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L'italiano è una lingua appartenente al gruppo delle
lingue romanze della famiglia delle lingue
indoeuropee.
L'italiano modello convive anche in Italia con un
gran numero di idiomi neo-romanzi e ha delle
varianti regionali, per via dell'influenza che su di
esso esercitano le lingue regionali. L'italiano è
lingua ufficiale dell'Italia, di San Marino, della
Svizzera (insieme al francese e al tedesco; mentre
il romancio è lingua nazionale ma ufficiale soltanto
nel Canton Grigioni), della Città del Vaticano
(insieme al latino) e del Sovrano Militare Ordine di
Malta. È seconda lingua ufficiale, dopo il croato,
nella Regione Istriana (Croazia) e, dopo lo sloveno,
nelle città di Pirano, Isola d'Istria e Capodistria
in Slovenia. Pur non figurando tra le lingue parlate
in questi paesi, e non essendo quindi utilizzato a
livello ufficiale, l'italiano è inoltre ampiamente
compreso nella restante parte della Venezia Giulia
ceduta alla Jugoslavia nel 1947, nel Principato di
Monaco, a Malta, in Corsica e nel Nizzardo (Francia)
e, in misura minore, in Albania ed Eritrea.
Origine:
L'italiano moderno è, come spesso accade con le
lingue nazionali, un dialetto che è riuscito a far
carriera; ad imporsi, cioè, come lingua ufficiale di
una regione molto più vasta di quella originaria.
Alla sua base si trova infatti il fiorentino
letterario usato nel Trecento da Dante, Petrarca e
Boccaccio, influenzato dalla lingua siciliana
letteraria elaborata dalla Scuola siciliana di
Giacomo da Lentini (1230-1250) e dal modello latino.
Il fiorentino trecentesco, come i moderni dialetti
italiani, trae a sua volta verosimilmente origine
dal latino volgare (parlato dal popolo, volgo)
parlato in età classica (e non direttamente dal
latino illustre, che fu la lingua usata dai
letterati dell'epoca).
Mentre la lingua latina letteraria rimase
cristallizzata, nel corso dei secoli la lingua
parlata dalla plebe si trasformò, divenendo sempre
più simile ai vari idiomi italiani attuali (e alle
altre lingue romanze nel mondo romano fuori della
penisola) e differenziandosi a seconda delle aree
geografiche. Tra gli effetti comuni di questa
mutazione si possono indicare per esempio la
scomparsa dei casi e la nascita degli articoli. Per
quanto riguarda gli articoli, il numerale latino
unus, per esempio, che significava anche qualcuno,
un tale divenne articolo indeterminativo (unus
indeterminativo è usato anche da Ovidio nelle
Metamorfosi); alcuni pronomi dimostrativi divennero
articoli determinativi e nuovi dimostrativi vennero
formati fondendo i vecchi ille e iste con eccu(m).
Caddero inoltre le consonanti finali delle parole
(es.: amat diventò ama).
Gli storici della lingua etichettano le parlate che
si svilupparono in questo modo in Italia durante il
Medioevo come volgari italiani, al plurale, e non
ancora lingua italiana. Le testimonianze disponibili
mostrano infatti marcate differenze tra le parlate
delle diverse zone mentre manca un comune modello
volgare di riferimento.
Il primo documento contenente un possibile esempio
di volgare italiano è l'Indovinello veronese,
rinvenuto da Schiapparelli nella Biblioteca
Capitolare di Verona: è un testo vergato a mano sul
bordo di un codice di origine spagnola tra la fine
dell'VIII - inizio IX secolo d. C.
Il primo documento sicuro di uso di un volgare
italiano è invece un placito notarile, conservato
nell'abbazia di Montecassino, proveniente dal
territorio di Benevento e risalente al 960: è il
cosiddetto Placito capuano, che in sostanza è una
testimonianza giurata di un abitante circa una lite
sui confini di proprietà tra la stessa abbazia di
Montecassino ed un piccolo feudo vicino, il quale
aveva ingiustamente occupato una parte del
territorio dell'abbazia: Sao ko kelle terre per
kelle fini que ki contene trenta anni le possette
parte Sancti Benedicti. È una frase soltanto, che
tuttavia per svariati motivi può essere considerata
ormai volgare e non più latina: i casi (salvo il
genitivo "Sancti Benedicti", che riprende la dizione
del latino ecclesiastico) sono scomparsi, sono
presenti la congiunzione "ko" (="che") e il
dimostrativo "kelle" (="quelle"), morfologicamente
il verbo "sao" (dal lat. "sapio") è prossimo alla
forma italiana, etc. Questo documento è seguito a
brevissima distanza da altri placiti provenienti
dalla stessa area geografico-linguistica, il Placito
di Teano e il Placito di Sessa Aurunca.
