| |
Quinto Curzio Rufo è stato uno storico romano
dell'età imperiale. È incerto se è possibile
identificarlo con l'omonimo politico citato da
Tacito nelle Historiae.
Fu l'autore delle celebri Historiae Alexandri Magni
Macedonis (Storie di Alessandro Magno il Macedone),
divise in dieci libri, giunte mutile dei primi due.
Nelle Historiae elogia la monarchia macedone,
sostenendo che la morte di Alessandro Magno provocò
la frantumazione dell'impero, che avrebbe potuto
reggersi solo sotto il comando di una sola forte
personalità. Nella stessa maniera Curzio afferma che
i romani debbono essere grati al nuovo princeps, che
secondo molti storici sarebbe Claudio, altri
Vespasiano, o comunque un sovrano del periodo
successivo a Caligola. All'epoca di Curzio Rufo la
letteratura storiografica o romanzesca su Alessandro
Magno era ormai cospicua. Lo stesso Alessandro,
spinto dal desiderio di gloria e di immortalità
aveva dato a Callistene, nipote di Aristotele,
l'incarico di descrivere la sua vita e dopo la morte
la sua figura assunse colori sempre più favolosi e
leggendari.
L'opera di Curzio Rufo narra la vita e le imprese
fino alla morte del sovrano macedone, avvenuta nel
323 a.C., e le dispute tra i Diadochi.
Alessandro ha già da tempo abbandonato la Macedonia
e si appresta allo scontro con l'imperatore persiano
Dario, che viene gravemente ferito nella battaglia
di Isso e costretto alla fuga, mentre i familiari
divengono prigionieri dei macedoni. Alessandro
espugna la città di Tiro, assediata per sette mesi,
e si inoltra in Terra d'Egitto, facendo tappa
all'oasi di Giove Ammone, dove i sacerdoti
riconoscono l'origine divina di costui. Dopo aver
fondato Alessandria si reca nuovamente in
Mesopotamia e marcia attraverso Babilonia, Susa ed
Ecbatana. Dario cade vittima di una cospirazione
guidata da Besso, satrapo della Battriana. Mentra
pone fine alle ultime resistenze persiane Alessandro
deve reprimere una congiura interna. Cresce il
malcontento di quanti gli rimproverano di aver
abbandonato i costumi macedoni e vorrebbero tornare
in patria. Alessandro durante un convito uccide
l'amico Clito e in questo periodo pretende che i
suoi uomini si inginocchino davanti a lui come
davanti a un dio. Si invaghisce di una fanciulla
orientale, Rossane, e la sposa. Marcia verso l'India
ma anche i soldati si ribellano e costringono il re
a tornare indietro. Il re riesce a convincerli a
procedere fino all'oceano dove un'improvvisa marea
uccide i partecipanti alla spedizione. Il libro si
chiude sull'immagine dell'esercito trasformato in un
corteo. Aumentano le stravaganze, le collere
brutali, e crudeltà. Infine Alessandro ritorna in
Babilonia, dove si ammala e muore. Si apre a questo
punto la lotta per la successione.
Con l'opera di Curzio Rufo la storiografia latina fa
il suo ingresso nei territori fino a quel momento
inesplorati del romanzo esotico e avventuroso.
Protagonista non è più il popolo romano, ma un eroe
macedone che si inoltra in regioni ignote di un
mondo barbaro. Curzio Rufo sa appagare la fantasia
del popolo romano e d'altra parte è la materia
stessa piena di cose meravigliose e fuori dal
comune. Il modello prevalente è senza dubbio quello
della storiografia mimetica e drammatica, in cui il
destino e gli uomini sono travolti dal potere della
fortuna. Naturalmente al centro di tutto c'è la
figura di Alessandro Magno, straordinaria nei vizi
come nelle virtù. L'autore traccia alla fine
dell'opera una valutazione su Alessandro, che
risente profondamente della mentalità romana,
fondata sui concetti di modus (misura); al di là
delle singole considerazioni moralistiche il
personaggio di Alessandro risulta sempre
affascinante. Come Curzio Rufo osserva non avevano
la stessa disposizione d'animo Alessandro e i suoi
soldati, perché mentre l'imperatore sognava un
impero universale i soldati desideravano cogliere
immediatamente i frutti delle loro fatiche.
Lo stile di Curzio Rufo è nel complesso piano e
scorrevole e ricorda quello di Tito Livio, che è il
modello di numerosi discorsi. Non mancano influenze
di Pompeo Trogo, Orazio e Virgilio, rintracciate
nelle Historiae dai vari studiosi. Le storie di
Curzio presto alimentarono il fascinoso immaginario
del sovrano macedone, confluito poi nel celeberrimo
Romanzo di Alessandro, che influenzerà l'intero
Medioevo. |
|