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Definizione

  Quelli che quando perde l'Inter o il Milan dicono che in fondo è solo una partita di calcio e poi tornano a casa e picchiano i figli.  
 

Enzo Jannacci

 
     
 
 
 
 
 
 
 

Il calcio in dettaglio:

 
 

CAMPO DA GIOCO:
Il calcio si gioca su un campo rettangolare di dimensioni variabili (mediamente intorno ai 105x65 metri, ma la prima regola del calcio, che individua le caratteristiche del terreno di gioco, impone che il campo sia lungo da 90 a 120 metri e largo da 45 a 90).
Il terreno deve essere ricoperto d'erba naturale.
Non mancano le eccezioni in ambito nazionale: a Mosca il campo è in materiale sintetico, mentre negli USA tali materiali sono stati ampiamente sperimentati e poi abbandonati.
Il terreno viene delimitato ai lati da righe bianche tracciate con pigmenti bianchi (solitamente in gesso o vernice), ed è caratterizzato da due portali rettangolari (comunemente porta da calcio) muniti di reti nella parte posteriore ed esterna al terreno di gioco.
Si gioca attivamente sul campo con l'uso di una sfera (comunemente pallone da calcio).

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SCOPO DEL GIOCO:
Lo scopo del gioco è di far entrare la sfera (originariamente una palla di cuoio) nella porta avversaria, delimitata da due pali verticali congiunti da una traversa superiore che li unisce.
La regola principale che caratterizza e differenzia questo sport rispetto al Rugby e alla Pallamano è che la palla non può essere colpita o toccata con braccia e mani; per lo più si usano i piedi ma ogni altra parte del corpo è ammessa. Il giocatore deputato al ruolo di portiere è l'unico che può toccare il pallone con le mani, ma solo all'interno della propria area di rigore (un rettangolo prospiciente la porta delimitato anch'esso da righe bianche).
Rilevante è anche la regola del cosiddetto fuorigioco.

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RUOLI:
Sono 4 i principali ruoli del calcio: il portiere, il difensore, il centrocampista e l'attaccante.
I giocatori vengono messi in campo secondo delle tattiche, oggi comunemente indicate con tre o più numeri e, fino agli anni '50, designate da termini quali metodo, sistema, piramide.

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DURATA DEL GIOCO:
Le partite della variante canonica principale del calcio durano 90 minuti e sono suddivise in due frazioni (comunemente tempi) di quarantacinque minuti ciascuna, intervallati da un periodo di riposo non superiore ai quindici minuti.
Prima della fine dei due tempi, il giudice di gioco (comunemente l'arbitro) decide se concedere un periodo di estensione del tempo di gioco (comunemente recupero) come parziale contropartita al tempo perso per sostituzioni, infortuni o quant'altro si verifichi durante il gioco e sia causa di arresto temporaneo della partita.
Abitualmente sono concessi da uno a cinque minuti per tempo.
Il tempo di gioco effettivo è sempre inferiore ai 45 minuti, poiché il cronometro ufficiale non può essere mai fermato (come accade per esempio nel basket).
La partita, al più, viene sospesa temporaneamente e ripresa, nel conteggio del tempo, dal momento della sospensione.
In caso di impossibilità a proseguire normalmente il gioco, essa può essere definitivamente sospesa con decisione autonoma dell'arbitro o dopo consultazione dello stesso arbitro con i capitani delle due squadre.
L'arbitro è anche il cronometrista ufficiale della partita.

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CASI PARTICOLARI:
In competizioni che prevedano l'eliminazione diretta ed esigono un vincitore della gara, attualmente si ricorre di solito a tempi supplementari (due tempi di quindici minuti ciascuno) e, in caso di ulteriore parità, si passa ai calci di rigore per stabilire il vincitore.
Precedentemente era in vigore un sistema casuale per determinare la squadra vincente basato sul lancio di una monetina: il cosiddetto "Testa o croce".

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VARIANTI PRINCIPALI:
Alcune varianti nel meccanismo dei tempi supplementari, introdotte dalla seconda metà degli anni '90 prevedevano:

il silver gol: la squadra che riesce a terminare in vantaggio il primo tempo supplementare si aggiudica l'incontro senza bisogno di disputare il secondo tempo supplementare;
il golden gol: la prima squadra che segna nei supplementari si aggiudica l'incontro e la partita finisce immediatamente.
Queste modifiche regolamentari sono state abolite nel 2004.

Degne di nota sono anche le varianti che riguardano il numero dei giocatori schierati, in numero di 7 (calcio a sette) o di 8 (calciotto) in voga tra i giovani e dilettanti, ma soprattutto in numero di 5 (calcio a cinque, comunemente detto calcetto) nella forma che è attualmente tra le più popolari e seguite fra le varianti emergenti.