Uno dei primi casi di diffusione sovraregionale
della lingua è la poesia della scuola siciliana,
scritta verosimilmente in volgare siciliano da
numerosi poeti (non tutti siciliani) attivi prima
della metà del Duecento nell'ambiente della corte
imperiale. Alcuni tratti linguistici con questa
origine vennero adottati anche dagli scrittori
toscani delle generazioni successive si sono
mantenuti per secoli nella lingua poetica italiana:
dalle forme monottongate come core e loco ai
condizionali in -ia (saria per sarebbe). Tuttavia
l'assetto attuale della lingua è in sostanza quello
del fiorentino trecentesco, ripulito dei tratti più
marcatamente locali.
Tra i numerosi tratti che l'italiano riprende dal
fiorentino trecentesco, e che erano invece estranei
a quasi tutti gli altri volgari italiani, si possono
citare per esempio, a livello fonetico, cinque
elementi individuati da Arrigo Castellani:
- i "dittonghi spontanei" ie e uo (piede e nuovo invece di pede e novo)
- l'anafonesi (tinca invece di tenca)
- la chiusura di e protonica (di invece di de)
- l'evoluzione del nesso latino -RI- in i invece che in r (febbraio invece
di febbraro)
- il passaggio di ar atono a er (gambero invece di gambaro)
Già dalla fine del Trecento la lingua parlata a
Firenze si distacca però da questo modello, che
successivamente viene codificato da letterati non
fiorentini (a cominciare da Pietro Bembo) e usato
come lingua comune per la scrittura in tutta Italia
a partire dalla seconda metà del Cinquecento.
Secondo una celebre definizione di Bruno Migliorini,
"Se leggiamo una pagina di prosa, anche d'arte,
degli ultimi anni del Quattrocento o dei primi del
Cinquecento, ci è di solito abbastanza facile dire
da quale regione proviene, mentre per un testo della
fine del Cinquecento la cosa è assai malagevole". A
partire da questo periodo gli storici della lingua
parlano quindi ormai di lingua italiana in senso
moderno, e non più di volgare fiorentino.
Di fatto l'italiano è stato lingua di uso quotidiano
per fasce molto ridotte della popolazione italiana
fino alla seconda metà dell'Ottocento. In seguito,
grandi fattori storici come l'unificazione politica
o la Prima Guerra Mondiale hanno contribuito a
rendere l'uso della lingua molto più comune. Nella
seconda metà del Novecento la diffusione è stata
particolarmente rapida anche grazie al fondamentale
contributo della televisione.
Presenza nel mondo - Lingua Ufficiale:
L'italiano è lingua ufficiale in Italia, a San
Marino, in Città del Vaticano (insieme al latino),
in Svizzera (insieme a tedesco, francese e
romancio), in tre comuni della Slovenia e nella
Regione istriana (Croazia).
In Italia la proposta di legge costituzionale
approvata dalla Camera il 28 marzo 2007 (dovrà
essere approvata dal Senato e in quanto modifica
costituzionale necessita di doppia deliberazione da
parte di ogni ramo del Parlamento) prevede la
modifica dell'art. 12 della Costituzione in
«L'italiano è la lingua ufficiale della Repubblica
nel rispetto delle garanzie previste dalla
Costituzione e dalle leggi costituzionali.». Già
oggi lo Statuto di Autonomia della Regione Autonoma
Trentino-Alto Adige (DPR n. 670 del 31 agosto 1972),
- che costituisce legge costituzionale - prevede
all'art. 99 che «[...] quella italiana [...] è la
lingua ufficiale dello Stato». Dicitura ripetuta
dall'art. 1 del DPR n. 574 del 15 luglio 1988 "Norme
di attuazione dello Statuto Speciale per la Regione
Trentino-Alto Adige" e richiamata dalla Legge
ordinaria n. 482 del 15 dicembre 1999 "Norme in
materia di tutela delle minoranze linguistiche
storiche" che stabilisce all'art. 1 che "la lingua
ufficiale della Repubblica è l'italiano".
In Svizzera la lingua italiana è una delle tre
lingue ufficiali con il tedesco ed il francese
(oltre al romancio che, pur non essendo ufficiale su
tutto il territorio, è lingua nazionale in quanto
lingua ufficiale del Canton Grigioni), e fra queste
è la terza per numero di parlanti: in questo paese,
secondo i dati del censimento dell'anno 2000,
l'italiano è la lingua principale di 470.961 persone
residenti nella Confederazione (pari al 6,5 % della
popolazione), di cui 254.997 residenti nel Canton
Ticino, dove l'italiano, oltre a essere lingua
ufficiale, è considerato la lingua principale dal
83,1% della popolazione. L'italiano è inoltre
considerato lingua principale dal 10,2 % della
popolazione nel Canton Grigioni: sono di lingua
italiana le valli meridionali di Mesolcina, Calanca,
Bregaglia e Poschiavo. L'italiano è diffuso infine
nell'uso per ragioni turistiche nell'alta Engadina.
