due
lettere) e significato diverso.
Può essere usata per rendere perentoria
l'associazione tra due concetti, per esaltare la
musicalità di un verso o per scopi umoristici (gioco
di parole).
Esempi di proverbi ed espressioni idiomatiche:
"Carta canta"
"Dalle stelle alle stalle"
"Chi non risica non rosica"
"Senza arte né parte"
"Volente o nolente"
"Chi dice donna dice danno" |
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Perifrasi |
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è una figura retorica
dove il significato di una parola o di una frase è
espresso dalla descrizione dei rapporti di quel
concetto con altri elementi: si ottiene così una
serie diversa di parole o frasi, in genere più
lunga. La parola perifrasi deriva dal greco, perí,
intorno, phrázo, dire, mentre l'equivalente termine
circumlocuzione viene dal latino.
Entrambe significano "fare una frase attorno".
Le perifrasi possono essere usate nel linguaggio
formale per evitare una ripetizione ravvicinata
dello stesso termine, per rendere meglio
comprensibile un concetto complicato dal punto di
vista tecnico, oppure per evitare termini che
possono essere percepiti come non rispettosi
(eufemismi), ma anche per dare varie sfumature
all'oggetto (con tono celebrativo, ridicolizzante o
quant'altro).
Esempi:
il romanziere milanese sta per "Alessandro Manzoni";
Forza oh penisola bagnata dal mare Tirreno e dal
mare Adriatico per dire "Forza Italia" (Roberto
Benigni) |
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Personificazione |
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La prosopopea, o
personificazione, è una figura retorica e si ha
quando si attribuiscono qualità o azioni umane ad
animali, oggetti, o concetti astratti. Spesso questi
parlano come se fossero persone. È una prosopopea
anche il discorso di un defunto.
Un esempio di prosopopea si ha nelle "Catilinarie"
di Cicerone in cui egli immagina che la Patria
sdegnata rimproveri Catilina, reo di aver
organizzato una congiura contro di essa.
Nel linguaggio comune è sinonimo di arroganza,
pomposità, boria.
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Polisindeto |
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è la figura retorica in
cui si ha l'elencazione di termini o la una
coordinazione di più proposizioni con la ripetizione
della congiunzione.
« io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. »
(Giacomo Leopardi - L'infinito) |
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Reiterazione |
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è una figura retorica
consistente nel ripetere uno stesso concetto con
altre parole.
Spesso viene introdotta da formule come «in altre
parole...», «cioè...», «in parole povere...», «in
soldoni...», eccetera. |
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Reticenza |
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L'aposiopesi o
Reticenza o Sospensione, è una interruzione
improvvisa del discorso, per dare l'impressione di
non poter o non voler proseguire, ma lasciando
intuire al lettore o all'ascoltatore la conclusione,
che viene taciuta deliberatamente per creare una
particolare impressione.
Esempio:
«E questo padre Cristoforo, so da certi ragguagli
che è un uomo che non ha tutta quella prudenza,
tutti quei riguardi...»
(Manzoni - I promessi sposi)
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Ripetizione |
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è una figura retorica
che produce una successione di membri uguali o solo
leggermente variati nella forma, nella funzione
sintattica o nel senso.
Sul meccanismo della ripetizione si fondano numerose
figure di parola, come l'anafora, l'anadiplosi,
l'epanalessi, l'epifora, il climax, ma è anche un
procedimento linguistico comune nell'uso sia dotto
sia quotidiano di lingue come il tedesco e
l'inglese, o di linguaggi letterari come quello
biblico. Inoltre la ripetizione è una costante del
discorso poetico, alla quale spingono le rime,
assonanze, cadenze ritmiche, allitterazioni e tutte
le altre forme di parallelismo caratteristiche della
composizione lirica |
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Similitudine |
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è la figura retorica in
cui si paragona un oggetto ad un altro le cui
proprietà sono ben note.
Ad esempio:
bianca come la neve
rosso come il fuoco
"Come sul capo al naufrago
l'onda s'avvolve e pesa
l'onda su cui del misero,
alta pur dianzi e tesa
Scorrea la vista a scernere prode remote invan;
Tal su quell'alma il cumulo delle memorie scese..."
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Sincope |
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è un fenomeno di
fonetica storica che consiste nell’eliminazione
d’una lettera o d’una sillaba all’interno della
parola.
calidus (lat.) >> caldo
verecundia (lat.) >> vergogna
vetulus (lat.) >> (*veclus) → vecchio
domina (lat.) >> donna
Può anche essere una figura retorica che dà luogo a
forme poetiche:
opera >> opra (it. ant./poet.)
spirito >> spirto (it. ant./poet.) |
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Sineddoche |
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è
una figura retorica che consiste nell'uso in senso
figurato di una parola al posto di un'altra,
mediante l'ampliamento o la restrizione del senso.
La sostituzione può essere:
della parte per il tutto ("la vela" al posto di
"nave");
del tutto per la parte ("una borsa di serpente" al
posto di "una borsa di pelle di serpente");
del singolare per il plurale e viceversa
("l'Italiano" -inteso come persona- "all'estero" per
"gli Italiani all'estero");
del genere per la specie e viceversa ("il mortale"
per "l'uomo").
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Sinestesia |
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È un tipo particolare
di metafora che prevede l'accostamento di due sfere
sensoriali diverse.
Essa ricorre anche nella lingua parlata di tutti i
giorni (esempio "Giallo squillante").
Ha largo uso in poesia:
Dolcezza si rispecchia ampio e quieto
Il divino del pian silenzio verde
(Giosuè Carducci, il bove)
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Tropo |
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è qualsiasi figura
retorica in cui un'espressione:
è trasferita dal significato che le si riconosce
come proprio ad un altro figurato,
o
è destinata a rivestire, per estensione, un
contenuto diverso da quello originario e letterale.
Nella retorica classica, secondo Lausberg, sono
classificati come tropi la sineddoche,
l'antonomasia, l'enfasi, la litote, l'iperbole, la
metonimia, la metafora, la perifrasi, l'ironia, la
metalessi. |
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Variato |
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è un procedimento che
consiste nel modificare a livello fonetico,
grammaticale, sintattico-morfologico o semantico i
meccanismi della ripetizione, soprattutto quando non
sono retoricamente motivati.
Forme di variatio sono la sinonimia, la paronomasia
e il polittoto.
Esempio:
De divinis humanisque discendum est, de praeteritis
de futuris, de caducis de aeternis, de tempore.
(Lucio Anneo Seneca) |
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Zeugma |
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è una figura retorica
in cui si ha il collegamento di un verbo a due o più
elementi della frase che invece richiederebbero
ognuno rispettivamente un verbo specifico.
In altre parole consiste in un termine (molto
frequentemente un verbo) che governa due o più
elementi semanticamente non omogenei (ciascuno dei
quali dovrebbe essere retto da un termine
specifico).
Quindi si tratta di più costruzioni coordinate,
messe insieme facendo un'ellissi.
È una figura particolarmente elegante che dà un
senso di straniamento.
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