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DIFFUSIONE:
Il calcio si gioca a livello professionistico in tutto il mondo. Milioni di persone vanno regolarmente allo stadio per seguire la propria squadra del cuore, e molte altre guardano le partite in televisione.
C'è anche un elevatissimo numero di persone che gioca al calcio a livello amatoriale.
Non c'è dubbio che la popolarità di questo sport continui a crescere continuamente.
In Africa, Asia e Stati Uniti l'interesse sta crescendo sempre più negli ultimi anni.
 Non a caso, nel 2010 il Sudafrica ospiterà la manifestazione più importante del calcio: i Mondiali di calcio.

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NASCITA DEL CALCIO MODERNO:
La patria del calcio moderno è l'Inghilterra, e in particolare, i college britannici, nei quali ci si ispirò al calcio fiorentino che veniva praticato a Firenze, nel periodo medievale.
Nasce come sport d'élite: erano i giovani delle scuole più ricche e delle università a giocare al football.
Le classi erano sempre composte da dieci alunni, e a questi si aggiungeva il maestro che giocava sempre insieme a loro.
Ecco spiegato perché si gioca in undici.
Il capitano di una squadra di calcio è una sorta di discendente del maestro della public school.

Nel 1848, all'Università di Cambridge, H. de Winton e J.C. Thring, proposero, e ottennero, di fare una riunione con altri dodici rappresentanti di Eton, Harrow, Rugby, Winchester e Shrewsbury. L'incontro durò otto ore e produsse un importante risultato: vennero infatti stilate le prime basilari regole del calcio.

Queste regole posero fine al dubbio che riguardava la parte del corpo con la quale colpire la palla: con le mani, con i piedi o entrambi indifferentemente? Le cosiddette regole di Cambridge favorivano chiaramente il gioco con i piedi e permettevano il gioco con le mani solo nel momento in cui era necessario catturare un pallone chiaramente indirizzato in porta, come su un calcio di punizione diretto.

Queste regole furono adottate da tutti eccetto che dall'Università di Rugby, i cui rappresentanti erano chiaramente a favore di un gioco più fisico e che consentisse di toccare il pallone anche con le mani. Si produsse così lo scisma che portò alla nascita del rugby, sport che prende il nome dall'Università che l'ha sviluppato.

Il 26 ottobre 1863 a Londra venne fondata la Football Association, prima federazione calcistica nazionale, nel 1886 le Federazioni britanniche diedero origine all'International Football Association Board, con il compito di sovraintendere al regolamento, ed infine nel 1888 si tenne il primo campionato inglese, secondo la formula tuttora in vigore.

Il calcio intanto si espandeva a macchia d'olio: in Inghilterra ben presto divenne lo sport per eccellenza della working class e non solo delle èlite. Questo nuovo gioco, divertente, semplice e stancante era l'ideale per sfogarsi dopo una settimana lavorativa.

Dall'Inghilterra il calcio venne esportato in tutta Europa ad opera di emigrati di ritorno dall'Inghilterra stessa e che furono tra i primi a conoscere il football, o su iniziativa degli stessi inglesi che si trovavano all'estero.

In Sudamerica, i marinai inglesi preferivano giocare a calcio tra di loro lasciando da parte la gente del posto. Ma rimanere fuori a guardare si rivelò decisivo: ben presto, brasiliani e uruguaiani diventarono ben più abili dei maestri nel praticare il calcio.

Il fenomeno ormai era di dimensioni intercontinentali, ed era necessario adattare le istituzioni calcistiche e chiarire in maniera più dettagliata le regole. In questi anni infatti, erano svariate le interpretazioni del gioco.

Finalmente, anche a questo scopo, nel 1904 si costituì la Federation Internationale de Football Association (FIFA), cui si affiliarono le varie Federazioni nazionali.

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L'ARBITRO:
Per ogni gara Ufficiale viene designato un Arbitro dal Competente Organo Tecnico dell'Associazione Italiana Arbitri (AIA).
L'Arbitro rappresenta la Federazione e ad esso sono conferiti tutti i poteri per vigilare sul rispetto delle regole del gioco.
A seconda della gara, l'Arbitro può godere della collaborazione di due Assistenti che presidiano le linee laterali, e in alcune categorie viene designato anche un Quarto Ufficiale di gara, che, a seconda del regolamento della competizione, è titolato a sostituire uno degli altri Ufficiali di gara qualora essi non siano in grado di svolgere le loro funzioni.

Nel nostro paese, l'arbitro, prima di accedere a tale qualifica, deve effettuare un lungo corso, gratuito, presso una sezione AIA, durante il quale egli acquisisce una perfetta conoscenza e padronanza delle regole del calcio, e al termine del corso deve sostenere un esame di qualificazione.

All'arbitro spettano tutte le decisioni tecniche e disciplinari legate allo svolgimento di una gara.
Egli inizia ad esercitare la sua autorità disciplinare dal momento in cui raggiunge l'impianto sportivo finché non lo abbandona al termine della gara, mentre invece la sua autorità tecnica vige per tutta la durata della gara.
L'arbitro vigila sul rispetto delle regole del gioco, e quando ravvisa una infrazione delle stesse, è suo dovere comminare la sanzione tecnica prescritta e anche quella disciplinare, se prevista.
Tutte le sue decisioni dovute a fatti di gioco sono inappellabili e spettano a lui e solo a lui, anche se egli ha facoltà di avvalersi del giudizio dei sui assistenti ufficiali.

