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Cornelio Nepote (Hostilia, circa 100 a.C. – ?, ? 24
a.C.) fu uno storico romano.
Poco sappiamo della vita di questo autore. La nostra
principale fonte è il poeta Ausonio, che però visse
nel IV secolo d.C.
Nacque invece nel 100 a.C. circa a Hostilla (attuale
Ostiglia), all'epoca un piccolo villaggio della
Gallia Cisalpina vicino al Po e non lontano da
Verona, oggi situato nella provincia di Mantova. Le
sue origini galliche sono testimoniate da Plinio il
vecchio, che lo definì Padi accola, ovvero abitante
delle rive del Po.
Si trasferì forse da giovane a Roma, dove conobbe
personalità della cultura del tempo come Cicerone,
con il quale ebbe a lungo rapporti epistolari,
Attico e Catullo. A differenza di questi fu però
estraneo alla vita politica di quegli anni. Ebbe un
rapporto particolare con Catullo, il quale gli
dedicò il suo Liber di poesie.
Scrisse soprattutto in prosa, ma la sua prima opera,
i Chronica, è andata interamente perduta.
Ispirandosi ai poetae novi, iniziò a comporre versi,
ma non ebbe i risultati sperati e abbandonò presto
questa idea.
La sua fama è legata soprattutto alla raccolta De
viris illustribus, della quale resta però solo la
sezione sugli antichi condottieri e, isolate, le
vite di Catone il censore e di Attico.
Morì, non sappiamo dove, nel 24 a.C. circa.
L'esistenza dei Chronica è testimoniata da Catullo,
Ausonio e da Aulo Gellio. Da queste testimonianze
emerge che l'opera era strutturata in tre libri e
che era una sorta di compendio di storia universale,
forse basato sull'omonima opera del greco Apollodoro.
Come detto l'opera andò interamente perduta. Catullo
ne dice: "Unus ausus ex explicare omne aevuum tribus
chartis doctis et laboriosis", ovvero "Tu solo
osasti spiegare tutta la storia in tre libri pieni
di cultura e di duro lavoro".
Un'altra sua significativa opera sono gli Exemplorum
Libri, una raccolta di episodi aneddotici in cinque
libri. Aulo Gellio e Carisio ne testimoniano
l'esistenza.
L'esistenza dei Chronica è testimoniata da Catullo,
Ausonio e da Aulo Gellio. Da queste testimonianze
emerge che l'opera era strutturata in tre libri e
che era una sorta di compendio di storia universale,
forse basato sull'omonima opera del greco Apollodoro.
Come detto l'opera andò interamente perduta. Catullo
ne dice: "Unus ausus ex explicare omne aevuum tribus
chartis doctis et laboriosis", ovvero "Tu solo
osasti spiegare tutta la storia in tre libri pieni
di cultura e di duro lavoro".
Un'altra sua significativa opera sono gli Exemplorum
Libri, una raccolta di episodi aneddotici in cinque
libri. Aulo Gellio e Carisio ne testimoniano
l'esistenza.
Lo stile di Cornelio Nepote era piano e lineare,
talora molto semplice, nonostante lo scrittore
avesse tentato di imitare quello più complesso
dell'amico Cicerone. Il linguaggio è talvolta
colorito da qualche arcaismo. A differenza di altri
autori latini, infine, Nepote adopera frequentemente
il comparativo di minoranza: presso i Romani,
infatti, si tendeva ad evidenziare più l'abbondare
di una qualità che la carenza.
Lo stile essenziale di questo autore ha fatto sì
che, a molti secoli dalla sua morte, egli sia uno
degli autori più tradotti da chi si appresta a
studiare il Latino assieme a Cesare, Cicerone,
Fedro, Valerio Massimo e Eutropio.
Il pubblico di Cornelio nepote è la gente comune di
cultura medio-bassa, alla quale debbono essere
spiegate anche le cose più semplici. I suoi testi
venivano probabilmente letti per fini educativi: il
lettore voleva trovare un esempio nell'oggetto della
biografia rispetto al quale conformarsi. |
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