| |
Gaio Valerio Catullo, in latino Gaius Valerius
Catullus (Verona, 87 a.C. – Roma, 54 a.C.), fu un
poeta latino.
La sua biografia è incerta. Sugli stessi luoghi di
nascita e di morte, oltre che sulle rispettive date,
gli storici non sono concordi. Nacque probabilmente
a Verona, o più presumibilmente a Sirmione in Gallia
Cisalpina da famiglia agiata (Cesare fu ospite nella
sua casa e la famiglia aveva possedimenti appunto a
Sirmione e a Tivoli) attorno all'84/83 a.C.; sulla
nascita del poeta incomberebbe l'infausto presagio
dell'incendio del Campidoglio.
Verso l'anno 60 a.C. si trasferì a Roma per gli
studi, dove trovò il luogo adatto dove sviluppare le
sue doti di scrittore, tanto che arrivò a
considerare la capitale come la sua vera casa (cfr.
il carme 68 "...quod Romae vivimus; illa domus,/
Illa mihi sedes, illic mea carpitur aetas"). Entrò
in contatto con personaggi di prestigio, come Quinto
Ortensio Ortalo e Cornelio Nepote. Qui conobbe e
strinse amicizia con Licinio Calvo, Aurelio, Fabullo,
Cornelio, Cornificio e Veranio, letterati aventi
suoi stessi ideali e gusti poetici. Con essi
condivise esperienze poetiche e mondane.
Catullo non partecipò mai attivamente alla vita
politica, anzi voleva fare della sua poesia un ludus
fra amici, una poesia leggera e lontana dagli ideali
politici tanto osannati dai letterati del tempo (a
riguardo si veda il carme: "Nil nimium studeo,
Caesar, tibi velle placere / nec scire utrum sis
albus an ater homo" "Non mi interessa affatto
piacerti, Cesare, nè sapere se tu sia bianco o
nero"). Tuttavia seguì la formazione del primo
triumvirato, i casi violenti della guerra condotta
da Cesare in Gallia e Britannia (si vedano i Carmi
11 e 29: "Caesaris visens monimenta magni,/ Gallicum
Rhenum horribile aequor/ ultimosque Britannos...", "quod
Comata Gallia/ habebat uncti et ultima Britannia?"),
i tumulti fomentati da Clodio comandante dei
populares, fratello della sua celebre amante Lesbia
ed acerrimo nemico di Marco Tullio Cicerone, che
verrà da lui spedito in esilio nel 58 a.C. ma poi
richiamato, i patti di Lucca ed il secondo consolato
di Pompeo.
Nel 62 conobbe Lesbia, la donna che amò e che
influenzò la sua poesia per tutta la vita, a cui
dedicò alcune poesie tra le quali la famosa Vivamus,
mea Lesbia, atque amemus. Il vero nome della donna
era Clodia, identificabile come la sorella di Clodio
Pulcro e moglie del proconsole Metello Celere.
La storia fra Catullo e Clodia fu molto travagliata:
Clodia era infatti donna elegante, raffinata e colta
ma di costumi molto liberi: nelle poesie di Catullo
troviamo i più contrastanti stati d'animo per lei,
dall'amore all'odio.
Il poeta tornò a Roma sia perché non riusciva a star
lontano dalla vita romana sia per la gelosia nei
confronti di Lesbia.
Cercando di scacciare le sofferenze, Catullo
accompagnò, nel 57 a.C., il pretore Gaio Memmio in
Bitinia, ma senza risultato.
Dopo questo viaggio, e dopo la visita alla tomba del
fratello nella Troade, compose i suoi carmina docta.
Catullo dedica alla morte prematura ed inaspettata
del fratello il carme 101 - al quale si ispirò Ugo
Foscolo nel sonetto "in morte del fratello Giovanni"
- e altri tre brani disseminati in altri tre carmi:
65, 68 e 68A. Nel 56 a.C. si trasferì nella villa a
Sirmione, dove trascorse gli ultimi due anni della
sua vita (ma secondo alcuni storici concluse la sua
parabola terrena a Roma) ritirato e solitario, dopo
aver rotto definitivamente il legame con Lesbia. Fu
quasi sicuramente l'infelicità per la fine del
rapporto che fece ammalare Catullo ( come si
intuisce nel Carme 38: "va male, o Cornificio, al
tuo Catullo...sempre di più, di ora in ora"), o che
comunque ne affrettò la morte, che lo colse
trentenne o poco più.
Tra i 116 carmi del Liber Catullianus ce ne sono
venti dedicati a Lesbia, cinque al suo giovane
amante Giovenzio, uno a Cicerone, uno al fratello
morto ma anche cinquanta invettive contro i suoi
maggiori nemici culturali. |
|