È nei poteri dell'arbitro comandare calci di punizione o di rigore, ammonire o espellere calciatori, allontanare dirigenti, interrompere o sospendere definitivamente la gara.

La figura dell'arbitro in Italia ha subito un totale mutamento nel corso degli anni. Quando il calcio era alle sue origini, l'arbitro era considerato alla stregua di un Giudice e, come tale, avvolto da un'aura di rispetto.
Con il tempo, la figura dell'arbitro ha perso questa prerogativa morale e progressivamente è stato sempre più visto con sospetto e diffidenza, fino a divenire oggetto di ingiurie e di pregiudizi (come nel caso dell'urlo "Arbitro cornuto!", che viene spesso scagliato dagli spalti).
L'operato dell'arbitro, soprattutto nelle gare del massimo campionato, viene oggi esaminato istante per istante, scomponendo ogni singolo episodio con decine di immagini da ogni visuale.
Purtroppo l'arbitro è chiamato ad esprimere decisioni nell'arco di pochi secondi, è vincolato ad una sola visuale e, pertanto, non sempre è in grado di assumere la giusta decisione, anche per via della sua natura umana.

Recentemente, si sta facendo strada il fenomeno della violenza ai danni dei direttori di gara, soprattutto nelle categorie inferiori.
Anche se gli organi di informazione non danno molto risalto a questi episodi, i comunicati ufficiali della federazione riportano sempre più spesso gravi episodi di aggressione ai danni di arbitri.

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PALLONE IN GIOCO E NON IN GIOCO:
Tutte le linee disegnate sul campo di gioco, sono parte dell'area che delimitano. Quindi un pallone che percorre una linea laterale è considerato in gioco, un pallone sulla linea dell'area di rigore è decretato essere all'interno l'area di rigore.
In definitiva, il pallone deve superare totalmente la linea laterale o di fondo per essere considerato fuori dal gioco e deve superare totalmente la linea di porta per essere considerato in rete. Se anche una minima parte del pallone non ha oltrepassato la linea, è ancora in gioco.

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FALLI E SCORRETTEZZE:
L'arbitro ha il potere di punire un calciatore ed anche un allenatore, o un qualsiasi dirigente presente in panchina, per cattiva condotta, gioco violento o proteste.
Un arbitro può estrarre il cartellino giallo come ammonizione e il cartellino rosso che comporta l'espulsione del giocatore.
Anche un giocatore in panchina può essere punito con i medesimi provvedimenti.
Nel caso venga espulso un dirigente o un allenatore, questi verrà allontanato dalla panchina senza l'esposizione del cartellino.

L'espulsione può avvenire direttamente, per condotta violenta o gravemente sleale o, ancora, in seguito alla seconda ammonizione di uno stesso giocatore (doppia ammonizione): due cartellini gialli equivalgono infatti ad un rosso, anche se comminati per motivazioni completamente differenti.
Ad esempio, comporta l'espulsione (cartellino rosso) il fallo di chiara ed evidente azione da rete (impropriamente detto "da ultimo uomo"), fischiato quando su un attaccante che ha una chiara occasione da rete viene commesso uno dei dieci falli punibili con un calcio di punizione diretto. L'interpretazione di tale fallo resta, tuttavia, materia di dubbi e dibattiti e lasciato alla discrezionalità dei giudici di gara, anche perché molto dipende dalla zona del campo in cui l'infrazione è commessa. Ad esempio, un fallo da "ultimo uomo" commesso nelle vicinanze delle linee laterali comporta solitamente solo l'ammonizione. Un esempio di applicazione automatica del regolamento senza discrezionalità è rappresentato dal fatto che esultare dopo un gol levandosi la maglietta della squadra comporta incondizionatamente una ammonizione (cartellino giallo).

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CALCI DI RIGORE E DI PUNIZIONE:
Come già detto, se un giocatore subisce un fallo che preveda la concessione di un calcio di punizione diretto all'interno dell'area avversaria, l'arbitro concede il calcio di rigore.

Si tratta della massima punizione per una squadra, perché segnare un rigore è relativamente facile.
L'attaccante deve tirare dal dischetto situato a 11 metri dalla porta, davanti a sé ha solo il portiere che non può muoversi dalla linea di porta se non lateralmente.
Fin quando l'attaccante non ha toccato il pallone in avanti, nessuno può entrare all'interno dell'area ed il portiere non può muoversi in avanti.

L'arbitro fischia un calcio di punizione a favore della squadra che subisce fallo in qualsiasi zona del campo che non sia l'area di rigore (eccetto che si tratti di un calcio di punizione indiretto in area).
La squadra che difende può formare una barriera la cui posizione e composizione viene decisa dal portiere, mentre la sua distanza minima dev'essere di 9,15 metri dal punto di battuta, salvo i casi in cui la distanza tra questo punto e la linea di porta compresa tra i pali è minore di 9,15 metri.
 

 
 
 
 
 
   

 
 

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