L'unico comune svizzero sul versante settentrionale
delle Alpi di lingua italiana (per ragioni risalenti
alla riforma religiosa), Bivio, è invece oggi ormai
sostanzialmente germanizzato. In questo comune la
lingua italiana è ora parlata solamente dal 29%
degli abitanti (erano ancora l'80% nel 1860).
Nella Repubblica di San Marino è lingua ufficiale
dello Stato.
Nella Città del Vaticano è usata correntemente ed è
la lingua coufficiale della Santa Sede con il
latino. Per tale motivo è diventata "lingua franca"
della Santa Sede e le gerarchie ecclesiastiche
spesso la utilizzano per comunicare tra di loro. E'
anche lingua ufficiale del Sovrano Militare Ordine
di Malta.
È seconda lingua ufficiale (dopo lo sloveno) nei tre
comuni costieri della Slovenia: (Capodistria, Isola
d'Istria e Pirano).
Nella Regione Istriana, in Croazia, l'italiano è
seconda lingua ufficiale a livello regionale dopo il
croato (parlata dal 7,69% della popolazione secondo
il censimento ufficiale del 2001), e a livello
comunale a: Buie, Castellier-Santa Domenica,
Cittanova, Dignano, Fasana, Grisignana, Lisignano,
Montona, Orsera, Parenzo, Portole, Rovigno, Umago,
Valle d'Istria, Verteneglio, Visignano, Visinada.
Recentemente in Brasile l'italiano è stato
riconosciuto "lingua etnica" della popolazione di
Santa Teresa e di Vila Velha, due comuni dello stato
dell'Espírito Santo, e come tale sarà ora insegnato
come seconda lingua obbligatoria in tutte le scuole
comunali.
Diffusione di là dai Paesi ufficialmente
italofoni:
L'italiano è diffuso anche a Malta, ove è parlato e
compreso dalla maggior parte della popolazione
grazie ai programmi televisivi e all'insegnamento
scolastico e universitario. In queste isole
l'italiano fu lingua ufficiale assieme all'inglese
fino al 1934, anno in cui fu sostituito dal maltese.
Tuttavia, al giorno d'oggi non gode di alcun
riconoscimento ufficiale e non viene utilizzato
dalla popolazione maltese se non in ambito turistico
e commerciale con gli italofoni.
È ancora parlato, assieme alle varianti venete, in
alcune zone costiere della Dalmazia (Croazia),
grazie anche ai programmi televisivi italiani che le
raggiungono e alle minoranze linguistiche italiane.
In Francia è, per motivi storico-geografici,
compreso da buona parte della popolazione della
Corsica (anche grazie alla notevole similitudine tra
i dialetti corsi e i dialetti toscani, e quindi
all'italiano stesso), e del Nizzardo (in cui, oltre
al francese che è la lingua ufficiale, si parlano il
provenzale e, in alcuni paesi, anche il ligure).
Un discorso simile vale per il Principato di Monaco
dove, anche grazie all'immigrazione dall'Italia, la
comunità italiana costituisce il 16% dei residenti
del Paese, (ma secondo gli ultimi dati del Ministero
degli Affari Esteri italiano, relativi alla fine del
2004, i cittadini italiani costituirebbero ben il
21%). Nonostante non abbia un riconoscimento
ufficiale, l'italiano è la seconda lingua madre del
Principato dopo il francese, unico idioma ufficiale
dello Stato, e subito prima del monegasco, una
variante del ligure, che invece gode dello status di
lingua nazionale, e come tale viene tutelato e
insegnato in alcune scuole.
La buona conoscenza dell'italiano in Albania è
principalmente dovuta alle tv e radio italiane, che
possono essere viste attraverso una comune antenna
televisiva, oltre che ai continui spostamenti, per
questioni economiche, di albanesi sul suolo
italiano.
