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Gaio Plinio Secondo, conosciuto come Plinio il
Vecchio (Como, 23 – Stabia, dopo l'8 settembre 79),
è stato uno scrittore latino.
Era proprio del suo stile descrivere le cose in
diretta, dal vivo, ed egli è per noi un vero
cronista dell'epoca. Morì infatti tra le esalazioni
solfuree dell'eruzione vulcanica del Vesuvio che
distrusse Ercolano e Pompei, mentre provava ad
osservare il fenomeno vulcanico più da vicino. In
suo onore viene usato il termine di eruzione
pliniana per definire una forte eruzione esplosiva
simile a quella del Vesuvio in cui perse la vita.
La Naturalis Historia, che conta 37 volumi, è il
solo lavoro di Plinio il Vecchio che si sia
conservato. Questo documento è stato a lungo il
riferimento in materia di conoscenze scientifiche e
tecniche. Plinio ha compilato la conoscenza della
sua epoca su argomenti molto diversi quali: le
scienze naturali, l' astronomia, l' antropologia, la
psicologia o la metallurgia.
Plinio il Vecchio nacque sotto il consolato di Gaio
Asinius Pollion e di Gaio Antistio Veto tra il 23 o
24 d.C.. Incerto è il suo luogo di nascita, discussa
tra Verona e Como (Novo comum). Ciò che fa credere
che Plinio sia di Verona, sono dei manoscritti in
cui è possibile leggere Plinius Veronensis, e che
Plinio stesso, nella sua prefazione, cita Gaio
Valerio Catullo come suo conterraneus e Catullo era
di Verona. Ad avvalorare l’idea di Como come luogo
di nascita invece, si osserva invece che Eusebio di
Cesarea, nella sua cronaca, unisce in nome di Plinio
con l' epiteto di Novo comensis. Eusebio e gli
autori successivi hanno però a lungo confuso Plinio,
l' autore di Naturalis Historia, e Plinio il
giovane, suo nipote, l' autore delle lettere e del
Panegirico di Traiano. L' argomentazione più
considerevole a favore di Como, sono le iscrizioni
presenti in questa città, iscrizioni dove il nome di
Plinio ritorna spesso: non sono evidentemente
relative al nostro Plinio, ma almeno mostrano che a
Como questo nome era comune.
Plinio il Vecchio riveste cariche quali Ufficiale di
cavalleria (eques) in Germania, grazie a sua madre,
ragazza del senatore Gaio Caecilio di Novum Comum, e
procuratore in Gallia e Spagna. Prima del 35 suo
padre lo porta a Roma, dove affida la sua istruzione
ad uno dei suoi amici, il poeta ed il generale
Publio Pomponio Secondo. Plinio vi acquisisce il
gusto di apprendere. Due secoli dopo la morte dei
Gracchi, il giovane uomo ammira alcuni dei loro
manoscritti conservati nella biblioteca del suo
tutore. Dedica loro più tardi una biografia.
Plinio cita i grammatici e retorici Remmio Palemonio
ed Arelio Fuscuo nella sua Naturalis historia (XIV,
4; XXXIII, 152) e fu certamente loro seguace. A
Roma, studia la botanica: l’arte topiaria di
Antonius Castor e vede le vecchie piante di loto,
che erano appartenute prima a Crasso. Può anche
contemplare la vasta struttura costruita da Caligola
(XXXVI, 3) ed assiste probabilmente al trionfo di
Claudio sulla Gran Bretagna nel 44 (III, 119). Sotto
l' influenza di Seneca, diventa uno studente
appassionato di filosofia e di retorica ed inizia ad
esercitare la funzione d' avvocato. Plinio ricoprì
cariche civili sotto Vespasiano e Tito. Comandante
della flotta tirrenica di stanza a Miseno, morì
durante l'eruzione del Vesuvio che distrusse Pompei,
Ercolano e Stabia.
Plinio il Giovane, suo nipote, lo rappresenta come
un uomo dedito allo studio ed alla lettura, intento
ad osservare i fenomeni naturali ed a prendere
continuamente appunti, dedicando poco tempo al sonno
ed alle distrazioni.
Il racconto della sua morte, contenuto tra l'altro
in una lettera del nipote Plinio il Giovane, ha
contribuito all'immagine di Plinio come protomartire
della scienza sperimentale (definizione datagli da
Italo Calvino), anche se, sempre secondo il
resoconto del nipote, si espose al pericolo anche
per recare soccorso ad alcuni cittadini in fuga
dall'eruzione.
L'elenco delle opere di Plinio ci è fornito dal suo
stesso nipote:
- De iaculatione
equestri, libro sull'arte di tirare stando a
cavallo, frutto della sua esperienza di ufficiale di
cavalleria.
- De vita
Pomponii Secundi, due libri sulla vita di Pomponio
Secondo, poeta tragico a cui era legato da amicizia.
- Bella Germaniae,
venti libri sulle guerre di Germania, che servirono
a Tacito per i suoi Annales.
- Studiosus, tre
libri sulla formazione dell'oratore tramite lo
studio dell'eloquenza.
- Dubius sermo,
otto libri sui problemi di lingua e grammatica che
presentavano oscillazioni ed incertezze nell'uso,
tenute in gran conto dai grammatici posteriori.
- A fine Aufidii
Bassi, trentuno libri di storia che riprendevano la
narrazione dove aveva concluso Aufidio Basso, ovvero
dalla morte dell'imperatore Claudio.
- Naturalis
historia, trentasette libri che formavano un'opera
enciclopedica di larghissimo respiro, l'unica
rimastaci per intero. |
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