L'italiano era diffuso anche nelle ex-colonie
italiane in Africa: Libia, Eritrea, Etiopia e
Somalia (in quest'ultimo Paese è stato lingua
ufficiale fino al 1963 ed è stato usato
nell'insegnamento universitario fino al 1991, allo
scoppio della guerra civile), ma ha sperimentato un
costante calo già dalla fine della Seconda guerra
mondiale e attualmente solo in alcune aree della
Somalia e nella capitale dell'Eritrea, Asmara, viene
parlato come seconda lingua prevalentemente da fasce
di popolazione di età avanzata. In altre nazioni, a
causa della forte e prolungata emigrazione italiana
nel mondo, esistono importanti comunità italiane,
principalmente negli Stati Uniti, in Brasile,
Argentina, Uruguay, Australia, Canada, Francia,
Germania, Svizzera , Belgio, Perù, Cile, Austria e
Regno Unito.
Dal sito del Ministero degli esteri, aggiornato al
dicembre 2007, risultano presenti forti comunità di
cittadini italiani residenti all'estero, esclusa la
già citata Svizzera (presenza di 520 122 italiani),
si tenga presente che queste cifre indicano solo i
cittadini italiani residenti all'estero e non tutte
le persone realmente italofone:
- PAESE N° ITALIANI
- Germania 638.314
- Argentina 592.065
- Francia 334.180
- Brasile 274.766
- Belgio 243.280
- USA 191.804
- Regno Unito 175.796
- Canada 117.199
- Australia 116.825
- Venezuela 115.411
- Uruguay 83.646
- Spagna 89.148
- Cile 46.203
- Paesi Bassi 31.346
- Sud Africa 30.648
- Perù 29.273
- Lussemburgo 23.422
- Austria 15.935
- Ecuador 14.430
- Messico 13.350
- Colombia 12.731
- Israele 11.288 (compresa Gerusalemme)
- Grecia 10.522
- Svezia 7.216
- Nuova Zelanda 2.409
Da tali dati risultano, inoltre, 6 554 italiani
residenti nel Principato di Monaco (il 21% della
popolazione). In totale, i cittadini italiani
all'estero sono 2 166 655 in Europa, 309 003 in
Nordamerica, 1 217 297 in Centro e Sudamerica, 84
038 in Africa, 31 977 in Asia, 119 234 in Oceania.
L'italiano ha in parte influenzato lo spagnolo
parlato in Argentina e in Uruguay grazie alla forte
immigrazione, anche se molti italianismi diffusisi
in Argentina soprattutto nel lunfardo, il peculiare
argot di Buenos Aires, sono ormai considerati
arcaicismi in castigliano, oppure hanno mutato il
loro significato rispetto alla voce italiana che li
ha originati. Simile influenza, ma meno accentuata e
limitata ad alcuni aspetti fonetici, viene
registrata nel portoghese parlato a San Paolo e nel
Brasile meridionale (in Rio Grande do Sul una
varietà della Lingua veneta chiamata talian è
diffusa nella regione montuosa dello stato).
Nel Canada anglofono l'italiano è la seconda lingua
più studiata dopo il francese, mentre negli Stati
Uniti e in Regno Unito è la quarta lingua più
studiata dopo francese, spagnolo e tedesco.
Secondo un sondaggio dell'Unione Europea a 15,
relativo al 2001, l'italiano è al secondo posto per
numero di parlanti madrilingua in ambito europeo
(16%), dopo il tedesco (24%) e accanto a francese e
inglese, ma è quarta (18%) come lingua parlata. Un
sondaggio più recente dell'Unione Europea a 25,
effettuato su un campione di 28.694 cittadini
europei e relativo al 2006, ha confermato la seconda
posizione dell'italiano quanto a numero di
madrelingua comunitari, preceduta solo dal tedesco
(18%), a pari merito con l'inglese (13%), e davanti
al francese (12%), mentre lo colloca al sesto posto
fra gli idiomi più parlati come lingua straniera
(3%), preceduto da inglese (38%), francese (14%),
tedesco (14%), spagnolo (6%) e russo (6%).
Dati del 2000 pubblicati nell'indagine Italiano
2000, promossa dal ministero degli Affari esteri e
diretta dal linguista Tullio De Mauro
dell'Università "La Sapienza" di Roma, evidenziano
come l'italiano sia la quinta lingua straniera più
studiata nel mondo.
Consistenza della collettività italofona nel
mondo:
La popolazione italofona nel mondo dovrebbe
aggirarsi intorno ai 65 milioni di persone, di cui
56 milioni di madrelingua italiana (dai 59,5 milioni
di residenti in Italia, vanno infatti detratti gli
oltre 3 milioni di stranieri regolarmente
registrati) cui se ne aggiungerebbero altri 7
milioni sparsi per il mondo. Secondo fonti
diplomatiche italiane (novembre 2004) il numero
complessivo degli italofoni nel mondo si situerebbe
fra i 70 milioni (definiti come parlanti) e i 120
milioni (indicati come bacino d'utenza). |
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